Secondo i dati raccolti da un’equipe di neurologi dell’università di Groninga, elaborati su un campione di gentili volontarie, l’avvicinamento progressivo all’orgasmo durante un atto sessuale produce nel cervello femminile un graduale decremento dell’attività cerebrale che culmina con un black-out totale di diversi secondi, durante il quale rimangono in funzione esclusivamente le funzioni neuronali vitali. La misurazione, correlata ad una serie di indagini antropometriche volte ad individuare le connessioni tra sistema nervoso e adattamento culturale, non è ancora stata effettuata su soggetti di sesso maschile, non essendo tuttora disponibile un’attrezzatura tecnica in grado di monitorare le funzioni cerebrali per il periodo di tempo irrisorio, praticamente istantaneo, entro il quale si manifesta l’orgasmo maschile.

 Claude, quindici anni, riaggancia il telefono, infila le scarpe e una giacca pesante, davanti allo specchio indossa un cappello di lana verde e si guarda serio. Scende le scale, chiude casa e percorre camminando spedito qualche centinaio di metri, fino alla fermata di metro Acadie. Quando il treno arriva, sale e si viene a sedere accanto a me, che sono salito a Jean-Talon per gli affari miei, infreddolito e silenzioso, oggi particolarmente scosso dallo squittire di uno scoiattolo che mi ha seguito con circospezione fin quasi sui binari. La mia discesa a Édouard-Montpetit lo lascia indifferente, affondato nella giacca e tra i suoni irrorati nel suo cranio da due minuscole auricolari che sbucano dal colletto. Claude a Snowdon cambia e con la linea arancio arriva fino a Vendôme dove Anne-Louise aspetta seduta e raccolta in uno scialle colorato, fingendo di leggere un romanzuccio e con il cuore che le batte in gola.

Lo vede si alza d’un fiato gli getta le braccia al collo lo bacia. Tenendosi per mano scivolano in silenzio per strada, nemmeno si guardano stringono semplicemente più forte le mani. Salgono le scale dell’appartamento della madre di Anne-Louise senza dire nulla, Claude sente le gambe tremargli un poco lei tiene chiusi gli occhi adesso. Senza accendere le luci Anne-Louise guida Claude in una stanza lo siede su un letto gli sfila la giacca le scarpe i pantaloni tutto dice aspettami lui la sente al buio scivolare in bagno si stende sotto le coperte completamente sotto, lei esce sulle punte dei piedi accende tre candele che nel buio scovano il suo corpo acerbo, si infila delicatamente accanto a Claude. Rimangono immobili nudi distesi, respiro profondo e occhi chiusi.

Poi si sfiorano, si odorano con una lentezza enorme, impacciati si accarezzano si rassicurano si sentono assolutamente vicini. Si baciano infinitamente. Il rituale più ridicolo e delizioso, una splendida goffaggine li attorciglia, temono e sperano, sudano e tremano, rompono il silenzio con gemiti infantili perdono il tempo rallentano si rincorrono si aspettano si stringono in un abbraccio che li lascia senza fiato.

Dopo un tempo interminabile Claude si scuote, si scioglie da lei che lo lascia andare, senza resistere, senza forza, senza fiato, sul viso il sale di lacrime, gli occhi spalancati. Lui ne pronuncia il nome lei non risponde, non scherzare adesso, cosa si dice cosa si chiede adesso? Cosa succede adesso? Il cuore di Claude impazzisce, dove sei? Cosa è successo? Lei non respira non le batte il cuore Claude è la prima volta che ama ed è terrorizzato, si infila nel bagno della madre di Anne-Louise si bagna il volto, cerca di respirare ma non prende aria quasi e nel petto il cuore impazzisce, afferra una boccetta sono ansiolitici sono calmanti adesso passa inghiotte quello che inghiotte si alza per avere fiato e sente un brivido lungo la schiena. Si accascia, sulle ginocchia, poi a terra.

Quanto tempo passa? Anne-Louise rinviene sussurra Claude, chiama, dove sei amor mio? si alza barcolla si affanna. Lo trova riverso sul pavimento del bagno, esanime Che c’è? Una fiala, nella mano del mio fedele amore? Il veleno è stato la sua fine. Avaro! L’hai bevuto tutto e non ne hai lasciata una sola goccia che mi aiutasse! Bacerò le tue labbra; forse v’è ancora tanto veleno che mi ristori e mi faccia morire. (Lo bacia) Le tue labbra son calde.

Mamma: Amore, Anne, sei in casa?

Anne-Louise:  Una  voce?  Ho  da  far  presto.  Oh  pugnale  benedetto  (Afferra  delle  forbici  su una mensola) Ecco il tuo fodero. (Si ferisce) Questa sia la tua ruggine e la mia morte. (Cade sul corpo di Claude e muore).

Prima che la madre di Anne-Louise arrivi nella stanza, attirata dal tremolare delle candele, un procione lavatore sbuca da sotto l’armadio – da quanto tempo sei lì? – si avvicina furtivo al letto e trascina fuori dalla finestra socchiusa le lenzuola, che sono da lavare.