Per la serie inaugurata con le prose schizomorfe di Luke Ballordo (qui la n. 1 e qui la n. 2), presentiamo le Confessioni di una figlia del secolo di MB

 

Ti racconto cosa c’è dentro due pasticche di abilify e una di litio. C’è la mia terapia e c’è la voglia di non prenderla, di non ammettere che sia mia, di non assumerla.
Ma c’è anche dentro la volontà di assumerla per essere socialmente accettabile. Poi c’è il rifiuto e poi c’è la presa di coscienza.
C’è la Voglia matta di abusarne e di cadere in un coma vigile per essere più vicino all’assoluto e per consuonare con le altissime frequenze dell’assoluto.
Poi c’è la vita e la morte.
Poi c’è il giubilo e la voglia di arrendersi.
Prendere queste tre pasticche è un rito ormai per me. Prima quelle due arancioni e poi quella bianca.
Tre di fila anche senz’acqua, diluite nel niente che sono.
E poi c’è una persona che ti ascolta e migliaia di miliardi per cui tu sei matta, sei fuori e come fai ad insegnare e come fai a bramare un dottorato.
Poi ci sei tu.
Ed io mi fido e ti racconto che esattemente due anni fa il 2 giugno 2018 tentai di avvelenarmi ingerendo due boccette di En.
E andai in un coma vigile. E rischiai il ricovero. E sì, che lo ricoverino pure questo corpo morto. Tanto non ricovereranno mai l’anima.
E poi ci sei tu e in ciò che sento io mi sento già meglio.
Pausa.
Respiro. O forse no.
Non so bene cosa mi tiene ancora in vita da quel due giugno, ma deve essere potente.
E in quelle pasticche c’è odio e amore il frullo d’ali della libertà nella prigionia.
Ogni tanto sai, torno col pensiero a Trento e penso a quando tutto questo sarebbe potuto finire. Ma una persona mi ha salvato la vita e pensava fosse il caso io continuassi a lottare.
Ed ecco mia cara, io ancora lotto, anche se il mio respiro sa di litio.
E io lotto, anche se ho la vista appannata per l’aripiprazolo e le mani mi tremano nei loro infiniti tic.
E io ci sono. Ieri come oggi e come domani.
E tu non lo sai ma te lo devo.
Tra un tremore e l’altro io vivo.
E tu che ascolti vivi con me e come me.
Grazie al cielo ci sei.
Oggi resisto a tentazioni e ad impulsi continui, vorrei ancora uccidermi se sapessi come, ma sono talmente bipolare che mentre cerco di uccidermi, c’è qualcosa che mi tiene in vita. E forse tra tutto ciò che mi tiene in vita ci sei anche tu.
Vivo.
Io vivo.
E non c’è niente di più bello di essere vivi.
Grazie, perché non spiegandolo l’hai spiegato e pare che tu sappia spiegare bene, d’altronde lo fai per mestiere.
Vado a prendere le pillole e mi abbandono a un chimico sonno.
Buonanotte, sarà giorno domani.
Evviva il giorno.

 


Nota a margine

MB è una donna che vive nell’anonimato per non finire etichettata come “paziente psichiatrica”. Fa parte di un gruppo di auto mutuo aiuto creato dopo la pubblicazione del libro di poesie di Sarah Di Piero Reparto da qui. Parte attiva di Nie Wiem aps, organizzazione senza scopo di lucro e casa editrice di Argo, il gruppo è composto da pazienti, familiari, operatori e volontari, con lo scopo di combattere lo stigma psichiatrico, creare spazi di socialità per chi soffre di disagio psichico e diffondere le buone pratiche del movimento basagliano Le parole ritrovate. Durante la clausura imposta dalla pandemia il Centro di Salute Mentale di Ancona, grazie alla dott.ssa Emilia Alfonsi e al direttore Gilberto Gargliolo, ha sviluppato insieme al gruppo il progetto CSM aumentato, dotandosi di dispositivi in grado di assicurare un contatto a distanza per i pazienti impossibilitati a raggiungere il CSM e ha autorizzato Nie Wiem ad attivare il servizio Reparto da qui su Whatsapp per ricevere e inviare opere creative via internet. Le opere inviate saranno pubblicate nel sito dell’organizzazione e una selezione anche su Argonline.it. Chiunque lo desideri, può entrare nel gruppo Reparto da qui, scrivendo a argo@argonline.it.