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Dal buio – di Bianca Consiglio (Racconto, 2013)

Barletta: 8 Dicembre 1952, 17 morti; 16 Settembre 1959, 58 morti; 3 Ottobre 2011, 5 morti.

Per non dimenticare le vittime di quel sordido patto fra partito del mattone e negligenza amministrativa.

Dal buio

Ave Maria, piena di grazia, che sei nei cieli, Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria, che sei nei cieli, non fa così,  non  così, Ave Maria, piena di misericordia, salvami, salvami, tutto buio, un tuono, poi tutto buio, Ave Maria e Cristo santo, sono qua, mi vedete? Sono qua, non mi muovo, solo le dita, solo quelle, un poco, Ave Maria, piena di grazia, sì fa così, il Signore è con te, sento solo il cuore, il mio, come un pazzo, sbatte, Ave Maria, Ave, Ave, Ave Maria, sbatte, mo crepo, non c’è aria, il cuore, il cuore, benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Franchino, Franchino, piccino, creatura mia, un tuono, è venuto giù tutto, tutto, Franchino cosa farai, mo?

Sei un angioletto quando dormi, un angioletto, un bacio, “Vado a lavoro”, giù arriva Rosa, sono in strada, in strada, “E quando si spiccia questa? Mannaggia a chi l’ha vista! Mo quello ci fa ‘na capa tanta quando ci vede, mo la chiamo… Na, beato a chi si vede! Ro’, ti stavo a chiamare!”, “Eh, cinque minuti!”, “Dai sali e sbatti lo sportello che non si chiude bene, lo sai che quello scassa le palle”, “Stamattina Giusy non ne voleva sapere di alzarsi, diceva che teneva male alla pancia, per questo ho perso tempo!”, “Ma mo dove sta?”, “Col nonno, la porta lui all’asilo, FRENA!”, “’STO STRONZO! Tiene rosso e passa come un treno!”, “Ieri m’ha chiamato Ruggiero, dice che al cantiere hanno quasi finito e che torna Venerdì”, “Buono che torna, no?”, “Mo che torna s’ava acchia’ ‘n altro cantiere e ci sta la crisi, lo sai… Lì, lì, parcheggia lì, vicino ai bidoni”, “Hanno gettato un divano, quasi sano”, “Ma vattinne che sta scassato!”, “U vì, già ci sta Gino a incazzarsi con quelli delle ruspe!”, “E ci credo! Gli stanno sfasciando la casa, tenessi io ‘na casa tutta mia!”, ”Poraccio, sta a scamare come un pazzo ma, co’ tutto il rumore delle macchine, nessuno se lo caca”, “Quello sta sopra al laboratorio, non è che ci viene tutto addosso?”, tutto ricordo di stamattina, tutto, ogni parola, ogni verso, tutto, pure il colore dell’aria, tutto, che sembrava estate, tutto, le ciglia chiuse di Franchino, una ad una, chiuse sui sogni di creatura, tutto, e la caffettiera che brontola e l’odore, tutto, anche lo scatto della porta che si chiude, Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te, con te, con te, il Signore è solo con te, non con  me, che sto qui sepolta, disgraziata come un sorcio, ‘na mappina intra ‘a munnazze, un niente, che manco tu mi vedi, madonna mia! Che stai con tuo figlio e io, il mio Franchino, lo lascio solo, solo, solo, Ave Maria, piena di grazia, Santa Maria, madre di dio, prega per me, prega per me, adesso, adesso, adesso, prega per me adesso, U TRAMOUT! U TRAMOUT! Poi il buio, più niente, solo il buio, e non è stata la terra, sono stati gli uomini, stavano a fare i lavori, stavano a buttare giù la casa a fianco per farci un palazzo con tanti appartamenti, tanti, di quelli che ci hai gusto a ricevere i parenti e a tenere puliti meglio di una chiesa, di un altare, Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne, non io, non io, che me ne vado senza benedizione, senza un fiato, una mano sulla fronte, un bacio di mio figlio, senza niente, lo dicevano che i lavori al cantiere a fianco erano un disastro, lo dicevano, lo dicevano quelli di sopra, “Qui crolla tutto!”, “Ci stanno certe crepe”, “Il pavimento sta sconnesso” e la notte, la notte, “Si sentono i rumori!”, come la casa che si lamenta, che avvisa di andare via, Ave Maria, piena di grazia, era venuto l’ingegnere e poi i vigili e pure quelli del comune, sono venuti a vedere, che i proprietari di sopra li chiamavano di continuo, che le crepe si facevano sempre più grandi e buie, e questi tutti a dire “State tranquilli”, “Sono assestamenti”, “Assestamenti”, dicevano, “State tranquilli”, mentre le crepe si facevano più profonde e buie, e dentro a quel buio ci sono finita, maledetti, maledetti, dentro la crepa ci sono finita insieme alle compagne, Ave Maria, piena di grazia, prega per me e per le altre che qui ci sono venute per lavorare, come ogni giorno, veniamo qui a cucire per quattro all’ora, Santa Maria, madre di dio, prega per noi che qui ci veniamo a lavorare, prega per noi, che campiamo con poco, che ci accontentiamo, come vuoi tu, ci accontentiamo, che ti ringraziamo per il lavoro, anche se non ci mettono in regola, noi ti ringraziamo che qualcosa a casa ci torna, prega per me e per noi, adesso, adesso, adesso prega per noi e per i nostri figli, adesso e nell’ora della nostra morte, Amen.

 

         

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