L’insegna dell’hotel era stata montata vicino alla mia finestra solo da un paio di giorni. Non ero abituato alla sua intermittenza. Il letto s’illuminava di bagliori azzurri, gelidi, poi tornava ad immergersi nel buio.

La grande foto di Cinzia, in bella mostra sulla cassettiera, assumeva un’aria spettrale. C’era un silenzio metallico per tutta la casa, tranne un’intermittenza d’acqua che proveniva dal bagno. Era una notte intermittente, senza dubbio, con il mondo che andava e veniva. Mi voltai di scatto, la mia coscia incontrò la superficie dura ed ostile del telecomando. Accesi distrattamente la tv. Una donna dalle labbra giganti, sul punto di mangiarsi un cordless rosso vivo, prometteva meraviglie.
Lasciai scivolare una mano sotto le lenzuola. Non mi accorsi che Cinzia aveva terminato le sue abluzioni e che era tornata nella stanza.
– E adesso cosa fai? – disse con voce atona.
– Cerco di rilassarmi – risposi, accelerando il movimento della mano.
– Guardando quella roba? – fece lei.
– E’ la cosa più eccitante che possa fare – risposi, e mi sembrò di tenere un coltello stretto tra i denti.
Mi feci più piccolo per quello che avevo detto.
Cinzia si sedette, la schiena guizzava di lampi e ombre. Si sfilò il reggiseno con una lentezza esasperante.
Poi si alzò di nuovo e si diresse verso la finestra. Aprì le persiane, un azzurro siderale invase la stanza e circondò il suo corpo nudo.
Cinzia si sporse dal davanzale offrendomi le sue natiche.
Lottai con il desiderio di prenderla lì, in piedi davanti alla finestra.
Qualcuno le gridò dalla strada di salire su una sedia.
Cinzia rise e scrollò le spalle.
Immaginai i suoi seni ondeggiare nel vuoto.
– Portami una sedia – disse.
Risposi ansimando.
Miss labbra giganti si stava torturando i capezzoli e aveva la bocca aperta in una “O” che sembrava una caverna.
Cinzia sparì nel corridoio e tornò con una sedia.
– Adesso basta – le dissi, e spensi la tv. Mi bruciavano gli occhi.
– E’ troppo tardi – rispose Cinzia. Posizionò la sedia sotto la finestra, vi salì e rimase un momento accovacciata.
Poi si sollevò piano, finché non fu in piedi.
La voce dalla strada emise un gemito.
– Ho capito, smettila – dissi.
Cinzia posò un piede sul davanzale, muovendo lentamente il bacino. -E’ troppo tardi – disse di nuovo, e rise.
Adesso le voci dalla strada erano almeno due, la stavano incitando.
I miei muscoli reagirono come a un’onda, mi alzai dal letto, raggiunsi la sedia e la spinsi di lato. Cinzia barcollò, si aggrappò alle tende, poi alle mie braccia.
Cademmo entrambi sul pavimento.
Le presi il viso tra le mani.
– Hai vinto – dissi, ma lei scosse la testa.
Dalla strada provenivano grida e insulti.
Mi alzai a chiudere le persiane, vidi i miei piedi nel cono di luce. Erano grandi, incredibilmente indifesi.

Bagliori si è classificato al 5° posto nel concorso per racconti brevi CARTE D’IMBARCO 2006 – RACCONTO ALLA ROVESCIA (II ED.)