La mente bianca è la plaquette uscita nel maggio del 2019 dalla penna di Lorenzo Franceschini (marchigiano, nato nel 1982) che, accanto alla sua attività di musicista e cantautore, approda ora alla scrittura in versi, in un’opera che è anche un piccolo gioiello

Come avviene nella tradizione delle Edizioni “Il vicolo” di Cesena (collana Motus Animi Arcana, diretta da Marisa Zattini), la plaquette di Franceschini si mostra nella sua forma elegante e pulita, bianca e argentata incarnando al meglio lo spirito del titolo.
La mente bianca si compone di sette sezioni che accolgono pochissimi versi – in realtà un poemetto unico, spiega l’autore in nota -: un distillato che arriva dopo anni di lavoro, arricchito dai preziosi disegni di Raimondo Rossi.
I versi, così essenziali, si dispongono in modo ricercato sulla pagina, mettendosi in dialogo col silenzio e lo spazio bianco della carta. In questo libro si configura infatti una danza, che alterna il pieno e il vuoto, la parola e l’attesa, il suono, il segno e il silenzio.
I temi sono quelli fondamentali dell’esistenza, dell’Io che incontra e si scontra con l’altro e con il tempo; temi pronunciati con estrema accortezza e con quella sospensione che lascia il lettore in una posizione di attesa, per ricevere il verso nello spazio e nel tempo necessari al pensiero.
A completare il lavoro, in apertura una raffinata premessa di Fabio Ciceroni, che spiega: «Anche la mente bianca, nella sua esatta astinenza, deve rispondere al richiamo di René Char: Al centro della poesia un avversario ti attende. È il tuo sovrano. Lotta lealmente con lui».

 

 

*

 

Per rendere impossibile
anche questa parola
e andare ad abitare un po’ più in là.

 

*

 

I

In questo abbraccio
io mi aggrappo a te
per restare

la mano che chiede in affanno                         il dono

 

*

 

Vestita
di bianco la mente
si spegne alla tua fonte

 

 

m’insegni
lenta
dove indugiare

 

 

“supina sul silenzio
ogni cosa un fiore
offre”.

 

*

 

Stasera ho pregato per te
che le buone poesie siano tante
da farci un cantuccio
per tutte le estati.

 

*

 

(Ah, quanto avrei voluto continuarti!
– stelo bellissimo che non ha radici per chiedere).

 

 

*

 

II

Dall’argine
di queste sfasature
tendiamo una mano, o solo uno sguardo.

 

*

 

Abitavamo
quelle lande
della notte
quando il corpo finisce
e la mente bianca
– solo lì eravamo
di casa

 

 

 

fino a diventare
due cose

 

intransitive

 

scordate
sull’adito di casa

 

 

eppure sono sempre e solo
a fianco
a te. Soffro questo limite folle
che la pelle m’impone – essere
irrimediabilmente altro
da te.

Vorrei
che m’impedissi di toccarti.

 

 


Lorenzo Franceschini (Milano 1982) vive a Senigallia dove lavora come docente di Italiano e Latino. Insegna Linguistica italiana I e Didattica della lingua all’Università di Urbino “Carlo Bo”. Dottore di Ricerca in Civiltà dell’Umanesimo e del Rinascimento ha tenuto conferenze in Italia e all’estero. È chitarrista, cantante, autore del gruppo musicale Arbitri Elegantiae, fondato nel 2000. Con la moglie Silvia Falcinelli ha fondato il duo musicale Momo Duo, nel quale suona la chitarra e il basso acustico. Ha pubblicato poesie in raccolta collettanea, e racconti, articoli, recensioni ed interviste in varie testate nazionali. È redattore di “Argo – rivista d’esplorazione”. Questo è il suo primo libro di poesie.