Pat Pat biascica l’ultima frase buttando indietro la testa, chiude il libro e fa un passo indietro. Remy toglie volume al suono e mentre lui abbassa Johnson inizia ad alzare le luci. La sala si riempie di brusio, nessuno ha capito nulla di quello che è successo, molti occhi chiusi, molte bocche aperte. Così Johnson riabbassa di colpo la luce e al buio Remy li sommerge ancora e se non chiudono la bocca affogano. La sala è piccola non ci sta tutto. Erik si muove lentamente tra questi corpi che vibrano zitti. Lascia fare.

Sono probabilmente le quattro di mattina e bisogna tornare in città. Esibizione soddisfacente. Adesso abbiamo fame. Da dove siamo a casa ci sono almeno due ore di strada in mezzo a niente e abbiamo fame. Alberi. Molti alberi. Tantissimi alberi. Solo alberi. Dappertutto alberi. Con in mezzo una strada che scende verso Montreal. Abbiamo fame, Pat guida con le dita nel naso, Erik mi spiega quello che è successo stasera secondo lui, Remy dice ho fame sempre più spesso, come una partoriente delle sue contrazioni. È lo stomaco che si contrae, chimicamente sollecitato. Ci si ferma appena il neon enorme di un ristorante-per-camionisti aperto 24h sbuca tra gli alberi, scendiamo di corsa perchè il freddo sbuccia la pelle. Qualcosa mangiamo, Remy la poutine. Qualcosa mangiamo con addosso gli occhi di uomini con camicia a scacchi e berretto che non ce la fanno a rivedere ancora alla tv appesa al soffitto le immagini replicate della vittoria di stasera dei Canadians. Anche Pat aveva un po’ i coglioni girati, quando ha saputo che per la serata avrebbe perso the game. La cameriera porta automaticamente il caffè, torna automaticamente a riempire le tazze, due, tre volte. Scivola tra i tavoli con lentezza e con il suo bricco di caffè, la radio passa qualcosa come del country in lingua francese. Io sto zitto e cerco di spiegarmi cosa è successo stasera, cerco di spiegarmelo in francese perchè poi lo dovrò spiegare agli altri, perchè adesso parlo francese, mi accorgo che sto giustificando quello che sto pensando pensando in francese, sono stordito. Mastico. Remy con la bocca piena di patatine spiega a Pat cosa è successo secondo lui stasera, Pat sta per spiegare a Erik cosa stasera è secondo lui successo. Poi è come se qualcuno avesse tirato il filo della schiena di Pat-burattino, si raddrizza e fissa la porta di fronte a lui. Ci voltiamo e dopo qualche secondo due poliziotti si infilano pacifici nel ristorante, uno si sfrega le mani per il freddo l’altro tira su col naso, è una cosa che non sopporto. Pat rimane in allerta, diritto come se avesse una scopa in culo. Li segue mentre camminano fino al banco, li guarda bere una tazza di caffè lentamente. Continua a parlare con noi ma con la coda diritta e gli occhi a palla dietro gli occhiali. Secondo me è allergia. È come quando anche se non ci sono gatti in giro ti rimangono comunque dei peli addosso e Erik starnutisce. Pat sente la polizia. Ed è un vantaggio, tante volte. Usciamo prima noi o aspettiamo che se ne vadano? Aspettiamo, ma questi non se ne vanno, così quando Pat comincia a battere i piedi come il coniglio dei cartoni animati decidiamo di uscire. Usciamo, fumiamo appallottolati nelle nostre giacche. Pat dice ça va ma ha ancora gli occhi a palla. Mentre guida, Remy cerca di infilare due o tre cd diversi, prova  questo prova quello ma Pat non parla più è ha gli occhi a palla, guida incredibilmente piano e fissa la linea gialla in mezzo alla strada. Scuote solo la testa per dire che non va. Passa un’infinità di tempo e la macchina avrà fatto sì e no 2 km. Adesso proviamo dell’elettronica fluida. Pat non dice nulla, ma ora la testa oscilla in avanti invece che di lato. Bene. Lo prendiamo come un buon segno, confidiamo in lenti ma costanti progressi. Lo lasciamo guidare, io mi addormento fino a quando sento la voce di Erik che chiede Pat, est-ce qu’on peut s’arreter, je dois pisser. Pat non risponde ma fa sì sì con la testa, fa sì sì con la testa o è da prima che oscilla come un pendolo. Fa sì sì ma non si ferma, Remy guarda fuori fa qualcosa come contare gli alberi lungo la strada, adesso. A me vengono gli occhi a palla, penso che Pat è bloccato e la paranoja sta invadendo la macchina come il nulla della Storia Infinita, bisogna fare qualcosa perchè la paranoia è contagiosa. Erik mi vede, vede che lo penso e se lo penso vuol dire che ci sto entrando anch’io. Se ci entro io poi ci entra Remy, di solito. Erik prevede, apre il finestrino e io ossigeno un po’, prova a sbloccare Pat con Alt Control Canc… ma non funziona. Remy accende una sigaretta dice la poutine faceva cagare credo di dover vomitare, sempre continuando a guardare scorrere gli alberi ALT CONTROL CANC ma non succede niente, nessuno parla il cd finisce e per qualche minuto si sentono solo le gomme che girano sull’asfalto come se fossero bucate. Alberi, migliaia di alberi lungo la strada e nella testa di Remy, solo alberi con in mezzo la nostra macchina. Una riga gialla per terra. Presente Karma Police dei Radiohead? O Lost Highway? Poi la macchina rallenta Pat rallenta Remy continua a guardare di lato e non vede nulla, io sono affondato nel sedile dietro e non vedo nulla, poi vedo gli occhi di Erik come quelli di un bambino. Sento la macchina rallentare, sento la macchina che si ferma senza uscire di strada, senza accostare. Allora mi tiro su e guardo avanti.

Davanti alla macchina c’è a nemmeno tre metri un muso enorme di bestia. Confuso in mezzo a una macchia di pelo. Il muso è il un cucciolo di alce, il pelo è la madre che gli fa da sfondo. Fermi immobili in mezzo alla strada. Giganteschi. Io ho la bocca aperta Remy adesso si è voltato e ha la bocca aperta, anche Erik ha la bocca aperta. Pat invece ha in faccia un sorriso enorme, gli angoli della bocca vicino ai lobi delle orecchie. La portiera della macchina è aperta Pat è di fianco ai bestioni con una sigaretta accesa che li guarda e sorride. Stanno lì. Noi restiamo seduti immobili. I bestioni fumano e sbuffano per il freddo. Poi lentamente si volta la madre, poi si volta lentamente il cucciolo, poi Pat si volta lentamente. Loro si allontanano e Pat li segue fin fuori dalla luce dei fari.

Dopo un po’. Abbiamo tirato la macchina giù di strada. Abbiamo messo un cd e siamo scesi a fumare. Abbiamo aspettato, abbiamo tolto il cd e nessuno parlava. Quando Pat è tornato non ha detto nulla nemmeno lui. Si è rimesso a guidare senza gli occhi a palla. Siamo arrivati in città prima dell’alba.