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Prologo di mAgia | Incipit di Daniel Agami

[Dopo anni di esplorazione del mondo magico, raccolti tutti i reperti e i tesori scoperti, il 19° libro della saga di Argo è stato scritto. Daniel Agami ha raccontato il viaggio collettivo, che sarà pubblicato da Gwynplaine-Nie Wiem nel romanzo Numero di mAgia. Il Prologo è l’avvio del racconto che lega fra loro le avventure di medici, poete, narratori, musicisti, saggisti e bambini, molte delle quali anticipate nel Cantiere magico.]

«C’era però il mago Otelma che guariva
da ogni cosa con i suoi riti e imponendo
le mani attraverso il teleschermo.
C’era gente che guariva davvero»
(Antonio Ricci)

Forse.
Stai leggendo le prime righe, che una volta stampate troverai dopo la copertina e qualche altra inutile pagina originariamente nata come frontespizio per fare fronte, appunto, all’ospizio possibile di un libro bruciato dai numerosi incendi dei secoli precedenti all’attuale, per salvare il contenuto dalla moria, in un’epoca in cui non c’era la disponibilità di una dispensa virtuale, al riparo da tutto, ma non dalla fine dell’elettricità..
Prima su questa pagina non c’era scritto nulla, ed ora compaiono righe di parole piene di lettere composte da segni, suddivisibili in asticelle, punti neri, tratti, un’overdose di significanti che cercano di coprire l’orrore e l’insensatezza di una pagina bianca, di una vita vuota, di un silenzio assordante, la morte. Questa è la mia prima magia che faccio davanti a te (ti offendi, se ti do del tu? Sono antifascista, sono indisposto per natura al Voi, ma ho adorato Totò, e se Lei non sa chi sono io, non posso darti del Lei, ricordo di una continua ferita che taglia e tortura ancora, che, nonostante le potenzialità della mia magia, non ho ancora saputo truccare, incantare, ridimensionare-rimediare, curare, guarire, e soprattutto far scomparire).
Non hai capito niente? Non ti preoccupare, la magia non si fa capire, lascia solo meravigliare con la bocca aperta, come la tua, in cui farò entrare uno scirocco per confermarti definitivamente sciroccato, tanti segni perché hai il viso segnato, molti sogni come nessuno ti ha insegnato, e un guazzabuglio di spettri, plettri, mostri, alberi maestri, sentimenti tristi, gioiosi, callosi, calorosi, una lozione di nozioni, un’infarinata tale da sentirti infatuato. O forse no, perché la magia è la disciplina del forse. Forse stai leggendo, forse stai piangendo, forse stai solo dormendo e stai guardando pixel che un’illusione, solo un’illusione, trasforma in (quel che finge d’esser) lett(erat)ura.
Così io, che sono un incantatore di perdenti, persone che perdono sé stessi, cerco di ritrovarle nelle parole che invento, tra sortilegi e prodigi.

Continua…

         

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