L’immanenza sfocia nella trascendenza: la poetica di Charles Simic

 

In occasione della 15° edizione de La Punta della Lingua, festival internazionale di poesia totale, Argo presenta dodici brevi interventi dedicati ad alcuni dei suoi ospiti più illustri e agli autori ormai scomparsi di opere che sono state recentemente riproposte nella nuova veste qui presentata.


 

Charles Simic, il poeta che si dice «stanco di proporzioni epiche», ha la facoltà di fare della quotidianità un canto. L’osservazione dei fatti e dei gesti più comuni conduce rapidamente la sua poesia a coglierne il significato più recondito, che si espande sulla pagina dilatando i contorni del dato reale fino a sfociare su un piano del tutto astratto, metafisico. Ricordi d’infanzia per lo più legati alla guerra e scenari caratterizzati da quella speciale forma di realismo di cui si è detto, formano i soggetti fondamentali di questa poesia, inesorabilmente segnata dal senso della tragicità del vivere e della precarietà dei giorni.

 

 

L’ARTISTA

 

Ti ricordi di quel pazzo
Con le candele fissate sul cappello
Per poter dipingere il mare di notte?
Solo, su quella spiaggia deserta del Jersey,
Continuava a strizzare gli occhi nella notte
E ad agitare il suo pennello selvaggiamente.

 

Theresa disse che aveva ripreso quella stupida idea
Da un film che lei una volta aveva visto.
Se ne stava lì, barbuto e irsuto
Come il diavolo in persona,
A sovrapporre l’uno sull’altro colori torbidi,
Mentre noi stavamo intorno a guardare,
Le candele tremolano sulla sua testa
Poi si spengono una ad una.

 

 

THE ARTIST

(da Hotel Insonnia, Adelphi, 2002)

 

Do you remember the crazy guy
Who stuck candles in his hat
So he could paint the sea at night?
Alone on that empty Jersey beach,
He kept squinting into the dark,
And waving his brush wildly.

 

Theresa said he got the dumb idea
From a movie she saw once.
Still, there he was, bearded and hairy
Like the devil himself
Piling one murky color on top of another
While we stood around watching,
The candles on his head flickering
Then going out one by one.

 

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LE NUVOLE SI ADUNAVANO

 

Sembrava il tipo di vita che volevamo.
Fragole di bosco e panna la mattina.
La luce del sole in ogni stanza.
Noi due camminavamo sulla riva nudi.

Alcune sere, tuttavia, ci siamo ritrovati
Incerti su quello che sarebbe stato.
Come attori tragici in un teatro in fiamme,
Con gli uccelli che volteggiavano sulle nostre teste,
I pini scuri stranamente immobili,
Ogni roccia che calpestavamo insanguinata dal tramonto.

Eravamo tornati sulla nostra terrazza a sorseggiare vino.
Perché sempre questo senso di finale infelice?
Nuvole dalle sembianze quasi umane

Si adunavano all’orizzonte, ma il resto era piacevole
Con un’aria così mite e il mare calmo.

La notte improvvisamente sopra di noi, una notte senza stelle.
Tu accendevi una candela, la portavi nuda
Nella nostra camera da letto e in fretta la spegnevi.

I pini scuri e l’erba stranamente immobili.

 

 

CLOUDS GATHERING

(da The voice at 3:00 A.M.: Selected Late and New Poems, Harcourt, 2003)

It seemed the kind of life we wanted.
Wild strawberries and cream in the morning.
Sunlight in every room.
The two of us walking by the sea naked.

Some evenings, however, we found ourselves
Unsure of what comes next.
Like tragic actors in a theater on fire,
With birds circling over our heads,
The dark pines strangely still,
Each rock we stepped on bloodied by the sunset.

We were back on our terrace sipping wine.
Why always this hint of an unhappy ending?
Clouds of almost human appearance
Gathering on the horizon, but the rest lovely
With the air so mild and the sea untroubled.

The night suddenly upon us, a starless night.
You lighting a candle, carrying it naked
Into our bedroom and blowing it out quickly.
The dark pines and grasses strangely still.

 

Traduzione a cura di Claudia Valsania

 


 

Charles Simic è nato a Belgrado nel 1938. Dal 1953 risiede negli Stati Uniti dove insegna Letteratura inglese all’università del New Hampshire. La sua prima raccolta di poesie risale al 1967: What the Grass Says. Da allora ha pubblicato diverse opere in versi, tra le quali si ricordano Jackstraws (Notable Book of the Year del New York Times) e The World Doesn’t End, che gli ha consentito di vincere il prestigioso Premio Pulitzer per la poesia. È stato anche poeta laureato degli Stati Uniti. Nel prossimo inverno uscirà il suo nuovo libro di poesia, Avvicinati e ascolta, tradotto da Damiano Abeni e Moira Egan per Tlon. Traduce in inglese poeti serbi, croati, macedoni e sloveni.

 

La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 1
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