Cammino fra pazzi benestanti con manie di persecuzione. Tornando a casa approfitto di questa stagione di rivolte e mi fermo a vedere cosa combinano all’aula occupata di piazza Scaravilli, qui di fianco a via Zamboni. Entro pieno di trepidazione. Spero di trovare dio, l’illuminazione, l’oppio dei singoli. Mi ritrovo in un party psichedelico. Studenti con cappellini e cappelloni rasta e punkabbestia sfatti muri imbrattati gesti pirata. Cosa mi aspettavo? Leggo le scritte sui muri: “Autorganizzazione sociale fuori e dentro l’università”, giusto. “Non ero proprio addormentato in senso stretto” in questa “Zona antifascista debaronizzata”, ma quasi. Gira cannabis suonano chitarre si bevono birre. Questo ammasso di corpi si dichiara schiavo delle catene dell’“oppressione militare”, “a fianco delle resistenze sociali”.

Un cane ha cagato e il ricciolone con il piercing sotto al labbro inferiore gli lega il guinzaglio attorno al collo e lo porta via. Un giovane uomo in t-shirt viola e jeans strappati pulisce con il giornale soddisfatto: – Ho fatto di peggio, una volta ho raccolto il vomito di un mio amico, che se ti racconto…-.

L’aula si è svuotata, l’aula si ripopola. Gli afrori di cannabis coprono l’odore di feci canine. Meglio un uovo oggi che una gallina domani, penso: magari mi faccio questa bella pollastrella dalla cresta rossa. Poi guardo i maschiacci che le stanno attorno. Chiudo gli occhi, aspiro il fumo denso. Li riapro e non vedo più nessuno. Sento solo chiocciare e cantare un gallinaccio. Mi alzo e vedo sotto i banchi una colonia di giovani galli e galline. La pollastrella deve aver trasformato l’aula in un pollaio. Ma non trovo il gallo ruspante, il raro esemplare di pennuto che mi ha attirato qui. Così me ne vado.