Andrea Marcellino è un amante di bici: non importa che sia una BMX brakeless o una MTB, ciò che conta è pedalare.

Sulle due ruote ho macinato rabbia e distillato fiducia. Quattro bici per quattro stagioni1 sono i cicli delle diverse età. Ovvero come ad ogni bicicletta corrisponda un’Era dell’evoluzione terrestre, o forse, che è più probabile, una mia singolare esperienza.

  1. La BMX – quella piccola – è venuta per prima perché il gioco doveva valerne la candela. Mi spiego: per emergere dagli stravizi giovanili nei quali mi bagnavo, una bici seria non sarebbe bastata, ci voleva il pepe delle acrobazie incoscienti. La piccola è brakeless e molto nervosa con le ruotine da 20 pollici (una bici da uomo cresciuto ne monta da 27 e mezzo) – per cui non si ferma e non compaiono per niente, alle estremità del manubrio, le leve dei freni. È una bici agile e richiede potenza ed elasticità, educa alla costanza pagando bene in soddisfazione e muscolazzi. Prezzo: le cadute sono inevitabili, qualche contusione anche.

  1. La fixie è una bici a scatto fisso, significa che anche se smetti di pedalare – o meglio se tu, per ipotesi, volessi smettere di farlo – i pedali e le pedivelle e la corona e la catena e il pignone, tutti assieme ciascuno pericolosamente, gireranno contro la tua intenzione opposta, spezzandoti le ginocchia o lanciandoti davanti al manubrio, prima di dov’eri. (Questo l’ho verificato mentre lavoravo in sella, casa per casa, censendo la popolazione.)
    Per il solo brivido del rischio, brakeless anche questa. In realtà esiste una tecnica per frenare, in piedi sui pedali, tutto il peso sulle braccia e fermare la pedalata con decisione. Anche questo è salutismo: pepe che declina un mezzo di per sé sensato in un’accezione appetibile per un cervello in adolescenza.

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  1. La MTB (nipote anglofona del rampichino) lo vedi che è un po’ più seria, a partire dal prezzo. La sospensione anteriore da sola, costa come le due bici di qui sopra, intere e messe assieme. C’è il brivido ma… questa monta due freni enormi! Pinze e disco da fare invidia a una motocicletta. Poi l’impianto idraulico viene spurgato con attenzione maniacale e le leve del freno, la cui sporgenza dall’asse del manubrio è proporzionata al bisogno delle dita tramite una vite esagonale che scompare nella leva stessa, stavolta sono entrambe presenti.
    Ti porta fuori dalla città però lì è in mezzo alla natura ed è terribile perché è pieno di rocce taglienti, strapiombi, rischi connessi alle differenze di dislivello sulle micro-distanze (salti) e sulla distanza complessiva (dislivello). In aggiunta, con il riscaldamento globale, è sempre più colmo di zecche, il che comporta delle malattie bruttissime o il vaccino. Questa è una bici sociale, ama la compagnia sopratutto in caso di emergenze meccaniche o ossee; cedimenti strutturali che si verificano con cadenza annua, dovuti principalmente all’eccedere la propria velocità governabile. Segue l’arresto su pareti minerali variamente accidentate, alberi o peggio… nessun ostacolo: il burrone.

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  1. La bici da viaggio va sana e va lontana perché per i canoni odierni è estremamente lenta. In realtà puoi cambiare tranquillamente zona ogni giorno, quindi non è poi così lenta come dicono. Affidabile, la sua destinazione naturale è tra le gambe allenate dalle tre bici precedenti. Questa spicca come un curioso camper colmo di borse e carichi sporgenti. Tant’è che la tariffa dei campeggi italiani è adeguata alla sua fama di camper e a differenza di molti campeggi europei, il prezzo dedicato al cicloturista non è previsto. Lo sfortunato si trova, di listino, equiparato a una famiglia composta da sei persone con camper e auto e scooter e cane e gatto a comporre il ricco seguito.Ma insomma, si può sapere giunti fin qui, il contratto del titolo poi dove sta?!

    In se stesso. Diversamente sarebbe un contratto sociale ma non è così, non ancora per lo meno e per i più. La bici da cicloturismo richiede costanza e resistenza, solo dopo instaura emozioni lungamente caudate, uncinate. Meno adrenalina forse ma più endorfine – ci si potrebbe spingere ad azzardare –, addirittura ossitocina – mi avventurerei infine a sostenere –, ma a tutt’oggi, alla luce dei fatti, questo è solo un costrutto teorico, il che non esclude l’esigenza di uno studio “delicato” che può essere osteggiato dall’assenza di capitali “in vestiti” (…be my sponsor please!!!).

    Ad ogni modo se un giorno di viaggio si rivelasse spiacevole, il giorno dopo la pedaleresti in un altro posto. Problema risolto. Ti chiarisce i legami primari: è una bici sia sociale che solitaria. Inoltre ti rende partecipe della meraviglia di “quello che resta di non sciupato” (il fu Creato). La bici da viaggio è dunque uno strumento di libertà che pretende incessante idealismo: puoi attraversarci mezza Europa ma non diventa un mezzo di trasporto, integra ti conduce nel mondo parallelo, un sogno sovrapposto alle corsie a scorrimento veloce, proprio alla lettera quando pedali sulla corsia di servizio che spesso accompagna la carreggiata autostradale. È successo anche questo e anche peggio, e se l’apocalisse sistemica dà tregua, la prossima bella stagione sognerò il nord Europa (assieme ai trecentomila soldati americani di Defender Europe con i loro 20mila pezzi da guerra). Io dolce sul mondo. Perché le due ruote sono prima di tutto uno strumento delicato, una carezza trasognata.

1 Quattro bici per quattro stagioni è un blog che parla di biciclette ed età della vita. Ho le mie ragioni per dirlo, lo nutro personalmente con molte foto e brevi testi didascalici. È una pagina web navigabile all’indietro per l’infinito, risponde all’indirizzo 4sc.tumblr.com

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