Genere: Commedia / Animazione

Durata: 103

Regia: Andrew Stanton

USA 2016

La miopia con cui certa critica guarda a questo film come ad una riduzione di Alla Ricerca di Nemo, e non a un coraggioso e necessario passo avanti, è preoccupante. Le cose stanno così, dopo Inside Out tutto è cambiato. Una decina di anni fa, Nemo, Sullivan e Buzz rivoluzionavano il mondo dell’animazione digitale, oggi questa rivoluzione avviene di nuovo, in seno alla Pixar, un superamento delle proprie barriere, un ampliamento dei propri confini, per guardare ancora una volta verso l’infinito e oltre…

Ma cosa cambia fondamentalmente dal passato, cosa si percepisce in più sotto questa apparente scorza creativa? Alla Ricerca di Dory, è più simile ad un film di Tarantino che ad una opera Pixar vecchio stampo: ci sono innanzitutto molti registri adottati, stanze, isole all’interno della narrazione, scene a se stanti molto forti e ben costruite. I toni simpatici diventano demenziali, la lacrima (immancabile) ha un sottotesto riflessivo più ampio, la solitudine tracima in desolazione, immancabili le esilaranti gag che dettano i tempi. C’è una profonda volontà di creare un’opera il più completa possibile, tridimensionale non solo nella tecnica, rischiosa, vicino e distante al vecchio ordinamento, mimetica all’occhio, diversa al tatto con i nostri sentimenti, sempre e comunque emozionante.

Impressiona l’utilizzo della colonna sonora, un’arma incollata alla narrazione che tende, mai come in questo caso, a sottolineare le situazioni e a dettarne le temperature, diventando anch’essa protagonista a sua volta. Per dire, un utilizzo simile lo fa P.T. Anderson nei suoi film. Provate a seguirne le evoluzioni, come quando Dory si ritrova da sola nei fondali (con dilemmi di beckettiana memoria) o alle fughe di Hank e Dory con il passeggino, sembra di assistere a scene costruite da Hitchcock.

Straordinario è il lavoro fatto sui personaggi, Dory è scolpito con lo scalpello del miglior artigiano, attento alle rotondità come ai dettagli, con quell’arma in più che è la sua menomazione, carta giocata in maniera superba. Hank (sicuri che sarà il prossimo protagonista del franchise) è il secondo perfetto, Nemo, Marlin, Destiny e Bailey colorano con i loro ruoli sincronizzati i pochi punti bianchi del quadro. Non ci sono cattivi (o quasi), la sfida è contro se stessi alla ricerca delle proprie radici affettive.

Stanton, dopo il fiacco John Carter si riappropria di un suo prodotto, lo evolve a tal punto da renderlo ennesimo capolavoro; un film di cui Disney, il grande Walt, ne andrebbe assai fiero. Lasciatevi trasportare da questa nuova via intrapresa dai ragazzi Pixar, non rimpiangete il passato, e se ai vostri bambini magari qualcosa sfugge, è perchè forse, ora è a voi più grandi che si rivolge.