Nelle lacrime ondeggiavano le mie scarpe. Avevo appena svoltato in via Santo Stefano, dopo essere stato a trovare il professor F., eretico filologo che si appassionò alla letteratura francese leggendo i Moschettieri di Dumas.

Sferragliavano per le strade i furgoni dei corrieri, le auto di chi ha faccende da sbrigare in città, quando mi passò di fianco una donna dall’età indefinibile, con la pelle tirata come i pantaloni, fino agli zigomi, dentro le chiappe, una di quelle persone che assumono farmaci multivitaminici per restare sempre in forma, per non sformarsi, seguendo i consigli della reclame.

Era proprio lei, una di quelle donne di cui mi aveva appena parlato il professor F., una di quelle che non vogliono invecchiare, una di quelle che hanno figli che assumono farmaci psicotropi per restare sempre su di giri, per non perdere il giro, una di quelle a cui la moglie del professor F., insegnante di liceo, pare dica, preoccupata: – Guardi che suo figlio è attirato dalle droghe -, ricevendo in risposta: – Per carità, mio figlio non lo farebbe mai -. Mi passò accanto e filò via, sfoggiando la sua posticcia coda di pavone mentre sfilava per la via.

Ero commosso dal dialogo avuto con il professor F., sui tempi che furono e che non saranno più, su assurdità e difficoltà della vita, su buone letture e famiglie che non badano ai figli.

Sollevai lo sguardo. Ormai ero nell’ombra dei portici di piazza Santo Stefano. Un venditore ambulante apparve dal buio, porgendomi calze e fazzoletti. Ebbi un sussulto, feci per rifiutare la sua offerta e andarmene, quindi rividi le mie scarpe ondeggiare nelle lacrime e comprai i fazzoletti per asciugarle.

Gli diedi tre delle monete che dal 2002 si scambiano nelle città d’Europa. Lo straniero me ne chiese tre e mezzo. Non ne ho, risposi, mentre mi accorgevo di possederne ancora uno e qualche centesimo. Il venditore ambulante beccò il grano, trasformandosi in un gallo, emise un chicchiricchì, ma scandendo bene, con un accento toscano, chicchi ricchi, e filò via.

In piazza Santo Stefano una comitiva in bici partì, scampanellando, alla rincorsa di un piacere immediato, pedalando nello smog. Si riproducono, accrescendo il proprio numero, alcune specie, altre diminuiscono e in breve volger di terra attorno al suo asse e al solare astro si alternano le generazioni degli esseri. Simili a corridori in una staffetta si trasmettono il fuoco della vita, che divampa, dilegua e si estingue.

Mi asciugai le lacrime, i miei passi non ondeggiavano più.

Valerio Cuccaroni