I videogiochi sono letteratura elettronica? La letteratronica non è forse una nuova forma di arte programmata? Potrebbe nascere una tradizione della letteratronica dalla traduzione digitale della opere letterarie sperimentali? Continuiamo a pubblicare discussioni e argomenti emersi dal laboratorio di letteratronica di Fabrizio Venerandi

 

Nelle chat del laboratorio di letteratronica si continua a discutere sulle definizioni. Tutto è iniziato qui, quando Fabrizio Venerandi ha proposto di includere i videogiochi nella definizione di letteratura o, almeno, di creare un termine corrispettivo a “letteratura” per i videogiochi, e per le neonate arti narrative e non.

Di seguito riportiamo una catena di messaggi scritti dai partecipanti al corso di Letteratronica. Invitiamo chiunque a commentare sui nostri canali social o via mail, all’indirizzo argo@argonline.it, per continuare questo dialogo aperto sulla letteratronica.

 

LETTERATRONICI ovvero i nuovi «Quelli delle macchinette»
(appellativo dispregiativo dato al Gruppo T, stando a Giovanni Anceschi) 

 

Daniela Calisi

La letteratura elettronica, sebbene commercialmente o editorialmente in letargo, ha avuto un impatto fortissimo sugli attuali sviluppi del mondo culturale. Forse si tratta di un problema di nomenclatura che esclude dal campo tutte le manifestazioni che non sono propriamente “elettroniche”. Io stessa, praticante ed entusiasta fino circa al 2010, ho smesso di considerare “elettronica” la forma di scrittura che pratico.
Forse l’avevano azzeccata quelli del Gruppo T che parlavano di Arte programmata, nel senso non del codice ma della progettazione delle dinamiche di un oggetto. Oggetto che ovviamente in letteratura sarebbe da considerarsi testuale.

Giovanni Anceschi, Strutturazione liquida elicoidale.

Se allarghiamo il concetto in questo modo allora trovo più facile giustificare la mia impressione che la discendenza da Oulipo sia se non univoca (c’è tutta la scuola americana da considerare) quantomeno diretta.
Poi si può cercare di capire se il lavoro di Balestrini, per il fatto che comunque era stampato, lo consideriamo o no elettronico. Personalmente sì.
Io sto lavorando adesso a dei libri cartacei con all’interno sensori e processori che “stampano” ad es. su twitter il frutto delle loro ricombinazioni, ottenute dal lettore tramite manipolazione fisica. Dal punto di vista commerciale produttivo ci sono già esempi di grandissima tiratura, come nel caso di un diario scolastico che puoi suonare come una chitarra. Elettronici lo sono, questo è innegabile, si tratta di capire se possono essere usati per farci letteratura (per quanto sperimentale e di nicchia).
Questi oggetti farebbero parte della letteratura elettronica? La definizione in sé avrebbe ancora senso? Cioè la letteratura elettronica deve per forza essere immateriale?

 

Daniele Giampà

È molto difficile per non dire impossibile trovare una definizione per un fenomeno culturale come la letteratura elettronica che è per sua natura mutevole, ibrida, volubile e versatile.
Potremmo definire la letteratura elettronica come un tipo di letteratura che nasce in un contesto digitale e che è concepita per essere fruita per mezzo dei media digitali.
Se un racconto o una poesia pubblicata in un blog possono essere stampati e non perdono nessuna funzione essenziale – link, video, effetto audiovisivo, interazione – allora quei testi letterari non possono essere considerati opere di letteratura elettronica.
La ELO esclude gli e-book dalla sua definizione di letteratura elettronica. Gli e-book in formato PDF che sono statici, lineari, monomediali sono molto simili ai libri cartacei.
Con l’avvento del formato EPUB3 che si basa sulla tecnologia del web (html, css, javascript, SVG) è possibile pubblicare opere di letteratura che presentanto tutte le caratteristiche della letteratura elettronica. Peccato che il formato EPUB3 non sia compatibile con la maggior parte dei lettori di e-book.
Molte opere letterarie che nella cultura della stampa vengono definite “sperimentali” – Mallarmé, Cortázar, Calvino, ecc. – presentano molti espedienti narrativi e modalità di lettura che sono caratteristiche della letteratura elettronica.
Queste opere “non funzionano” o “non funzionano bene” sul medium cartaceo, ma possono essere rese digitali e nel web funzionano molto bene. Per esempio Rayuela di Cortázar che si può elettro-leggere qui: http://moebio.com/research/rayuela/


Fino a qualche anno fa c’era un sito web di un liceo che conteneva una versione digitale e interattiva de Il castello dei destini incrociati. Le pagine erano divise in due parti: una colonna a sinistra contenenti le carte dei tarocchi e a destra il testo scritto.
Non ricordo se i link ipertestuali erano nelle immagini o nei testi, ma è facile immaginare una versione digitale di quest’opera.
Credo sia corretto definire questi autori – anche Sanguineti, Borges, Roubaud – predecessori della letteratura elettronica, anche se hanno scritto le loro opere prima dell’invenzione del World Wide Web.

 

Fabrizio Venerandi

Continuo a pensare che la letteratura elettronica abbia vissuto questa visione settoriale dove ogni creatore di letteratura digitale escludeva gli ambiti che non riteneva contigui ai propri: e la tendenza continua ancora oggi. Gli scrittori di interactive fiction snobbano la scrittura a bivi e i lettori di librogame storcono il naso di fronte a mondi narrativi e mud.

