Borgopoli ⥀ Chiamata alle arti per un’opera collettiva solarpunk

Argo riprende ufficialmente le pubblicazioni inaugurando una nuova rubrica dal titolo Borgopoli, un invito a immaginare le Marche (e, in futuro, altre regioni italiane) attraverso un’opera collettiva solarpunk

 

Questo è un gioco per fantasticare il futuro di regioni marginali e depresse. Partiamo dalle Marche, un territorio periferico, policentrico, plurale, che da decenni è in bilico tra arcaismo e modernità, tra agricoltura e industria, plasmato da una generazione di metal-mezzadri, contadini diventati operai, che hanno continuato a coltivare, prima di entrare e dopo essere usciti dalle fabbriche, uno spazio che è detto regione ma è piuttosto una costellazione, una figura dell’immaginazione, nata dall’unione di punti luminosi tra loro diversi e distanti.
Il gioco si chiama Borgopoli e invita a immaginare le Marche come una agro-metropoli diffusa, espansa, con tanti quartieri quanti sono i borghi che la costellano e campi, fiumi, laghi, parchi all’interno dei suoi confini.
Usiamo il solarpunk come giocoso orizzonte di riferimento non per l’ansia di trovare un dogma a cui aggrapparsi ma per la sua critica esplicita alla deriva distopica, così noiosa, degli anni Venti. Del resto, le comunanze marchigiane erano già solarpunk nel Medioevo.

Nelle Marche non c’è una metropoli: il capoluogo di regione, Ancona, non arriva a 100.000 abitanti (98.567 al 31 maggio 2022). Non esiste quindi un grande centro dove circolano informazioni, merci, capitali, persone, idee, opere d’arte. Se si considera, tuttavia, il numero totale degli abitanti delle Marche, si arriva a un milione 485 mila 960 al 28 febbraio 2022, ovvero al numero di abitanti di una metropoli come Milano, che al 30 giugno 2022 ne contava un milione 373 mila 517. Considerando che per andare da Pesaro, la città più popolosa delle Marche settentrionali, ad Ascoli Piceno, la città più popolosa delle Marche meridionali, ci vogliono due ore, ovvero quanto occorre per attraversare Milano in una giornata di traffico sostenuto, si potrebbero considerare le Marche nel loro complesso un’estesa metropoli, con caratteristiche sue proprie, che fanno pensare a un sistema di borghi, quindi a una Borgopoli.
Sentirsi cittadini e cittadine di una Borgopoli che va dal Conero, sul mare, ai Sibillini, sui monti, passando per cento borghi e cento teatri, aiuterebbe a pensarsi come comunità più ampia nella sua piccolezza, più connessa nella sua sconnessione, più unita nella sua disunione, più solidale nel suo campanilismo, più vitale nel suo degrado post-metal-mezzadrile.
Nella Borgopoli si va a vedere una mostra sulla poesia visiva di Lamberto Pignotti, allestita al Tomav, il museo di arte contemporanea nella torre di Moresco, e il giorno dopo si va a Sant’Angelo in Pontano per ascoltare, al festival Borgofuturo, una conferenza sull’ecologia oscura. O in altri luoghi con altri nomi.

Nella Borgopoli del futuro una fitta rete pubblica di metro elettriche, sotterranee e di superficie, alimentate con energia rinnovabile e pulita, potrebbe collegare ogni borgo con treni che consentirebbero di spostarsi velocemente ed ecologicamente, abbandonando l’auto privata alimentata con combustibili fossili.

Partiamo, qui e ora. Cosa anima i borghi di oggi? Cosa ce li fa amare? Quali sono le figure del domani che stiamo costruendo oggi?

 

(Valerio Cuccaroni)

 


 

I.

Illustrazione di Nicola Gobbi*

 


 

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* L’illustrazione di Nicola Gobbi è stata usata per il volantino del presidio davanti alla Raffineria API e assemblea generale al FabLab di Falconara, organizzati da Fridays for future Ancona il 20-21/11/2021.