Quando le labbra si sincronizzano su quella musica, io tendo a scomparire.
Sono Shirley Bassey per 007, Julie Andrews-My favorire things, Rosemary Clooney in Mambo Italiano, Mamma mia! sono una Dancing Queen…
Sono Francois A<r>ldente, labbra polpose e membro in evidenza. Vestito di brillanti verdi, stivali lunghi e bianchi, unghie corte e senza smalto.
Sono Simon, la fatale Simon, ≪ti amo Simon!≫, drammatica diva…
E sono la paffuta Soyokaze-san. Ascelle dai peli lunghi e folti, perle di plastica, capelli ossigenati: la mia Marylin…
È una particolarità del Giappone “scomparire nell’aria”, sentire l’atmosfera di un ambiente o di una situazione, lasciar fluire la propria individualità in un’altra, adattandosi. Dicono, scrivono, che in Giappone si tenda a considerare il gruppo, a tenere conto più delle relazioni tra le persone che di se stessi. A un occidentale questo potrebbe non piacere, difficile rinunciare a sé, se non dissolversi in quelle musiche, confondersi con quelle labbra. I’ve never been to me.
Ogni mese, l’ultimo venerdì del mese da venticinque anni, volti nuovi si mescolano a vecchi: Francois sincronizza le labbra, Lala mette dischi e mixa i suoni, Simon sale al trucco.
È magico.
Diamonds are forever… una voce suadente sussurra. Un richiamo. Si fa silenzio, ci si avvicina al palco in attesa, inizia lo show: the way of love.
BuBu de la Madeleine è talmente forte e così calata nel suo personaggio da non aver bisogno di danzare: ferma, con una mano sulla stampella, muove soltanto le labbra. If you go away, I will survive. Solo lei può farlo… e se Chocolat è una contorsionista, a Francois basta uno sguardo: it’s raining men… somewhere over the rainbow!
Tendo a credere che queste creature vestite tanto esageratamente, truccate come draghi sfavillanti e variopinti, con le ciglia allungate e le parrucche come piani di torte nuziali, siano in questo modo più nude ed esposte nella loro fragilità. Che siano sul palco, di notte, un condensato dei loro desideri diurni. E che sia quello il volto vero, la parte intima da proteggere, un sacrario.
≪…dolcissime creature. Non avevo capito. Non sapevo. Com’è giusto accettarvi. Amarvi. E come è semplice.≫, diceva Marcello/Federico nell’ultima sequenza di 8 1/2; e sono sicura che questa atmosfera, mascheroni e vestiti improvvisati, sarebbe piaciuta a Fellini.
La storia dello show di Diamonds riconduce a tre decenni fa, quando BuBu, Lala, e Simon giravano di notte per i locali di New York. Allora c’era Teiji, volto bello dalla storia triste, era la bubble economy, il tempo di Tokyo Decadence, Shinjuku era in piena di sakē e di yen. Ora nel ventre cavo del Metro Club di Kyoto, lo spettacolo è più intimo e familiare. A volte arrivano stranieri, inconsapevoli che dietro lo show ci sia una storia: un gruppo d’artisti che agli inizi degli anni Ottanta applicavano la tecnologia al teatro, parlavano in Giappone dell’HIV e dei diritti dei lavoratori sessuali, e portavano i loro spettacoli in tour per il mondo.
Quando mette un disco per le labbra rosse di Simon, Lala pensa che il tempo si sia fermato. Sulle note di Amapola torna indietro un’altra Marilyn.
Somewhere.
S’aggiungono volti nuovi agli stessi volti, e quegli stessi volti condividono un segreto.
Quando le labbra belle si sincronizzano, Diamonds are forever.

In ordine di ascolto:

Julie Andrews, My Favourite Things
Rosemary Clooney, Mambo Italiano
ABBA, Mamma Mia
ABBA, Dancing Queen
Charlene, I’ve Never Been to Me
Shirley Bassey, Diamonds Are Forever
Cher, The Way of Love
Shirley Bassey, If You Go Away
Gloria Gaynor, I will Survive
Weather Girls, It’s Raining Men
Judy Garland, Somewhere Over the Rainbow
Ennio Morricone, strumentale, Amapola
Leonard Bernstein, Stephen Soundheim, Somewhere

Soyokaze-san, fotogragia di Tomoaki Hayakawa

Daniela Shalom Vagata