Déserts di Francesco Scapecchi ⥀ Autopoetica
Per l’ultima pubblicazione dell’anno prima della pausa estiva, la rubrica Autopoetica, a cura di Marzia D’Amico, ospita Francesco Scapecchi. L’immagine di copertina è come sempre di Valentina Vallorani. È possibile segnalarsi inviando propri testi e una dichiarazione di autopoetica alla mail: autopoetica.argo@gmail.com (tutte le pubblicazioni finora apparse nella rubrica possono essere lette qui)
Cosa dire, in questi inferni? Come avere il coraggio di, e dove trovare la forza, forza vera, che lasci il segno, per dire? Per spostare in avanti di almeno qualche centimetro (siamo in guerra) le posizioni?
Avere rilevanza. Non solo in voce.
Ma, alla resa dei fatti, rimanere fermi. Essere disarmati. Con una piccola sacca di parole. Poche. Con queste affrontare la siccità che viene.
E allora anche paura a parlare. Impossibilità profonda di dire io. Noi.
Almeno, allora, dire loro. I pastori del sangue. E non accettare la loro villeggiatura, il loro giardino dove “tutto funziona”.
Provare a dire tutto questo enorme, con poco. Fallire, nemmeno. Perché non si è ancora veramente cominciato. Provare. Con i sassi e le parole.
(Francesco Scapecchi)
⥀
rastrellano arido suolo
per far sorgere semi
neri
morte, rotti nel secco
tegumento. predano
senza grazia quello
che passa. vendono
anche
briciole, falli, sconfitte.
suona, poi, metallo
⥀
enclosures fanno
into enclosures:
dividono anche:
nel giardino
segnano
coltivano le aiuole.
fanno che sia
giungla fuori
tutt’intorno.
cogliendo di là
a mano armata
il nutrimento:
(il godimento):
erbe cattive: siamo
quello che mangiamo
⥀
restano al loro posto
miracolosamente
anche nelle sconfitte;
perché (dicono) il
fallimento
non cade mai dall’alto
non interessa la testa.
ogni arresto del moto parte
dal basso, dalle gambe.
⥀
se un edificio crolla
dalle fondamenta
(vorrebbero rispondere)
la testa è
marcia.
⥀
scacchiere
tra le aiuole ridisegnano.
siccità affama i fiori.
loro applicano stecche
di legno, steccati,
per salvare la facciata.
dipingono, anche, corolle
con colori
che falsano natura.
nessuno se ne accorge.
in alto azzurro
segato
da traiettorie
di caccia.
in basso vene
scoperte:
suolo che boccheggia.
il ruolo del cielo oggi è oscuro.
⥀
spargendo sale
fanno
la casa una landa
vuota.
tralignano
in campagna
scuotendo disperati
il secco
che è rimasto.
⥀
suono
. rocce rotte
distesa di polvere
posata sui confini
evidenziando.
gong tra stese croci
deserto fanno. hanno
fatto. faranno.
. non c’è
tempo, solo nomi
non fatti.
. le parole?
frantumi. le cose?
mai viste.
. carrelli
di immagini a velare,
adagiate sui miraggi.
del caldo, della fame.
venti senza direzione
staccionate cedute
icone senza descrizione
fedeli senza occhi.
la terra non chiede
di essere toccata.
nel vuoto
qualcosa
si muove.
. fa’
che si nasconda
bene
⥀⥀⥀
Il mio interesse si rivolge spesso a ciò che è vagabondo e incompiuto, irriducibile ad una verità. Il frammento, nelle sue varie forme, è al limite tra la negazione e l’affermazione di qualcosa.
Al limite fra i due mondi immagino si possa continuamente riscrivere la propria identità, i propri codici. Questo pensiero è la base di un percorso di ricerca che muovendosi nella frattura, nello spazio fra due o più domini, prende ogni volta una forma e una strada apparentemente diversa. Questa fascinazione per l’incompiuto, l’errore, il continuo sfuggire al senso mi conduce alla poesia. Multiforme e frammentato, il mio modo di agire l’arte non si esaurisce in una risposta conclusiva, tenendosi aperto all’indeterminato.
(Valentina Vallorani)

Francesco Scapecchi
Francesco Scapecchi, 1992, Lucca. Insegna (a non imparare) nelle scuole superiori. Scrittore (poesia e prosa), artista asemico, musicista. Tra i fondatori del Borda!Fest, festival underground di autoproduzioni. È tra i redattori della rivista ahida! e dal 2024 tra i curatori del progetto Diffrazioni. Di suo puoi leggere: Brevi storie senza significato, racconti, con illustrazioni di S. Recchia (Prott, 2018); Il sentimento non dicibile dell’oggi, poesie (Transeuropa, 2022); è presente nell’antologia L’ordine sostituito (déclic, 2024) e sulla rivista NiedernGasse; trovi suoi testi online su: Il cucchiaio nell'orecchio, multiperso, Gorilla sapiens, Poesia Ultracontemporanea, Machina, Argo, La morte per acqua, NiedernGasse, Utsanga, Ponte bianco, Esiste la ricerca – blog, Utopie del desiderio. Ogni tanto lo puoi trovare a qualche festival di autoproduzioni che regala poesie.

