Alessandro Busi, Esorcizzare la morte (2009)

Certe cose mi hanno sempre spaventato. Non in maniera, come si dice, razionale, ma proprio in maniera ventrale, di pancia. Sì, intendo quella paura che, a mò di terremoto, nasce con un epicentro gastrico e si espande, attraverso le trasmissioni nervose, fino alla punta dell’ultimo dito. 

Mauro uscì di casa alle quattro e mezza di notte.

 

Tutti gli orologi elettronici che spuntavano dalle insegne delle farmacie indicavano, minuto più, minuto meno, un 4 accompagnato da un 3 e da un due, il tutto chiuso da due lettere maiuscole: AM. Prese l’auto e, musica a palla, si mise a guidare come un matto.

 

È più che altro la mancanza di aspettative che mi lascia atterrito. Cioè, voi come la prendereste se ora, in questo preciso istante io vi dicessi che non avrete un’altra mattina?Magari non ci avete mai pensato, allora fermatevi un attimo e riflettete: ora, in questo preciso istante, io vi dico che domattina non vi sveglierete. Non metterete il piede scalzo sul pavimento freddo, non farete la prima pisciata rumorosa, non vi laverete i denti e non vi incazzerete perché è finita la marmellata di pesche ed è rimasta solo quella di agrumi, che  vi fa schifo. 

 

 

 

 Il cervello gli rimbombava nel cranio, completamente scosso dalla potenza dei woofer del suo nuovo impianto audio. Aphex Twin con “Come To Daddy” imperava nell’abitacolo e faceva tremare i vetri e la manopola del cambio.Mauro vedeva la strada restringersi e, più aumentava la velocità, più gli sembrava che le persone sul marciapiedi fossero solo delle specie di fantasmi deformi. Con un’occhiata veloce sul cruscotto vide che erano le quattro e quaranta e, pensando che sarebbe dovuto arrivare a destinazione dopo un quarto d’ora, svoltò a sinistra e prese la strada più lunga.

 

Vi dirò che  io non ci avevo mai pensato a queste cose, poi, però, incontrai un signore: John Tot. Ricordo bene che, sedutosi vicino a me sul bus e postemi le domande che io vi ho posto adesso, personalmente lo liquidai come il classico matto dell’autobus. Ma fu alla sera che le idee si fecero più chiare. Dovetti aspettare di essere a letto per accorgermi che avevo paura della morte.

 

L’orologio del cruscotto segnava che mancavano cinque minuti alle cinque antimeridiane, così, Mauro, inchiodando e facendo stridere le gomme, fermò l’auto davanti alla sua tabaccheria. Scese, prese il frontalino dell’autoradio e, alzata la serranda ed accese le luci, girò il cartello dell’ingresso, mettendo la scritta APERTO rivolta verso l’esterno.

 

Poi, il giorno seguente rincontrai John che mi venne vicino e mi chiese se avessi pensato a quello che mi aveva detto. Io gli dissi che mi aveva rovinato la vita, perché ora, qualunque cosa facessi, mi prendeva la paura di morire. Se facevo le scale, avevo paura di un infarto. Se andavo in auto, avevo paura di fare un incidente.  E così via. 

 

Il primo cliente fu un mezzo barbone che gli chiese se avesse delle sigarette da regalargli, ma Mauro, mostrandogli la pistola, lo fece scappare a gambe levate. Una volta uscito lo scarto della società, così li chiamava lui quelli lì, si ingobbì nuovamente e si rimise a sistemare le scatole di penne bic sotto il bancone.Non ebbe nemmeno il tempo di sentire il dlindlon dell’ingresso, che il rumore di uno sparo gli riempì le orecchie.Mauro si alzò di scatto e vide davanti a sé un uomo con un cappotto di pelle nera, un berretto da baseball ed un fucile in mano. Al solo sguardo, si capiva, data la somiglianza con i cattivi dei film, che era un uomo pericoloso e  moralmente malvagio.“Ma cosa vuole?”, gli chiese Mauro con voce impaurita.“I want you to die!”, rispose l’altro con voce cavernosa e inarcando il sopracciglio destro.Mauro capì subito che era arrivata la sua ora e i pensieri iniziarono a frullargli in testa, come fili d’erba durante un uragano.

 

Ricordo bene che, a quel punto, vedendo la mia espressione spaventata e smarrita, fu John a parlare e a dirmi queste testuali parole:“Un modo per vincere la tua paura, che è la paura che affligge tutti noi esseri con una fine certa, c’è, e si chiama: E.D.V.L” 

 

L’uomo cattivo fece un passo avanti e gli puntò la canna del fucile dritto sulla fronte sudata. Mauro sentiva le vene vicine alle tempie che pulsavano fortissimo.“I want you to die”, ripeté quell’altro, prima di schiacciare il grilletto e di fargli esplodere il cervello.

 

Io, ovviamente, mi fidai senza avanzare alcun dubbio, poi, però, prima di entrare in casa sua, gli chiesi cosa volesse dire E.D.V.L e lui, indicatomi di precederlo, mi disse che l’acronimo stava per: Exorcize Death by Virtual Life. 

 

Andrea vide tutto nero ed un contatore che indicava 00:00. Il tempo a sua disposizione era finito. Tolto il casco e staccati gli elettrodi,  si alzò dalla poltrona e si diresse verso le docce.Mentre si lavava, pensava che stava proprio meglio e che era veramente contento che Mauro fosse morto.

 

Allora ero il solo ad utilizzare Exorcize Death by Virtual Life. Oggi siamo più di quaranta milioni in tutto il mondo!Prova anche tu ad esorcizzare la morte! Da oggi si può!

 

Exorcize Death by Virtual Life

 

Finito di lavarsi, andò alla cassa e pagò i suoi venticinque euro.“Ascolti, prenoterei una morte di coppia per Mercoledì” disse sorridendo alla segretaria.“Certo”rispose l’altra con voce squillante.“Nomi?”Chiese poi, già con le dita sulla tastiera pronte ad annotare i dati necessari.“Allora, Mauro Rossi per me, e, se non sbaglio, Laura Araldi, per Marta”Rispose Andrea.“Perfetto”Proseguì la segretaria fissando lo schermo.“e avete già pensato di che morte morire?”Andrea le disse che volevano provare l’attacco aereo terroristico, dato che era nuovo e non l’avevano ancora testato.La signorina gli rilasciò la ricevuta con l’appuntamento indicato e lo salutò cortesemente. Andrea uscì dal palazzo e si diresse verso la macchina. Faceva freddo e sentì un brivido lungo la schiena. Come prima reazione si strinse la sciarpa al collo, poi, senza accorgersene, accelerò il passo.