È solo un grigio di falena ⥀ Nina Sadeghi traduce Rossella Renzi

Argo propone un contributo della poetessa iraniana Nina Sadeghi, che traduce in lingua persiana un testo dal libro Disadorna, di Rossella Renzi (peQuod, 2022) e ne scrive un suo commento

 

Intorno è solo un grigio di falena
la cenere che sfoglia oscura il giorno
nella fuga le parole incompiute
ancora gemiti a distanza di anni.

Raccontami del tempo senza fiori
dei passi ripetuti all’infinito
del buio che preannuncia altro buio
del canto intonato per l’addio.

Siamo stati stranieri
e non lo sapevamo.
Per il pane e una coperta di lana
abbiamo ringraziato, per il fuoco.

 

در اطﺮاف، ﺗﻨﮭﺎ ﺧﺎﮐﺴﺘﺮی ِ ﺑﺎل ِ ﭘﺮواﻧﮫ ای ﺳﺖ
.ﺧﺎﮐﺴﺘﺮی ﮐﮫ ورق ﻣﯽ زﻧﺪ و روز را ﺗﯿﺮه ﻣﯽ ﮐﻨﺪ
,در ﮔﺮﯾﺰ، واژه ھﺎی ﻧﺎﺗﻤﺎم
.ھﻨﻮز ﻧﺎﻟﮫ ھﺎﯾﯽ اﻧﺪ در ﻓﺎﺻﻠﮫ ی ﺳﺎل ھﺎ

,ﺑﺮاﯾﻢ ﺑﮕﻮ از زﻣﺎن ِ ﺑﯽ ﮔﻞ
,از ﮔﺎم ھﺎﯾﯽ ﮐﮫ ﺑﯽ ﭘﺎﯾﺎن ﺗﮑﺮار ﻣﯽ ﺷﻮﻧﺪ
,از ﺗﺎرﯾﮑﯽ ای ﮐﮫ ﻧﻮﯾﺪِ ﺗﺎرﯾﮑﯽ ِ دﯾﮕﺮی ﺳﺖ
.از ﺳﺮودی ﮐﮫ ﺑﺮای وداع ﺧﻮاﻧﺪه ﺷﺪ

,ﻣﺎ ﺑﯿﮕﺎﻧﮫ ﺑﻮدﯾﻢ
.و ﻧﻤﯽ داﻧﺴﺘﯿﻢ
ﺑﺮای ﻧﺎن و ﭘﺘﻮﺋﯽ از ﭘﺸﻢ
ﺳﭙﺎس ﮔﻔﺘﯿﻢ — ﺑﺮای آﺗﺶ


 

Sul «grigio di falena» di Rossella Renzi

Ho sentito in questi versi il bisogno di camminare dentro la poesia, non di spiegarla.
La voce del testo e quella del commento si toccano, come il volo di una falena che cerca la luce, un gesto fragile, ma inevitabile.
Non è un’analisi, ma un attraversamento: un modo per restare accanto alle parole, sentirne il respiro, le ombre, chiarori.
La figura dello straniero mi ha toccata in profondità: non parla solo di chi è lontano da una terra, ma di chi non trova pienamente dimora nel mondo, di chi vive tra il desiderio e la distanza, tra ciò che brucia e ciò che illumina.

 

Testo e commento

Intorno è solo un grigio di falena
la cenere che sfoglia oscura il giorno,
nella fuga le parole incompiute,
ancora gemiti a distanza di anni.

La falena vola verso la luce e per amore di quella luce si brucia. È simbolo di chi cerca la verità e la bellezza.
Come in Rumi, la falena (l’essere) vola verso la candela e si consuma non per dolore, ma per unirsi alla luce. L’anima riconosce, tardi, di essere straniera solo perché aveva dimenticato la sua origine di fuoco.
Il «grigio di falena» è l’attimo prima del fuoco, quando vita e morte si toccano.
La cenere che resta non è solo fine, ma memoria della luce che fu.

Raccontami del tempo senza fiori,
dei passi ripetuti all’infinito,
del buio che preannuncia altro buio,
del canto intonato per l’addio.

Nella seconda strofa si avverte già il passo dello straniero, immerso in un tempo che non finisce, dove i passi si moltiplicano senza direzione e il buio si rinnova in altro buio. È un paesaggio interiore, tetro e quieto insieme, dove la vita scorre senza approdo. Lo straniero cammina in questo spazio d’ombra: ogni attesa è addio.

Siamo stati stranieri
e non lo sapevamo.
Per il pane e una coperta di lana
abbiamo ringraziato, per il fuoco.

La falena appartiene alla notte ma è attratta dalla luce: vive fuori dal giorno, fuori da ogni patria.
Nel suo volo attraversa il confine tra ombra e luce, tra il conosciuto e l’ignoto.
Così lo straniero vive ai margini, in cerca di una luce che lo accolga, ma più si avvicina a quella luce, più rischia di perdersi in essa.
Essere stranieri, allora, non significa soltanto vivere lontano da un luogo, ma non appartenere pienamente a nulla: restare sospesi tra desiderio e distanza, tra ciò che brucia e ciò che illumina.

(Nina Sadeghi)

 

 

 


Nina Sadeghi poetessa, traduttrice, è membro dell’associazione letteraria Lettera 7. Ha pubblicato le sue poesie in varie antologie (con le case editrici Pagine, Aletti Editore, Asso Editori, Argolibri). La sua raccolta si intitola La poetessa è femmina (GalassiaArte, 2014) dove il tema della donna è centrale.

 

* Sintografia in copertina di Andrea Capodimonte.