Orlando mi fece segno di andare, mise il guinzaglio al suo cane, che non si teneva più dalla gioia di uscire da quella caverna di cemento. Passammo davanti casa di Stefano Benni, Orlando disse che era stato molto gentile con lui: si erano conosciuti per caso, al supermercato. Orlando aveva avuto il coraggio di avvicinare quel suo celebre vicino, di parlagli, di confessargli che anche lui scriveva racconti.

Quando arrivammo ai giardini Margherita ci eravamo già dimenticati di Benni, parlavamo delle nostre avventure e disavventure amorose. Le fanciulle intanto ci saltellavano intorno o se ne stavano distese a prendere il sole sull’erba. Passò una pattuglia della Polizia, come se fossimo a Central Park – passeranno poi le pattuglie della Polizia a Central Park, chi lo sa? La fobia per la sicurezza che aveva preso i bolognesi comunque, quella sì, era molto americana, come i soprannomi che si davano fra loro e davano al circostante i giovani della città: Franco diventava Frank, Giovanni Johnny, la pianura padana una prateria. Sebbene fosse un nativo, Orlando era ormai stufo di vivere in quell’antica e dotta provincia dell’Impero.

Girammo i giardini, passando sopra il ponticello che sovrasta il laghetto, davanti al campo da basket, alle reti per saltare e uscimmo, decisi a ritornare a casa per mangiare. Davanti a me ormai c’era solo Orlando, con la testa piegata sul piatto. Una donna gli era vicino, l’anziana madre. Si accese una sigaretta. Dalle finestre nessun rumore.

Morte saremo e portiamo morte, dissi a Orlando, vendiamo animali morti tagliamo i nostri corpi per somigliare alla gioventù da rotocalco alle modelle. In questo asilo nido per bambocci cresciuti che chiamiamo Impero minacciamo gli Stati, imperativi da noi creati, sequestrando, erigiamo prigioni, gabbie, incapaci di controllare la nostra animalità.

Orlando rispose che non gli importava. Sollevai la forchetta, abbassai la forchetta. Siamo prede e produttori di meccanismi selettivi, gli dissi, devi cacciare per trovare una donna, altrimenti morirai d’inedia. A quelle parole l’anziana madre si scosse, in preda a un attacco nervoso, balzò in aria, ma invece di cadere tramortita, a terra, rimase sospesa in aria. Era diventata un’enorme chioccia e, volando a fatica, si posò sopra Orlando, coprendolo interamente.