Dunque, non è per noi la quiete. L’idea che ci sia una sca-
la su cui – se tenessi al mio onore– dovrei ambiziosamen-
te salire, mi stanca come ogni minaccia di progresso.Vor-
rei restare com’ero come sono,dissennato inadatto possi-
bilmente peccaminoso, e meno fotogenico d’un solitario
sedano in un piatto. Vorrei essere semplicemente arioso,
nella fortuna d’un crepuscolo.

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Nostra curiosità dovrà soffermarsi, se non vuole un deri-
sorio esilio. Guardar si deve, ma piú lentamente. Penso a
una fede naturale, un lietombroso chiaroscuro, un tenersi
a nuvole e cespugli, un accordo senza sottomissione. Mi fa
contento per sempre la precarietà. Dopo i due punti, non
devi far altro che guardare. Ecco, un sole spavaldo.

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Il rumore che fanno i piatti, quando sono costretti a lavar-
si. Poi sono travolto, credo di dormire. Oui, je ferais une
petite promenade, mais il faut qu’une porte soit ouverte.
Ultimi esercizi d’archeologia: uno stagnino, la sua casset-
ta a tracolla che oscilla per la via. Laggiú, un arrotino, il
padre di mia madre fabbro e maniscalco, la bottega che
s’adombra del lattaio. Perché i doganieri han la manía di
far l’occhiolino alle ragazze? C’è forse una promessa, nel-
lo sconfinare?

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Ne l’arido riparo, qui non piove, nell’oscuro benvenuto
del sonno,nella mancanza d’esempi sono sogni,e speran-
do in un fólgore una movenza gitana, nel dormiveglia ch’
è due volte me senza volere—oh in tutto questo, da ami-
co, seduto accanto a un vuoto.

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Ora, qual sussulto d’inverno, m’insinuo fra le dolci prete-
se di primavera, tenacemente salvo da sconfitte, mentre
premono insieme le mie età, dicono non crederai ingenua-
mente alla tua storia. Pure, non so di un’infanzia che valga
le sventurate nostre, rammento risonanti gemiti o sospiri
ma servitú nessuna, e m’invoglia ancora un brivido di lu-
ce, mi rincuora la maleducata pianta rampicante che ad o-
gni modo farà amicizia con gli alberi.

 

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Corre alla sua sorte, testi di Nanni Cagnone, disegni di Francesco Balsamo,
Carteggi Letterari, le edizioni, 2016.

Testi scelti da Fabio Orecchini.

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