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Annalisa Teodorani

Annalisa Teodorani, nata a Rimini nel 1978, risiede a Santarcangelo di Romagna. Ha pubblicato tre libri di poesia in dialetto santarcangiolese: Par sénza gnént (Rimini, Luisè, 1999);La chèrta da zugh (La carta da gioco, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2004), e Sòta la guaza (Sotto la rugiada, 2010). E’ compresa nel saggio di Pietro Civitareale: Poeti in romagnolo del secondo Novecento (La Mandragora, Imola, 2005), e nell’antologia omonima uscita del 2006 per le Edizioni Cofine di Roma. E’ inserita nel Dizionario dei poeti romagnoli del Novecento a cura di Gianni Fucci (Villa Verucchio, Pazzini, 2006). Di lei si sono inoltre occupati: A. Brigliadori, C. Camporesi, F. Casadei, M. Cohen, N. Fattori, G. M. Gori, G. Lauretano, M. Lenti, D. Rondoni, C. Sinicco.

Nuvèmbri
L’aria fóina
ch’la vén zò da e’ mòunt
l’è cumè nòiva sòura la tu fàza.
Nuvèmbri ti campsènt
u s radàna.
Al tu pavéuri al càsca
a zantnèra, a mièra
cumè fòi sòura i viél.
A péunt i mi ócc
ti ócc d’un petròs.
Novembre
L’aria fine/ che scende giù dal monte/ è come neve sopra la tua faccia./ Novembre nei cimiteri si riordina./ Le tue paure fioccano/ a centinaia, a migliaia/ come foglie sopra i viali./ Punto i miei occhi/ negli occhi di un pettirosso.
Questionario
1. La preghiamo di indicarci i modelli di riferimento (italiani e stranieri) della sua poesia dialettale, dove questi studi e letture l’hanno portata all’individuazione del suo stile.
Per i dialettali direi il gruppo dei poeti santarcangiolesi: Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti, Gianni Fucci, Giuliana Rocchi. Per i romagnoli extra- moenia direi Tolmino Baldassari, Sante Pedrelli, Walter Galli, . Poi senz’altro anche Giovanni Pascoli, Leopardi, Eugenio Montale, e non da ultimo Emily Dickinson e Antonia Pozzi.
2. Ci sono differenze significative tra la sua produzione di poesia in dialetto e quella in italiano (se presente)?
Non ho una cospicua produzione in lingua italiana, certo col dialetto riesco a “scavare” più in profondità che con l’italiano e a far emergere anche una certa vena tragicomica.
3. Con quali poeti contemporanei (dialettali, italiani, stranieri) intrattiene un dibattito costruttivo? Con quali ha semplicemente condiviso un percorso di gruppo (blog, riviste, associazioni) o di scambio di opere letterarie? Quali poeti italiani e/o dialettali l’hanno colpita di più?
Certo i dialettali che mi hanno colpita di più sono senz’altro i miei conterranei e in particolar modo i miei illustri concittadini. Intrattengo un dibattito saltuario ma ugualmente intenso con Gianni Fucci in primis, poi anche con Giovanni Nadiani, Miro Gori, Sante Pedrelli, Francesco Gabellini, Giuseppe Bellosi, Carlo Falconi attraverso anche scambi di pubblicazioni. Ebbi un bel dialogo anche con Tolmino Baldassari che in più di un’occasione mostrò attenzione alla mia produzione e uno scambio epistolare con il compianto Walter Galli.
4. Quale l’immaginario o le immagini più diffuse, nella sua opera in dialetto? Ci sono differenze tra l’immaginario che usa in dialetto e quello delle sue opere in italiano o in prosa (se presenti)?
Nella produzione in dialetto l’immaginario più frequentato è quello delle piccole cose, le umili tamerici di ascendenza pascoliana tanto per intenderci; quindi i fatti della vita quotidiana che però possono anche coinvolgere la maggioranza in quanto “pescano” nel profondo di un sentire comune. Poi c’è anche il tema dei morti che si impone con una certa evidenza e quello delle ombre, ad esso strettamente legato. La natura, il paesaggio della Romagna, inoltre, sono sovente fonte di ispirazione per i miei componimenti. Ma in ogni caso sono più spesso gli oggetti di uso comune ad animarsi quasi di una vita propria..
 
5. Quali teorie (estetiche, politiche, etiche, critiche, etc…) sono presenti all’interno della sua poetica? Il suo modo di lavorare a un’opera di poesia (il processo formativo che ha usato) è stato influenzato da queste teorie? Se sì, può descrivere anche le modificazioni della sua scrittura/operatività in poesia, in dialetto, nel corso degli anni?
Nessuna teoria ha condizionato mai la mia scrittura e/o poetica, solo una fedeltà provata negli anni ad uno stile di vita improntato alla semplicità tutt’al più può avere condizionato la mia poetica.
6. Il suo modo di scrivere in dialetto è rappresentativo del parlato della sua area di appartenenza (paese, città, provincia, regione)? Quali le differenze con il parlato? Ha introdotto altre lingue/linguaggi/codici/segni nella sua opera in dialetto? Ha recuperato espressioni linguistiche arcaiche?
Il mio modo di scrivere in dialetto è senz’altro dettato dalle sonorità tipiche dell’area di riferimento che poi è una sorta di “bolla” linguisticamente parlando. La particolarità del mio dialetto infatti risiede nella massiccia presenza del dittongo che tuttavia, a mio giudizio, se da una parte rende più complicata la lettura, dall’altra conferisce anche al dialetto stesso una certa musicalità. Talvolta mi è capitato di recuperare espressioni o parole tutt’ora in larga parte cadute in disuso, ma non di certo per vezzo l’ho fatto, io scrivo solo ciò di cui ho esperienza.
7. In percentuale, quante persone pensa parlino in dialetto nella sua area di appartenenza (paese, città, provincia, regione)?
Nella mia cittadina forse circa un trenta per cento … ma non saprei dire con esattezza!!
8. La sua regione presenta leggi di tutela del dialetto o supporta le pubblicazioni in dialetto con qualche legge? E’ in grado di illustrare queste leggi (o dare i loro riferimenti)?
Di recente so che è stata rifinanziata una legge per la tutela e la salvaguardia del dialetto romagnolo, navigando nel web si possono trovare numerosi riferimenti.
         

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