Quando il pullman è partito il suo ronzio era così dolce che mi sono addormentato subito. Ogni tanto aprivo gli occhi, e il velluto grigio della strada scorreva sotto velocissimamente in un’unica bava di cometa.Vicino a me c’era una signora con la pelle nera, corpulenta e vestita di arancione. Sentivo un odore intenso, che veniva da lei, un odore di sangue e di terra che faceva ancora più ebbro e sfatto il mio sonno. Sentivo che quella signora stava perdendo sangue tra le gambe.

Nel sogno, confusamente, ho allungato le braccia verso di lei e per un attimo ci intrecciavamo sui sedili setolosi del pullman, ci spogliavamo e ci avvinghiavamo, finché trasalendo ho aperto gli occhi e l’ho vista dormire lì di fianco a me. Appena qualche istante dopo anche lei si è svegliata. Mi ha guardato, aveva i bulbi degli occhi bianchissimi, e mi ha sorriso senza mostrare i denti.

Ci siamo fermati presso l’ultimo autogrill, prima di sconfinare in Germania, prima di varcare l’ultima catena di alte montagne. L’aria era elettrica e il rombo delle macchine sulla strada era un eco lontano sprofondato tra il profilo dei monti. Sono entrato e mi sono avvicinato al bancone. Una ragazza mi ha servito il caffè, aveva delle dita cerulee e ossute e due occhi neri come due biglie di vetro. Accanto a me c’era un signore ben vestito e dall’aria paffuta. Teneva in mano un bastone il cui pomello mi incuriosì. Era una testa di tacchino, beccuta e con un’abbondante grappolo di cartilagine purpurea cristallizzato sotto il gozzo. Mentre fissavo il pomello lui con disinvoltura si è avvicinato al mio orecchio e mi ha chiesto con molto garbo dove mi stavo recando. Io gli ho risposto voltandomi dall’altra parte, per indicargli fuori, verso la Germania, a Berlino. Quando mi sono rigirato, il signore non c’era più. Come se si fosse volatilizzato. Ma subito ho sentito tirarmi un lembo dei pantaloni e allora ho guardato in basso. Il signore era lì, alto non più di un bambino di cinque anni. Si era trasformato in una sorta di nano. “L’Italia è un paese pieno di misteri” mi ha detto, e poi è scomparso come una bolla di sapone che esplode.

Il giorno dopo, al mio risveglio nel pullman, stavamo già entrando a Berlino.

 

 

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Questo testo, così tutte le calze di Marco Benedettelli che appariranno in  Argo.it, sono state già pubblicate in La regina non è blu, (Gwynplaine 2012)