– Tu sei pazzo! -. Andare da Ancona a Bologna in scooter. – Ma come ti vengono in mente certe idee? -. Non è un’idea, vorrei rispondere, è un fatto. Ma posso solo ascoltare, sto scorrazzando a ottanta chilometri all’ora sulla Statale Adriatica con il mio Ovetto 100. E ora ho anche fame. Saluto e interrompo la trasmissione. Entro nel bar, mi tolgo i guanti, li appoggio sul bancone.

Il locale è deserto. Sull’angolo, in fondo, sta la scatola parlante, regina delle stanze e dei locali come questo, delle solitudini domestiche familiari, degli ospedali e dei camion della nettezza urbana.

Non la voglio guardare. L’ho amata così tanto, nella mia fanciullezza a base di tarallucci nutella cartoni animati e fiabe in musicassetta, che ora m’insospettisce. Eppure a volte la interrogo come un oracolo nella mia maturità indaffarata. Del resto la barista si confonde con le bottiglie di liquori. E io non voglio pensare alla lunga strada che ancora mi aspetta.

A sinistra ci sono le macchinette per giocare d’azzardo. Non c’è scampo, ordino un panino con la cotoletta, economico e salutare, quindi mi seggo proprio di fronte alla scatola parlante. Giusto perché c’è il telegiornale. Ci sono i bianchi sterminatori di polli che cercano di salvarci dall’epidemia di influenza aviaria. Tiro su con il naso, come sempre colante per via della sinusite. Ed ecco che un pollo morto si rianima, salta giù dalla catasta di cadaveri pennuti ripresa dalla telecamera e balza fuori dalla tivvù. Lo segue un altro e poi un altro, gli scheletri di pollo svolazzano per il bar come in un’animalesca danza della morte. Scatto in piedi, spaventato. Per poco non stramazzo giù dalla sedia. Mi ero addormentato. È meglio che prenda un caffè.

Alzo gli occhi verso la scatola parlante: ancora i bianchi sterminatori di pollo. Abbasso gli occhi sui resti della cotoletta al pollo. Fuori sento i camion che passano e sicuramente ce ne sarà qualcuno che traghetta polli. Grandi come gatti. Bevuto il caffè sgattoiolo via. Lo sterminio dei polli infetti è all’inizio. La meta è lontana.