Antonio Paolacci, Tanatosi, PerdisaPop, 2012

perdisaimager-470x350Un racconto che è un confronto continuo, costruito attorno ad un luogo che per ammissione stessa della voce narrante è perfetto per osservare il mondo dalla prospettiva altrui. Una catapecchia nel bosco, dimora di un vecchio, il padre, ritiratosi in una vita fatta di cose semplici, pratiche e per quanto possibile lontane dal mondo civilizzato, una vita da lupo solitario. Il figlio, protagonista e voce narrante, le mani macchiate di sangue, dopo decenni di lontananza raggiunge il padre per tante apparenti motivazioni, che cadono l’una dopo l’altra, sotto il peso dalla propria futilità. Solo il confronto rimane: guardarsi dentro attraverso altri occhi, occhi che forse un giorno ci apparterranno, che forse sono già i nostri. Padre e figlio, ma anche civiltà e animalità si affrontano, il lupo solitario c’è davvero, in carne ed ossa, e si aggira intorno alla catapecchia, e impone la propria presenza, costringe il protagonista a scendere dalla propria scala evolutiva a affidarsi alla primordiale tecnica della tanatosi, fingere una morte apparente per sopravvivere in un mondo di predatori.
Il confronto con la civiltà, poi è ancora più animalesco. Il ritorno in città, che è un ritorno anche temporale, in cui la linea narrativa si aggroviglia su se stessa, è paradossalmente la discesa nella bestialità, nella giungla urbana stremata da secoli di civilizzazione, in cui regna il caos della clientela insoddisfatta, del consumatore esasperato, concentrato nel sovvertimento dell’ordine costituito. Un finale apocalittico chiude quella che pareva una storia nostalgica sul ritiro dalla mondo dell’uomo moderno.
Paolacci riesce a concentrare in una manciata di pagine tematiche e riflessioni disparate, ma senza fretta, anzi, l’autore si prende tutto il tempo necessario per microsituazioni dal sapore epifanico, per riflettere sui dettagli e sulle loro implicazioni. La scrittura è semplice, si identifica con la voce narrante che svela i propri meccanismi, partendo con onniscienza, ma ammettendo la propria ignoranza, perché non può sapere tutto, dato che il punto di vista è comunque soggettivo, è il protagonista a parlare, che si ostina a tenere per sé molti segreti: non siamo infatti di fronte ad una confessione, ma ad un raccontare quasi per sbaglio, ad un frammento narrativo abilmente gestito con finta disorganizzazione, con dosaggi anomali che portano il lettore a chiedersi in definitiva di cosa voglia raccontare l’autore, che nel frattempo ha costruito un denso palinsesto di tematiche e riflessioni.Antonio Paolacci (1974) è editor e consulente editoriale, tiene corsi di scrittura creativa, è autore di articoli e racconti pubblicati su diversi periodici e antologie. Dal 2011 dirige il marchio Perdisa Pop con il quale ha pubblicato Flemma (2007) e Salto d’ottava (2010). Per Senzapatria ha invece scritto Accelerazione di gravità (2010). Tanatosi è il primo titolo del progetto Perdisa ePop, dedicata alle forme di letteratura breve pubblicata in formato digitale.

Simone Colombo