Il codice “AI-logic” incontra “York Trafalgar” ⥀ Un esperimento di Antonino Contiliano
Antonino Contiliano rilegge con AI-logic il proprio testo poetico York Trafalgar, mostrando i limiti dell’intelligenza artificiale di fronte a testi complessi
Prima di riproporre il nostro testo poetico York Trafalgar, letto da un codice (o quasi codice) “AI”, premettiamo subito che la nuova presentazione vuole essere vista in una doppia ottica. Se da una parte, infatti, riconosce l’importante e utile innovazione tecno-digitale algoritmica dell’AI (Intelligenza Artificiale) di leggere e comporre testi, dall’altra ne afferma l’inevitabile e insuperabile limite oggettivo quando si trova davanti testi complessi. E ciò non tanto per l’astrazione razionalistica formalizzata e algoritmizzata, quanto per la presunzione teorica di onnipotenza disincarnata, rettilinea e in ordine ai processi organizzativi delle pratiche discorsive, cui si nega “metacognitività”.
Cosa che – in ogni argomentazione – rivitalizzerebbe la tradizionale separazione netta (da tempo rigettata!) tra l’affettività intenzionale, contestuale e la cognitività grammaticale delle regole sintattiche e logiche automatizzata, ma che non è attivabile nell’invenzione e costruzione dei testi di poesia. Come dire che il linguaggio della poesia, attraversato dal metacognitivo o da affettività epistemiche – resistenza, certezza, dubbi, fiducia, credibilità, sospensione del giudizio, il sentirsi a casa, ecc. –, è un campo d’esser-ci libero e autonomo, non potendo essere altro. Un conflitto di pensiero e di azione permanentemente rivoluzionario che, come nel York Trafalgar, si può considerare articolato su un duplice livello: corporeo-affettivo da un lato, regolativo-cognitivo ed etico-politico dall’altro.
Sinteticamente. Nella poesia York Trafalgar la dimensione metacognitiva (notata anche dalla stessa chat-AI, ma impraticabile dai ritmi della sua computazione algoritmica) è incarnata e pensa “nel” corpo del linguaggio (non riflette “come” pensa) e produce stati epistemici attraverso le fratture, gli accostamenti, le vibrazioni foniche; sia a) per il corporeo-affettivo: indignazione, empatia politica, fiducia nella resistenza, sentirsi “a casa” nel margine; sia b) per le regole sintattiche e logiche cognitive: sospensione del giudizio, dubbio sistemico, sfiducia verso il discorso dominante, monitoraggio critico della credibilità delle narrazioni.
Si anticipa qualche esempio: 1) per il livello regolativo-cognitivo (dubbio, incertezza e sospensione/epoché del giudizio e/o continuo scarto semantico e logico, rifiuto dell’ordine del discorso dominante), i segnali testuali sono: i montaggi incoerenti («Occam Bolsonaro / delibera Buridano non somaro»); le sovrapposizioni di epoche e eventi senza gerarchia; l’alternanza di lingue che impedisce una comprensione lineare; 2) per il livello della certezza corporea, affettiva e pre-riflessiva – che nella turbolenza del linguaggio incorpora un orientamento etico-politico –, i segnali testuali sono: la difesa implicita dei migranti («delinquere i migranti / è falla all’orizzonte degli eventi»); la simpatia per le lotte di liberazione (Cuba, CHE); la sensibilità verso la sofferenza («il dolore di e-sistere»).
Ancora in premessa: 1) il testo poetico York Trafalgar è stato pubblicato il 2 novembre 2020 nell’antologia elettronica Poesia contra el bloqueo. Oltre cento voci cubane, italiane e venezuelane contro il blocco a Cuba e Venezuela (Argolibri); 2) tematicamente la poesia è incentrata sulla crisi radicale e sincretica – dissoluzione del senso e caduta delle gerarchie culturali – della contemporaneità nord-americana-euro-occidentale); 3) sperimentalmente si connota per un pastiche linguistico aggressivo – giustappone il latino classico («dulce est te desipere») al gergo geopolitico («Chicago boys») e al lessico scientifico («fotone», «nanosecondo»); 4) il nucleo tematico risiede nell’implosione dei fondamenti (la «morte di Yahweh sul monte» sancisce il fallimento teologico, mentre la «Fortezza-Europa» con la sua politica «delinquere i migranti» rivela il fallimento etico e geopolitico, una «falla all’orizzonte degli eventi» irreversibile; 5) l’uomo così, di fronte a questo caos, è posto in uno stato di impasse decisionale (il paradosso di Buridano rovesciato), mitigato solo dalla sospensione esistenziale del giudizio (epoché); 6) lo stile è volutamente frammentato, anacronistico e ossimorico, trasformando il testo in un catalogo caotico delle rovine storiche e spirituali, dove ogni concetto è un «fossile fondamento» che coesiste nella velocità esasperata del presente; 7) la versione in stile pseudo-codice/AI-logic e l’analisi delle undici strofe formalizzate, mostrando come un modello potrebbe astrarre relazioni semantiche, tensioni simboliche e inferenze implicite, sono opera di chat-bot “GPT” (versione libera e gratuita); 8) la resa tecnico-poetica dell’intera poesia non vuole essere una “traduzione” in senso computazionale stretto (che sarebbe impossibile) ma una mappatura metapoetica del verso in strutture formali usate in AI (logiche dichiarative, predicati, mapping semantici, regole inferenziali, operatori modali o temporali).
