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An Introspective Investigation | “La sottile linea rossa” di Terrence Malick | a cura di Mattia Settembrini

Da quando il cinema è nato ad oggi, tante sono state le evoluzioni in ambito tecnico, ma una cosa invece è rimasta del tutto invariata da allora: la luce. Dagli albori della settima arte si sono cercati modi sempre più naturali per restituire la luce nelle sue molteplici sfaccettature (si pensi alla fotografia di Gregg Toland in Citizen Kane [1] di Orson Welles, ispirati dall’uso che “il movimento espressionista tedesco faceva della luce, Welles e Toland creano l’illuminazione della pellicola partendo dalla necessità di trasmettere determinati significati e ricostruire specifiche atmosfere” [2]. Sulla scia degli innovatori, il regista texano Terrence Malick (classe 1943) ricostruisce atmosfere peculiari della sua originale idea di cinema, così personale che porta il pluripremiato production designer Jack Fisk a dire di lui: “Lavorare con Terry credo sia come lavorare con Beethoven, è incredibile. Sta cambiando il linguaggio cinematografico e evolvendo il modo di fare film. Noto che tutti i registi con i quali lavoro sono influenzati o prendono inspirazione dal lavoro di Terry” [3]. A quanto pare, parlando di Terrence Malick siamo di fronte a un autore che è stato capace di imprimere un immaginario inedito al linguaggio cinematografico statunitense.

Le tendenze stilistiche ricorrenti nella poetica di questo autore possono essere riassunte così: multiple e introspettive voice-over; movimenti fluidi della macchina da presa; una particolare attenzione verso la natura; l’assenza della composizione campo e contro-campo; una narrazione non lineare [4]. In pratica una decostruzione dello stile degli studios che era già in atto col rinnovamento del cinema statunitense (New Hollywood) dalla fine degli anni sessanta – La rabbia giovane (Badlands [5]), primo film di Malick da regista, è del 1973, a cui segue I giorni del cielo (Days of Heaven [6]), del 1978 – in cui l’autore romperà la convenzione dell’utilizzo del voice-over, che lo voleva limitato alla pura funzione narrativa. Ma è solo vent’anni dopo che il filosofo Terrence Malick realizzerà, con La sottile linea rossa (The thin red line [7]) del 1999, l’opera cardine della sua ricerca.

Trasponendo l’omonimo libro di James Jones, Malick mette in scena la battaglia di Guadalcanal, svoltasi durante la Seconda Guerra Mondiale tra giapponesi e americani, incentrandosi sulle vicende della “compagnia C”, un battaglione di uomini col compito di espugnare l’isola, punto strategico nel sud-ovest dell’oceano pacifico. Ma il regista non si limita alla pura descrizione dei fatti come nel libro, e per mezzo del voice-over ci restituisce l’interiorità dei personaggi, mostrandoli nella loro “sofferenza, nella nudità dell’anima, di fronte alla morte e alle proprie debolezze” [8].

Il soldato semplice Witt (Jim Caviezel) è un disertore, un uomo che non crede nella guerra e si aggira fra i compagni come un messia di pace, mentre il sergente Welsh (Sean Penn), forse suo unico amico, è radicato nelle sue convinzioni militari da una disillusione totale nei confronti dell’umanità. Il capitano Staros (Elias Koteas) assume il ruolo di capofamiglia coscienzioso che si opporrà al colonnello Tall (Nick Nolte) quando costui darà l’ordine di espugnare la collina mandando i suoi uomini a morte certa. Quest’ultimo è un uomo insoddisfatto della sua carriera militare che riversa sui sottoposti la propria frustrazione. Usando le parole di Michael Chion, “il modo di girare e di montare di Malick enfatizza costantemente il fatto che ogni persona è sola nella propria pelle, nelle proprie speranze, nelle proprie paure e posizioni” [9].

Alle azioni di guerra ben pianificate, Malick contrappone una sinfonia di emozioni umane lasciando completamente liberi gli attori di inscenare la crisi dei propri personaggi attraverso una gestualità puramente istintiva (toccarsi le mani, piangere, abbracciarsi, sorridere, guardarsi). Ma questa sinfonia si estende anche al rapporto dell’uomo con la natura in cui è immerso; il gufo, il coccodrillo, i pipistrelli, i serpenti, i cani e tutte le alter creature selvagge nel film sono indifferenti alla razza o nazionalità dei combattenti presenti sull’isola [1o].

