La sala dei manoscritti della Bibliothèque Nationale è interamente foderata di legno scuro, i cui preziosi intagli in stile rococò ospitano le collezioni in libero accesso, come la Patrologia Latina e il Corpus Christianorum. La moquette rossa attutisce i passi dei lettori e contribuisce a creare quella sensazione di silenzio ovattato che tanto giova alla concentrazione.

Al di fuori della sala, le toilettes occupano un solo vano, senza finestre, che accoglie indistintamente le persone dei due sessi. Questo dettaglio, apparentemente marginale, è in realtà motivo di disagio e persino di tensione, capace di catalizzare, in alcuni momenti della giornata, tutta l’attenzione dei lettori. Nelle ore di punta, prima e dopo il pranzo, gli sguardi si levano dai manoscritti a intervalli regolari per scrutare i movimenti di chi attraversa il corridoio in direzione dell’uscita. I passi ovattati rimbombano allora come nel corridoio di un carcere. Ogni sforzo dei lettori è teso ad evitare il possibile incontro in quel metro quadrato che segna il passaggio tra i due ambienti, le toilettes e la biblioteca, i due ambienti che separano i lettori dal resto del mondo. Il rischio è di imbattersi in un collega la cui innocenza è comunque compromessa dall’odore persistente che potrebbe essergli attribuito in maniera arbitraria.

Lunedì scorso, quando venne il mio turno, la porta era aperta, il verde della toppa non lasciava dubbi, e mi apprestavo quindi a varcare la soglia. Non avevo ancora toccato la maniglia quando la porta si spalancò all’improvviso. Un intenso odore di urina mi pervase, lasciandomi quasi stordito, e apparve un essere mostruoso: un uccello di proporzioni gigantesche, simile a un grifone nell’aspetto e nello sguardo minaccioso. Stava uscendo dal bagno, ritto sui suoi artigli, mentre dal suo enorme becco che pareva di ferro gocciolava del liquido rosso sangue. Fortunatamente si era già sfamato e mi cedette il passo con discrezione.