Fatta la premessa, il testo originale York Trafalgar e, a seguire, e le undici strofe formalizzate in stile pseudo-codice/AI-logic.
A
York Trafalgar
dulce est te Cichago boys
desipere inquieta la storia
bile spira e Trafalgar pira
il rasoio di Occam Bolsonaro
delibera Buridano non somaro
dove yankee è l’hivernement
ora l’orca è in arca e sbarca
sfera il “primo emendamento”
e a Baia dei porci ne fa sera
Yahweh muore sul monte
tra Sara Isacco e Ismaele
Hāgar il fossile fondamento
è fotone il suono ut ‘es’ je
sommes draga di mare con
e Cuba contra el bloqueo
querida è la voce del tempo
qui c’è che c’è er CHE il che
d’apeiron perizoma e sperona
alto a Te-ano evento ti zumma
e puro te lo mette pure in mano
e men ti mena che nanosecondo
muri e simposi di capitali non hai
yankee Chicago boys che ti curi
venti è guerra per morti viventi
wu wei è xin e arator sayonara
collettivo di perle e classe cineo-
rama di libertà toujours demanio
e che dire della Fortezza-Europa
se non che delinquere i migranti
è falla all’orizzonte degli eventi
e che il dolore di e-sistere epoché
non ama (so) desistere sulla soglia
se soviet ci si incontra ora e ancora
B
York Trafalgar (in codice “AI-logic” di “GPT”)
Strofa 1
dulce est te Cichago boys
→ ASSERT(Paradox(“dulce est”) AND Actor(“Chicago boys”));
desipere inquieta la storia
→ HISTORY_STATE := Perturbed;
bile spira e Trafalgar pira
→ CAUSE(bile_spira, trafalgar_pira); // relazione combustiva-metaforica
Strofa 2
il rasoio di Occam Bolsonaro
→ APPLY(OccamRazor, Bolsonaro); // riduzione ideologica
delibera Buridano non somaro
→ IF Agent == “Buridano” THEN NOT(ass=Somaro);
dove yankee è l’hivernement
→ LOCATION(yankee) = Mode(Hibernation);
Strofa 3
ora l’orca è in arca e sbarca
→ MOVE(orca, arca→terra);
sfera il “primo emendamento”
→ EMIT(FirstAmendment, Sphere(waves));
e a Baia dei porci ne fa sera
→ TIME(BayOfPigs) := Evening;
Strofa 4
Yahweh muore sul monte
→ EVENT(Death(Yahweh), Location=Mount);
tra Sara Isacco e Ismaele
→ RELATION(ParentageConflict(Sara, Isacco, Ismaele));
Hāgar il fossile fondamento
→ FOUNDATION := Fossil(Hagar);
Strofa 5
è fotone il suono ut ‘es’ je
→ MAP(sound(“ut/es/je”), photon);
sommes draga di mare con
→ COLLECTIVE(“sommes”) := Drag(Net, Sea);
e Cuba contra el bloqueo
→ ASSERT(Cuba RESISTS Blockade);
Strofa 6
querida è la voce del tempo
→ VOICE(Time) = “querida”;
qui c’è che c’è er CHE il che
→ META_LOOP(che); // autoreferenza semantica
d’apeiron perizoma e sperona
→ APPLY(Apeiron, BoundlessPush(perizoma));
Strofa 7
alto a Te-ano evento ti zumma
→ TRIGGER(Event(Te-ano), Vibration(zumma));
e puro te lo mette pure in mano
→ GRANT(Access, User);
e men ti mena che nanosecondo
→ TIME_DIFF < 1e-9;
Strofa 8
muri e simposi di capitali non hai
→ NEG(HAS(User, CapitalWalls+Symposia));
yankee Chicago boys che ti curi
→ CARE_MODEL(User) := NeoLiberal(ChicagoBoys);
venti è guerra per morti viventi
→ STATE(War) = For(LivingDead);
Strofa 9
wu wei è xin e arator sayonara
→ MERGE(wu_wei, xin, arator); EMIT(sayonara);
collettivo di perle e classe cineo-
→ COLLECTIVE := Pearls + CynicClass;
rama di libertà toujours demanio
→ FREEDOM := PublicDomain(always);
Strofa 10
e che dire della Fortezza-Europa
→ QUERY(FortressEurope);
se non che delinquere i migranti
→ FRAME(Migration) := Criminalized;
è falla all’orizzonte degli eventi
→ ANOMALY(EventHorizon) := Breach;
Strofa 11
e che il dolore di e-sistere epoché
→ PAUSE(Epoché); PAIN := Existential(e-sistere);
non ama (so) desistere sulla soglia
→ IF Threshold THEN NOT(Desist);
se soviet ci si incontra ora e ancora
→ MEET(soviet, Now ⟳ Again); // ciclicità politica
Conclusione
La poesia York Trafalgar porta chi legge – soprattutto chi vuole pensare criticamente – su due linee di fuga complementari. Da un lato, costruisce una forte instabilità cognitiva: il montaggio di lingue, tempi storici e immagini contrastanti genera un clima di dubbio e di vigilanza critica. Il testo non offre certezze né chiede adesioni immediate; costringe invece a verificare continuamente ciò che percepiamo come credibile. In questo modo attiva una sospensione del giudizio che diventa, essa stessa, gesto politico e conoscitivo. Dall’altro lato, dentro questa turbolenza linguistica, si avverte una certezza affettiva: una postura etica radicata, quasi corporea, che si manifesta nella solidarietà verso gli oppressi, nella critica delle violenze geopolitiche, nella fiducia nelle possibilità di resistenza. È un sentimento di “casa nel margine”: la poesia sembra trovare il proprio luogo non nella stabilità, ma nella frattura che apre nuove possibilità di senso. Le due dimensioni – instabilità e radicamento – convivono e si rafforzano a vicenda.
