Aprendo lentamente gli occhi Johnson riprende conoscenza, nudo e sommerso dal piumone.

É solo nella stanza, dalla cucina giunge odore di caffè, dietro le tende, fuori, qualcosa é successo e Johnson capisce che é la neve, é arrivata tardi quest’anno. La radiosveglia che abita la sua scrivania non dovrebbe suonare ma oggi ci tiene a confermare l’intuizione dell’inebetito e si accende, un motivetto caraibico-natalizio si conclude e lo speeker attacca : « Bensvegliata Montreal, paralizzata questa mattina, é il 21 dicembre, da una nevicata straordinaria, settanta, settantacinque centimetri di neve, questa notte, e i mezzi pubblici non hanno ancora ripulito le strade, sono già le 9 ma rimanete pure a letto che fuori non c’è niente da fare …fidatevi…Montreal é bloccata, tutto il Quebec é fermo, il Canada dorme, quindi passiamo direttamente alle notizie dall’estero… ».

Johnson accetta il consiglio e si rigira nel letto, sente la barba ispida strusciare sul cuscino, pensa di riprendere sonno, pensa all’idea di riprendere sonno, riflette, grugnisce : questo volontarismo lo affatica. Starebbe a letto tre mesi di fila. A toglierlo d’impaccio il caffé che arriva su un vassoio, depositato dal suo angelo custode accanto alla sveglia. Allora ci si alza, ci si infila l’accappatoio e si beve il caffè. Necessario per uscire dalla stanza percorrere il corridoio e arrivare in cucina, a preparare il secondo caffè.

É sabato mattina. Maiween nel suo pigiama a sacco esce dalla sua stanza e incrocia Johnson in corridoio, é un piccolo panda violinista che la mattina fa colazione leggendo fumetti. I fumetti sono già sul tavolo della cucina. L’angelo custode ora é sotto la doccia, canticchia una filastrocca in persiano. Anne invece dorme ancora o non é rientrata stanotte. Mia miagola reclamando la sua colazione. Questa é la situazione familiare ad oggi.

Ed oggi non succede nulla, la casa come una cellula si attiva e funziona limitando al minimo i rapporti con l’esterno, facendo l’indispensabile senza sprecare energie, dopo la colazione si organizza una enorme partita di una specie di monopoli semplicemente per determinare ruoli e incombenze per la giornata. Anne in effetti é ritornata e come al solito ha un gran culo, vince e si proclama capocuoca, si occuperà della cucina, preparerà una zuppa, dunque con movenze da marmotta pesca tra le pentole una marmitta, bisognerà quindi uscire a comprare qualcosa. L’angelo custode e Maiween non perdono, e si dividono la pulizia di casa ; Johnson invece ha perso, dice « Anne, quando hai pronta la lista della spesa vado », si alza, vinto, infila un disco nello stereo e si siede a leggere, si gratta la barba, una guancia, il collo. Prima che il disco finisca, o che il libro finisca, Anne fa scivolare un foglietto tra le pagine, sotto il naso di Johnson : la lista della spesa e un grosso cuore disegnato.

Lusingato e insieme rassegnato, Johnson si alza, infila la lista in tasca, in camera si infila il giaccone, mette il cappello, prima d uscire mette gli scarponi, li allaccia con qualche difficoltà. Apre la porta e ha ricominciato a nevicare, il bianco-grigio che ha di fronte é bidimensionale, i fiocchi sono grossi come biglie, i rami degli alberi si curvano sotto il peso della neve fino al limite, poi invece di spezzarsi si scaricano sulle macchine parcheggiate sotto, cumuli di neve e metallo. Mucchi. Dune. É pomeriggio ma é già quasi buio, la luce fioca é quella dei lampioni.

Su il cappuccio, Johnson scende i tre gradini dell’ingresso e affonda gradatamente e sgradevolmente nella neve fino alle ginocchia, prende la pala e si libera e libera un metro quadrato davanti alla porta, poi collega il suo metro al metro quadrato del vicino a sinistra, depone la pala e parte per il supermarket, saranno duecento metri di vasi ghiacciati comunicanti, corridoi minimi, metri quadri di spazio nella neve a distanze variabili, se continua a nevicare saranno metri cubi di vuoto e tutto attorno ghiaccio.

La camera dei vicini che dà sulla strada é quella di Mattiew : e Mattiew, che lo vede sfilare davanti alla finestra alza gli occhi dal computer e con una faccia canina, da levriero afgano per essere precisi, gli sorride. Johnson risponde cortesemente poi continua lungo il corridoio di neve che qualcuno prima i lui ha tracciato. Continua fino a dove il corridoio, che altra neve sta riempiendo, finisce.

Poi ci sono dei buchi, delle impronte profonde che si allontanano, che attraversano la strada e si disperdono su Mont Royal. Serie di buchi nella neve che segnano direzioni e percorsi. Allora Johnsons’infila in un buco dopo l’altro, seguendo per Mont Royal prima, per il supermarket poi. Mentre attraversa la strada un fuoristrada gli scivola davanti, lungo un binario di ghiaccio scavato dalle temerarie vetture precedenti. Il conducente sembra un pinguino, dall’aria bonaria un po’ indispettito dalla poca aderenza dei pneumatici al suolo.

Dall’altra parte della strada un’ombra enorme infila un vicolo, un camioncino o il culo di un pachiderma. Un grosso San Bernardo, appoggiato a un lampione, osserva Johnson, un po’ latra un po’ guaisce, sembra chiedere mezzo dollaro. Johnson si guarda intorno, non ha spiccioli, passa un’altra auto lentamente, tre piccoli procioni lo seguono con gli occhi, con i musi schiacciati contro il lunotto posteriore : Johnson guarda sfilare l’auto, le due luci rosse posteriori che scompaiono, c’è qualcosa che non quadra.

