Il panino era finito da un pezzo, ma quell’ultimo boccone non andava giù e Jean-Pierre continuava a masticare camminando sul marciapiedi alberato, al centro del boulevard. Aveva gettato la carta che avvolgeva la baguette e adesso non aveva più nulla tra le mani, nulla che giustificasse quel suo masticare. Il suo passo si faceva sempre più rapido e affannato, quasi convulso. Gli occhi fissi a terra, ad evitare gli sguardi dei passanti. L’ultimo boccone, come spesso accade, era stato addentato con troppa fretta, e adesso Jean-Pierre si sentiva ingozzato da quel pane asciutto, arido, secco, poiché il burro, spalmato dalle mani frettolose della panettiera, non si era spinto fino all’estremità della baguette. Soltanto un lembo di prosciutto conferiva a quella massa mollicosa un po’ di dignità. Quell’ultimo boccone aveva assorbito anche l’ultima goccia della sua saliva e ora gli dava un senso di oppressione, un peso soffocante, come il senso di colpa.

Ad un tratto Jean-Pierre vide un piccione che attraversava il marciapiedi, proprio di fronte a lui, venendo dal lato sinistro. Avanzava a stento, zoppicando, poiché la sua zampa destra, per effetto del gelo si era gonfiata, e due dei suoi deboli artigli si erano spezzati, perduti per sempre. « È un segno – pensò tra sé – il passo claudicante di questo uccello mi indica la via del cambiamento ». Ma si sbagliava.

Mentre era assorto in questi pensieri, che gli turbavano il cuore, passò accanto a un albero e avvertì un forte odore di urina. Udì un enorme fragore, come di un tuono scagliato da Zeus, lieto del fulmine. E giunse un grifone, ad ali spiegate, tenendo nei suoi artigli un animaletto, un felino tutto nero. Passò davanti a Jean-Pierre, venendo da destra, librandosi maestoso sulle sue ali e scomparendo in un baleno, dietro il viale alberato. L’occhio di Jean-Pierre seguì il meraviglioso uccello oltre l’orizzonte, nella luce del tramonto scarlatto, e senza accorgersene riprese il suo cammino. Starnutì violentemente e in lontananza gli parve di udire la risata di una donna. Deglutì, e il suo passo si fece più sicuro lo sguardo fiero si alzò di nuovo all’altezza di ognuno degli altri passanti.

Decise quindi di non confessare nulla, e quando Jeanne gli corse incontro e gli gettò le braccia attorno al collo, nascose il viso in mezzo ai suoi riccioli neri, si sentì rassicurato e tornò a casa con lei, stringendole la mano.