La ghettizzazione dei videogiochi è un’ulteriore miopia: se lavoro in digitale ho tool di sviluppo che immediatamente toccano tutte le nature del digitale: ho interazioni, grafica, suono, video, vettori. Pensare che un creatore di storie digitali debba scrivere in digitale imponendosi di non superare il limite tecnico della macchina da scrivere, pena non fare più letteratura, è piuttosto ridicolo dal punto di vista creativo.

Se questo è lo scotto da pagare, allora non faremo più letteratura ma qualcosa di nuovo e diverso. Ma questo qualcosa ha bisogno di un vocabolario nuovo per metterne in rilievo le qualità, perché “videogioco” o “ipertesto” sono termini grossolani e generici che non danno informazioni sul lavoro che sta dietro all’opera che sto usando. Altrimenti, con lo stesso criterio di appiattimento semantico, L’infinito del Leopardi non è letteratura, ma stringhe alfanumeriche.

 

Daniele Giampà

Non esiste una formula magica per definire la letteratura elettronica o per determinare se i videogiochi sono letteratura o no. Bisogna fare una tassonomia, determinare le categorie e descrivere le caratteristiche delle singole opere. I videogiochi, per esempio, possono essere divisi nei generi: action, adventure, simulation, strategy, role-playing, puzzle e i rispettivi sotto-generi. Dopodiché si decide quali sono i fattori e gli indicatori di narrativa per identificare quali tipi di videogioco presentano espedienti narrativi.

Super Mario, per dire, ha un chiaro plot. Il protagonista che cerca la principessa. Nella categoria adventure rientranno interactive fiction e avventure testuali che sono chiaramente opere letterarie. Altri giochi come Wizard of War, non presentano nessun tipo di espediente narrativo e quindi vengono esclusi dalla letteratura elettronica.

 

Wizard of war

 

Daniela Calisi

Ah quindi un testo no plot esempio Zang thumb thumb non é letteratura. Okkeeei.
Ma devo rallentare perché sento già mi monta già il cristo, cavooliiii.

 

Federico Meschini

Non sono sicuro che Wizard of War non abbia una dimensione narrativa.
Quali sono gli espedienti narrativi di super Mario? La schermata con scritto «Sorry Mario but our princess is in another Castle»?

 

Fabrizio Venerandi

Ma è letteratura solo quello che vuole raccontare qualcosa? io non sono così sicuro. Dirò una cosa impopolare su Pong e Tetris. Posto che sono un tipo di videogioco che proprio non mi piace, mi pare che si trascuri l’immaginario che si crea quando si gioca qualcosa. La giocabilità pura del mezzo, ovvero: anche nei videogiochi senza storia la nostra immaginazione popola la storia quando manca. A volte in maniera inconscia, a volte andando a creare storie immaginarie che “coprono” l’azione pura del gaming.

 

Tommaso Giordani

Scusate. Non capisco perché mi pare che parliate quasi tutti di letteratura come di una medaglia al valore. La letteratura ha avuto un gettito storico definito, dovuto ai media che l’hanno supportata, che sono anche dispositivi di vendita, oggetti fisici intersecati nelle epoche storiche, nei mercati, nelle proprie temporalità, socialità, società. Il libro, per esempio, come device. Le forme narrative di espressione non assurgono a letteratura per forza, non lo hanno fatto per moltissimi anni: non è un status di merito essere ”letteratura”, è semplicemente un termine che ha dominato in un dato periodo storico le narrazioni. Anzi, mi sembra che i tempi siano maturi per superarlo, anche seminarlo… anche un po’ scrollarselo di dosso, forse.

 

Fabrizio Venerandi

È un po’ quello che scrivo io. Più che altro è un discorso pratico: se i videogiochi non sono letteratura elettronica sono “fuori ambito” quando si parla di letteratura elettronica, ergo la letteratura elettronica diventa un cosa molto più marginale di quello che in realtà è, perché la sua natura è proprio quella di essere multi-mediale.

 

Federico Meschini

No no no, il discorso di merito o di valore non c’entra niente. Non si sta dicendo che una cosa è meglio di un’altra ma di codici comunicativi e di natura sottostante, ed è proprio questo il punto: le forme narrative non sono appannaggio della letteratura, ecco perché tutto quello che è una storia non è necessariamente letteratura.
La questione è dire se una mela è una pera, no se le mele sono più buone delle pere.

My two cents, nei videogiochi vanno considerati due assi, quello sincronico e quello diacronico, e i tipi di segni presenti, se simbolici o iconici. Tanto i segni saranno iconici quanto più sarà possibile ricondurre il videogioco ad un genere e capire che storia narra, che è data dalla successione degli eventi sull’asse diacronico. O meglio che storia il videogioco permette di creare in base alla natura interattiva. E questo è l’aspetto denotativo. Poi questa storia può essere arricchita (connotata), con altri codici comunicativi (testo, immagini, suoni o video), in cui però l’interattività è assente (e quindi non appartiene alla natura fondativa del videogioco). Ho difficoltà ad inserire il termine letteratura in questa definizione.


[In attesa di ulteriori contributi di chi vorrà intervenire nel dialogo, nei commenti a questo articolo o nei social o via e-mail, si può leggere un saggio di Federico Meschini sulle differenti forme e pratiche della letteratura elettronica qui.]