Finché gli orribili artigli che mi sento addosso non arrivano a strapparmi gli occhi dalle cavità che li ospitano non decifro cosa sia calato con ferocia a dissolvere il mio delirio, impedendomi di proseguire nella perlustrazione di questo angolo di mondo. Poi, con i bulbi rotolati sulla moquette color malva, distinguo tra le coperte che mi aggrovigliano la coda inconfondibile di Madame Pefé, chinata su di me e intenta, ora, a leccare il collo del mio corpo, seguendo con attenzione la tensione del muscolo sternocleidomastoideo, dal petto fino al lobo sinistro. Cerco di allontanarla scotendo leggermente il capo, lei si riavvicina ma un secondo sussulto la fa desistere. Si volta, scende dal letto e si allontana; si dirige silenziosamente verso la cucina, dove Carlos, che dev’essere sveglio da un po’, prepara una leggera colazione ascoltando il bolero di Ravel, di Frank Zappa, che, mezzo addormentato, non riesco a distinguere. Con calma serafica Madame Pefé va ad accoccolarsi sulle sue gambe e inizia a farsi le unghie, distrattamente, sul suo saio di raso. Carlos, in trance culinaria, continua a mescolare quello che sta mescolando, impassibile. Madame Pefé è qui da stamattina presto, deve averla accompagnata la signora Martin senza spiegazioni, senza molto preavviso, ad un’ora indubbiamente presta: cosa che del resto avviene sovente, ogniqualvolta i coniugi Martin decidono di passare qualche giorno fuori città. Allora finché Jean-Paul esce ad acquistare l’indispensabile e s’industria a caricare la vettura per l’escursione, Thèrese accompagna Madame Pefé da Carlos, il suo vicino di sinistra, raccomandandosi con lui che ne abbia cura fino al loro ritorno, generalmente previsto per il venerdì successivo. Madame Pefé, abituata a questo genere di trasloco temporaneo, conosce a menadito questa casa e gioisce all’idea di trascorrere qualche giorno in compagnia de su cercano espanol; si compiace di riceverne le attenzioni, sempre affettuose. Adora lui e nutre una sincera simpatia per Marie-Claire, la ragazza con cui da qualche mese l’ispanico divide l’appartamento al 28 di rue Lajeunesse. Non accetterebbe di rimanere da nessun altro, ormai. Carlos, questa mattina, l’ha ricevuta in vestaglia, scaraventato giù dal letto dallo scampanellare gioviale della vicina, con addosso ancora i calzini fetenti che la notte prima l’hanno accompagnato, con me che lentamente riemergo ora dalle tenebre, per i locali di Laurier. L’ha ricevuta con l’alito pesante d’alcool e un paio d’occhiali da sole, quelli che porta ancora adesso, seduto a mescolare. L’ha ricevuta, inaspettatamente, con estrema eleganza, senza dire una parola, ciondolando la testa alle premure della signora. Il Parco Nazionale d’Aiguebelle, nel sud-ovest del Quebec, ovvero nella regione di Abitibi, è la destinazione prescelta dai coniugi Martin per questa breve vacanza: “Venite ad osservare le tracce del passaggio dei ghiacciai, delle colate laviche e di rocce vecchie di 2,7 miliardi di anni. Luogo protetto eccezionale, il Parco d’Aiguebelle vi invita alla calma e alla contemplazione. Forse incontrerete l’alce, perché questo territorio conta la più alta concentrazione di questo cervide in tutto il Quebec. Se ne avrete il coraggio, potrete attraversare una passerella lunga 64 metri, sospesa 22 metri sopra il lago La Haie, scendere lungo una falesia con una scala di 220 pioli, ai bordi di un lago di faglia dalle acque cristalline, o scrutare l’orizzonte dall’alto di una torre da guardaboschi”. Intorno alle 16 dello stesso giorno, la signora Thèrese inforca malamente il duecentesimo viscido piolo della scala, l’imbragatura fatalmente cede e lascia franare la corpulenta donna, che travolge inesorabilmente l’esile marito sotto di lei. I due precipitano sincronizzati in un irreale silenzio. Appollaiato sul ramo di un abete rosso un martin pescatore osserva e annuisce con il capo, quindi espone soddisfatto la paletta col numero 7. Molto bene.

È una domenica pomeriggio d’autunno, il Mont Royal è rosso d’acero nella luce bassa. Nessuno saprà nulla, qui, almeno fino a domani. Solo Madame Pefè, stranamente nervosa a dispetto della sua indole bonaria, adesso si muove freneticamente lungo il corridoio d’ingresso, sfrega le unghie contro la porta per qualche minuto, felinamente straziata, finché Carlos le chiede “que pasa, tia?” Allora si quieta e inizia ad aggirarsi mollemente per casa pisciando con disinvoltura dove le pare opportuno sottolineare la propria presenza. Da vera signora, inizia immediatamente ad arredare d’urina la sua nuova casa, senza un miagolio.