York Trafalgar usa un linguaggio poetico che non mira a spiegare il mondo, ma a farlo sentire con consapevolezza e responsabilità etico-politica. È un impegno poetico che non ordina la realtà ma la attraversa, sempre in divenire e in tensione critica. Questo orientamento dialoga direttamente con i nostri saggi dedicati alla resistenza contro il modello rinnovato del neocapitalismo spirituale, immateriale o cognitivo-linguistico1. Basta un esempio, tratto da Economia politica della poesia e dell’arte: in quel saggio, la poesia è descritta come pratica situata, inscritta in condizioni materiali, sociali e linguistiche. Non è un esercizio astratto, ma un intervento dentro rapporti di potere. York Trafalgar ne offre una prova evidente: attraverso la sua rete di riferimenti storici, politici e religiosi, mette mano alle strutture che organizzano il mondo – economia, Stato, religione – e fa della scrittura una forma di pratica politica. Ne deriva una resistenza poetica al capitalismo linguistico della “poetry machine”, che tende a ridurre il linguaggio a dati profilabili e monetizzabili. Il testo risponde invece con un linguaggio denso, plurale, contraddittorio, non calcolabile: un’eccedenza che diventa soglia di opposizione ai discorsi standardizzati e alle semplificazioni automatiche.
Per questo, York Trafalgar dialoga in modo diretto con le riflessioni sulla resistenza al linguaggio algoritmico. In un mondo digitale e iperaccelerato, la poesia può ancora opporsi alla semplificazione e all’automatismo. Lo fa non spiegando, ma creando turbini linguistici: mescola lingue diverse, immagini geopolitiche, riferimenti storici e religiosi, persino parole che sembrano sbagliate o fuori posto. Questa apparente confusione non è un difetto: è una forma di resistenza.
In un tempo dominato dall’algoritmo, che riduce tutto a dati prevedibili, York Trafalgar rivendica il diritto all’imprevedibilità, all’ambiguità, all’eccesso – tutto ciò che una macchina fatica a interpretare. Così, eventi storici lontani – dalla battaglia di Trafalgar alla Baia dei Porci, dai racconti biblici alle derive politiche contemporanee – convivono nello stesso spazio poetico. Il risultato è un tempo fratturato, non lineare, che contraddice il ritmo dei media digitali e dell’informazione in tempo reale. Allo stesso tempo, il testo illumina conflitti contemporanei: dalla Fortezza-Europa al blocco di Cuba, dal potere economico dei Chicago boys ai nuovi nazionalismi. Non c’è moralismo né spiegazione diretta; c’è una presa di posizione linguistica che rimette in moto ciò che l’informazione spesso rende sterile o ripetitivo.
In questo modo, York Trafalgar realizza la poesia come macchina da guerra – o, per dirla nei termini dei saggi, come una poetry machine inversa. Una macchina poetica che somiglia alla logica della rete solo per sabotarla dall’interno: produce collisioni, errori, deviazioni. Mostra che il linguaggio può ancora sfuggire alla codifica, aprire spazi di pensiero critico e diventare un atto di libertà. Non un semplice commento sul mondo, ma un modo per interromperne il ritmo, restituire complessità, creare varchi in cui immaginare, pensare, dissentire.

Note
1 Tra gli ultimi: 1) Poetry machine e resistenza al capitalismo linguistico, su Argonline; 2) Il delirio dell’algoritmo definitivo, su Retroguardia; 3) Economia politica della poesia e dell’arte, su Retroguardia.

