Due testi in versi di Bartolo Cattafi: voce insolita della poesia italiana contemporanea

 

In occasione della 15° edizione de La Punta della Lingua, festival internazionale di poesia totale, Argo presenta dodici brevi interventi dedicati ad alcuni dei suoi ospiti più illustri e agli autori ormai scomparsi di opere che sono state recentemente riproposte nella nuova veste qui presentata.


 

Quella di Bartolo Cattafi è una poesia che oscilla perennemente tra figuratività e figuralità, tra la fisicità di un discorso che prende spunto dalla realtà concreta, spesso tutto intessuto di episodi, cose, nomi e luoghi, e una sua completa astrazione. L’autore si muove in libertà tra la descrizione metaforica della realtà e l’immersione nelle sue profondità più remote, in un discorso tutto sbilanciato a favore del senso. Dal primo all’ultimo verso, la poesia di Cattafi è attraversata e insieme vivificata dalla tensione di questa bipolarità, che assicura l’instancabile riproporsi di un entusiasmo espressivo tipicamente aurorale. Non c’è, anzi, trascrizione del dato reale che in Cattafi non sia scompaginata dalla «mano dell’informe» né, d’altra parte, figurazione così assoluta e mentale da essere privata della minuziosa precisione descrittiva che compete agli oggetti reali. Il tutto sempre in una forma rigorosamente epigrammatica. Le poesie che seguono rendono conto di questi due, indistinguibili, momenti.

 

(introduzione di Claudia Valsania)

 

IL RESTO MANCA

(da L’aria secca del fuoco, Mondadori, 1972)

 

Mancavano pagine

il marmo dell’epigrafe

era scheggiato

due sole parole

cetera desunt

il resto mancante

mancanti la testa e i piedi

e tutto il resto mancante

che testa e piedi divide

cetera desunt… cetera desunt..

parole sul frontone d’un tempio vuoto

vorticanti col vento come per dirci

solo noi ci siamo

tutto il resto manca

era questo che non sapevate

 

⥀⥀

 

DURATA

(da Chiromanzia d’inverno, Mondadori, 1983)

 

Non c’è carica non c’è

prevedibile durata

c’è la verga di cera ma la fiamma

impinguata di cera impazzisce

nella sala ventosa del re.

(Cimbro, 1° dicembre 1978)

 


Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, 1922 – Milano, 1979) esordisce in poesia con la plaquette Nel centro della mano (1951), cui seguono Partenza da Greenwich (1955) e Le mosche del meriggio (1958). La pubblicazione de L’osso, l’anima (1964), raccolta in cui confluiscono anche le poesie di Qualcosa di preciso (1961), segna il vertice della sua prima fase creativa. Dopo un silenzio quasi decennale, Cattafi torna alla scrittura pubblicando, oltre una serie di pregevoli plaquette e libri d’artista, altre sei raccolte di poesia, di cui le ultime due uscite postume: L’aria secca del fuoco (1972), La discesa al trono (1975), Marzo e le sue idi (1977), L’allodola ottobrina (1979), Chiromanzia d’inverno (1983) e Segni (1986).
Quella di Bartolo Cattafi è stata una delle voci più originali della poesia italiana contemporanea. Eppure, nonostante le attestazioni di alcuni tra i maggiori critici e poeti del Novecento, i suoi versi sono rimasti finora dispersi o disponibili solo in forma antologica. L’edizione di Tutte le poesie a cura di Diego Bertelli offre per la prima volta una panoramica completa sull’opera di Cattafi: il lettore trova qui raccolta tutta la sua produzione poetica, corredata da una dettagliata cronologia, da un ampio apparato di notizie sui testi e da una bibliografia aggiornata. Il volume è arricchito da una serie di appendici in cui sono riunite le poesie disperse e quelle edite in plaquette, libri d’artista e edizioni per bibliofili. L’introduzione, firmata da Raoul Bruni, riesamina la ricezione di Cattafi nel canone novecentesco, mettendo in rilievo le novità che ne fanno, oggi più che mai, un poeta di statura europea.

 

La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 1
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 2