– Pronto, ah ciao Franci, volevo parlare con Linda –
– No, mi dispiace, non è ancora uscita –
– Ok, allora riprovo tra qualche giorno. Tu stai bene ? –
– Si si, niente di nuovo, stai tranquillo, appena mi portano in ospedale ti facciamo sapere –

Ormai sono sempre più rari i momenti in cui ho nostalgia dell’Italia, e adesso sto vivendo uno di quei momenti. Due dei miei migliori amici stanno per avere la loro prima figlia e io non ci sarò. Mi accontenterò di perseguitarli un po’ al telefono, di inviare loro un pacchetto regalo con un vestitino rosellino e un bigliettino coi cuoricini e gli orsetti di peluche.

Esco di casa che sono già le due del pomeriggio. Sulla strada il traffico è bloccato e sulla pista ciclabile sfrecciano moto di ogni forma e cilindrata. Non c’è scampo, la metro mi accoglie col suo calore e il suo cocktail di odori nauseabondi. Linea undici: Belleville. Sei stazioni fino a Châtelet, cambio con la quattro, tre stazioni fino a Odéon. Uscita: rue Danton, direzione: rue de Buci. C’est parti.

Appena incontra il mio sguardo, Jean-Michel abbandona la mano della sua compagna e tenta di darsi un contegno. Ti ho visto caro, le tenevi la mano. Non è certo una tua collega questa signora che ti porti a spasso, non è vero? Ormai non può evitarmi e mi tende la mano con un sorriso forzato
– Carissimo, che ci fai da queste parti ?

– Sto cercando un libro, una vecchia edizione di un testo medievale, e qui a Odéon ci sono un paio di librerie specializzate. Mi piace il quartiere. (Mi piace anche la tua amichetta, mio caro. Mi piacciono i suoi occhi a mandorla, vecchio porco, anch’io ho un debole per le orientali, ma cazzo non ho mica una moglie incinta che mi aspetta a casa).

E di nuovo penso ai miei amici in Italia. Quanto vorrei essere lì con loro, anche solo per dieci minuti, per cancellare questo squallido incontro, degno di un film su retequattro.

– Sai, non ho fatto in tempo ad ascoltare i dischi che mi hai prestato, ma ti faccio sapere.
Scuoto le spalle e abbozzo un sorriso, lui non sostiene il mio sguardo e allora tanto peggio per lui, mi rivolgo direttamente alla signora.
– Madame, enchanté, sono Mattia, il vicino di Jean-Michel.
– Ah, si che sbadato, la mia amica Annie
Si, certo, amica nel senso thailandese del termine. Per caso la signora fa anche massaggi? Ha un bel sorriso ma qualche ruga di troppo per essere orientale.
– Molto lieto. Abbozzo una specie di inchino lanciando uno sguardo alla fronte imperlata di Jean- Michel, ma una zaffata maleodorante mi invade le narici. Mi volto e abbasso lo sguardo: c’è un povero clochard, riverso in una pozzanghera giallastra. Anche il suo viso è giallastro. Eppure sta affrontando la situazione con più dignità di chi mi sta di fronte.
Istintivamente muoviamo un passo per allontanarci, eppure, chissà perché, non riusciamo a staccargli gli occhi di dosso e continuiamo a guardarlo, come impietriti.
Appoggiato sul gomito sinistro, si gira leggermente sul fianco e solleva l’altro braccio, protende piano piano il dito indice e lo punta verso il cielo, in un gesto solenne. Quindi, con grazia e precisione, lo infila nell’orecchio destro, accompagnando il gesto con una smorfia, chiudendo l’occhio e increspando leggermente le labbra, in segno di concentrazione. E come un orso infila la zampa nell’alveare, impavido e incurante delle api, e poi la ritrae, grondante di miele, così egli ritrae il suo dito, grondante di cerume.
La donna si copre la bocca con una mano, esibisce qualche colpo di tosse e si volta di scatto. Jean- Michel, messo da parte ogni pudore, si china su di lei cingendola con un braccio.
Ma ecco che un’ombra immensa, rapida, improvvisa, oscura la luce del sole. Un uccello gigantesco,

mostruoso, piomba dal cielo e si abbatte sulla donna. Due enormi artigli si conficcano nelle sue spalle magre e la sollevano senza difficoltà, come se fosse fatta di cartapesta: il grifone ne ha fatto la sua preda e in un baleno scompare all’orizzonte, dietro l’angolo con la rue de Buci.
Jean-Michel mi rivolge uno sguardo allucinato, gli occhi fuori dalle orbite. Ma io gli ho già voltato le spalle e riprendo a camminare, a percorrere le vetrine. Passo davanti a una libreria ma tiro dritto: andrò a cercare un vestitino rosellino e un bigliettino coi cuoricini e gli orsetti di peluche.