In effetti mentre si infila nel supermarket dall’uscita sbuca un alce, con i sacchetti della spesa infilati nel palco di corna e con un pacco da 48 rotoli di carta igienica in bocca : china un poco la testa per passare dalla porta, sbuffa e si incammina. Johnson entra guadando indietro e va a sbattere contro un gorilla che si sta spazzolando via la neve dalla pelliccia. Fa mezzo giro su se stesso  e rimane immobile davanti al banco della frutta : mentre un cercopiteco seleziona le banane migliori un pitone striscia tra le arance. Due montoni discutono dell’insalata da prendere, un tucano assaggia un mango maturo, un ippopotamo é rimasto incastrato con le chiappe tra il banco della carne e quello dei formaggi. Una gazzella confronta differenti prodotti dietetici mentre un giovane leone le osserva le cosce. Un mandrillo sbircia tra i surgelati, un lama decide di provare le nuove gomme da masticare. Il supermarket é un safari, in una corsia appartata un ghiottone cerca di aprire a morsi i barattoli di salsa, un bradipo non sa decidere tra fagioli neri grossi o fagioli chiari, più piccini. Una zebra chiede ad una commessa, cicogna, dove può trovare dello smacchiatore, uno struzzo e un bufalo stanno chiacchierando del tempo che fa mentre un cammello con il carrello colmo di confezioni  di  birra cerca di passare in mezzo. Johnson ha raccolto automaticamente dagli scaffali quello che Anne ha chiesto, sfilando tra le bestie senza dare nell’occhio, con passo felpato, a rallentatore, in silenzio. Ha preso tutto e posa il paniere alla cassa, la cavalla cassiera inizia a battere i prezzi e a riempirgli la borsa, Johnson paga con la carta e saluta cortesemente. Poi si ferma sulla soglia un attimo, si volta a guardare lo zoo che ha preso d’assalto il market, solo una lontra ha incrociato il suo sguardo.

Appena fuori, un branco di caribù a passeggio schiamazza e muggisce, cercando di insegnare ad un paio di renne una canzone popolare quebecoise. Johnson torna verso casa, trascina un po’ i piedi, della neve gli entra in bocca. Trova inverosimile un castoro in bicicletta, con questo tempo, mediocre allucinazione o effetto ottico ?

Apre la porta di casa tra lo sconvolto e il disorientato, appoggia i sacchetti della spesa ai suoi   piedi

« E assurdo fuori, é un tempo orribile, non c’è nessuno per strada, ci sono solo bestie, é una cosa da non credere… »

Anne dal fondo della cucina ruggisce qualcosa come « smettila, dai.. entra che fa freddo, entra che ho preparato il tchai ». Appena sente dire tchai, appena sente il profumo del tchai Maiween sbuca dalla stanza, vede Johnson sulla porta e gli sorride con i suoi enormi occhioni neri, gli fa ciao con la zampa.

« Ma dai, Anne, ma come fai a… »

Intanto Anne si sfila il grembiule e gli viene incontro lentamente, con una tazza in bocca, la porge a Johnson che la prende in mano, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. « Entra », dice Anne che é una elegante tigre e superba, quando si tratta del suo tchai « ma non ti ricordi che giorno é oggi ? ».

Johnson scuote la testa bofonchia « nooooo », mentre l’angelo custode adesso si direbbe piuttosto un cigno, e gli sfila dietro la schiena, allunga il collo e chiude la porta, poi con un’ala spalancata prima lo accarezza poi lo spinge piano lungo il corridoio, dove Maiween é accovacciata sul divano, mentre Antoine, dev’essere appena arrivato, chiude il portatile con un colpo di coda, una coda fulva di volpe. Johnson guarda i suoi compagni di casa con aria dubbiosa, si gratta un orecchio guardando per aria, sopra le sopracciglie folte, grugnisce gronfola bramisce « boh, che giorno é ? »…

L’angelo cigno gli passa il collo intorno al  collo  e  gli  sussurra  all’orecchio  « oggi  é  San Tommaso ! guardati ».

Allora Johnson china il capo e osserva con attenzione prima due zampe unghiute e pelute, poi un ventre peloso ; se lo sente, adesso, il muso.Cerca di sollevarsi per guardarsi allo specchio ma qualcosa lo tiene bloccato, é stato Antoine a legarlo perché é un nuovo gioco altrimenti qui non passa più : « indovina cosa sei, John !! » dice Anne, e Maiween ridendo « uno scarafaggio !!! »… « ma no ma no, fallo giocare bene » sghignazza   l’angelo

« John, puoi farci delle domande.. ».

« Sono un mammifero ? ».

« Seeeeeeeeeeeeeh » rispondono tutti.

«Sono un cinghiale!», «ma noooooooooooooo»… « allora cosa posso essere – chiede e si chiede Johnson leccando per terra, girando intorno al frigorifero – cosa sono ? forse un orso ? sono un orso ! » groarrrrrhhh

« Sì ma che orso ? un orso non basta !! » corregge Anne

« Allora, bianco no, non sono un orso bianco, forse un grizzly ? »

« Nooooo, Phil é un grizzly » chiosa l’angelo

« Boh, non saprei, sempre un orso, ma quale…sono sono sono …ci sono ! marsicano ! sono un orso marsicano !!!! »

« Sehhhhhhh – gridano tutti, esplodono delle stelle filanti, parte la musica, Antoine spacca per terra una bottiglia di vino e tutti si mettono a leccare – Johnson oggi é un orso marsicanoooo ».