Un breve commento su l’ultimo film di Gianni Amelio, Hammamet, che ricostruisce gli ultimi sei mesi di Bettino Craxi 

Ho visto il film e ci ho ritrovato l’approccio filosofico che ho notato in altri di Gianni Amelio. La mise en abime del film nel film fa dell’opera la confessione postuma, impossibile e pazzesca di un essere rinchiuso nel suo mondo. La rottura del vetro è l’atto di ribellione contro l’istituzione psichiatrica, come già contro il collegio, che condanna questi atti di amore, insensati per gli altri ma non per chi li compie. Tuttavia non si può nascondere che Hammamet toglie dall’armadio scheletri che erano stati dimenticati lì dentro e invita a farci i conti, in modo per nulla consolatorio e con una gravitas che si concede solo di rado moti di leggerezza, ancora più pesanti, tuttavia, a ben guardare, come la scena della posa di fronte al carrarmato (capolavoro) e la scena del dialogo con Carpentieri (tragicomica).