La natura, per Malick, è veicolo di vita e di verità. Il pensatore e militante libertario statunitense Murray Bookchin, tra i fondatori dell’ecologia sociale, scrive: “[…] La nozione di natura che domina definisce letteralmente tutte le discipline sociali, inclusi socialismo e psicanalisi. È l’apologia per eccellenza del dominio dell’uomo sull’uomo. […] Il mito di una natura dominante nasce con la sofferenza e la brutalizzazione di un’umanità che si ritiene dominata” [11]. L’uomo, che nella contingenza bellica è obbligato alla violenza per questioni politiche, soffre la sua condizione d’isolamento dalle leggi della natura, in quanto è costretto sì a uccidere per una questione di mera sopravvivenza, ma che compete le sue proprie leggi e non quelle superiori della creazione. Se nel primo film di Terrence Malick Kit e Holly fuggono attraverso le badlands e nel secondo Bill e Abby si nascondono nelle sconfinate piantagioni di grano del Texas in quelli che saranno i loro “giorni del cielo”, ne La sottile linea rossa lo sfondo naturale è sia un territorio di fuga che di espiazione, ma è anche un’isola incontaminata che il conquistatore non riesce a vedere. 

La sottile linea rossa è un film antiguerra che medita sulla relazione tra l’uomo e la natura [12]incentrato più sui moti dell’animo umano che sulla sola azione della guerra (un mito che rigetta l’analisi storica [13]), che in un certo senso si contrappone al campione d’incassi dello stesso anno, Salvate il soldato Ryan (Saving private Ryan [14]) di Steven Spielberg, che si accaparrerà tutti i riconoscimenti agli Oscar e dove il racconto è quello più canonico dell’azione eroica. Il critico Martin Flanagan scrive: “Quando La sottile linea rossa raggiunse il grande schermo all’inizio del 1999, era ben chiaro che Malick faceva parte di un triunvirato di grandi registi che ritornavano in sala dopo una lunga assenza, gli altri due registi erano George Lucas e Stanley Kubrick. I progetti che i tre registi portavano sul grande schermo (La sottile linea rossa, Star Wars episode I: La minaccia fantasma [15] e Eyes wide shut [16]) incontrarono una critica fredda spesso centrata sull’accusa di un approccio troppo autocratico al processo creativo” [17]. Ma ne La sottile linea rossa Terrence Malick travalica il genere, creando un intenso poema visivo e concettuale, dove il piano metafisico dell’essere umano si fonde con la sua brutalità per restituirci poeticamente l’esperienza della bellezza, laddove “tutte le cose risplendono”. 

 

*ringrazio Enrico Carli per la consulenza e i preziosi consigli.

 

Bibliografia & Filmografia

[1] Citizen Kane (1941) Directed by Orson Welles. United States: RKO

[2] Driusso, Federico (2015) La direzione della fotografia nel cinema: il lavoro di Dante spinotti [degree thesis]. Italy, Università degli studi di Trieste.

[3] Fisk Jack (2017) Designing for the Screen: An Interview with Jack Fisk. The Criterion Collection [Online], 4 march. Available from: https://www.criterion.com/current/posts/3923-designing-for-the-screen-an-interview-with-jack-fisk [Accessed 23 december 2017]

[4] O’Brien, Adam (2013) NonindifFerent Mountains: Ecocriticism, The Thin Red Line and the Conditions of Film Fiction. Film Criticism [vol.38, n°2]

[5] Badlands (1973) Directed by Terrence Malick. United States: Warner Bros

[6] Days of Heaven (1978) Directed by Terrence Malick. United States: Paramount Pictures

[7] The Thin Red Line (1999) Directed by Terrence Malick. United States: 20th Century Fox

[8] Rangoni Macchiavelli, Niccolò (2009) The Thin Red Line. Gli spietati [Online]. Available from: < https://www.spietati.it/la-sottile-linea-rossa/> [Accessed 2 January 2018].

[9] Chion, Michael (2004) The Thin Red Line. London: British Film Institute.

[10] Streamas, John (2007) The Greatest Generation Step Over The Thin Red Line. In: Patterson, Hannah ed. the cinema of TERRENCE MALICK poetic visions of america. United States of America: Columbia University Press, pp. 141-151.

[11] Bookchin, Murray (2012) Ecologismo Libertario. Italy: Bepress Edizioni.

[12] M.Lord, Chaterine (2012) At the Margins of the World: The Nature of Limits in Terrence Malick’s The Thin Red Line. A journal of literature, theory and culture [Online], pp. 62-75. Available from: < https://philpapers.org/rec/LORATM> [Accessed 5 November 2017].

[13] Streamas, John (2007) The Greatest Generation Step Over The Thin Red Line. In: Patterson, Hannah ed. the cinema of TERRENCE MALICK poetic visions of america. United States of America: Columbia University Press, pp. 141-151.

[14] Saving Private Ryan (1999) Directed by Steven Spielberg. United States: Paramount Pictures

[15] Star Wars Episode I: The Phantom Menace (1999) Directed by George Lucas. United States: 20th Century Fox

[16] Eyes Wide Shut (1999) Directed by Stanley Kubrick. United States: Stanley Kubrick

[17] Flanagan, Martin (2007) ‘Everything a Lie’: The Critical and Commercial Reception of Terrence Malick’s The Thin Red Line. In: Patterson, Hannah ed. the cinema of TERRENCE MALICK poetic visions of america. United States of America: Columbia University Press, pp. 125-140.

 

 

         

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