«Prendi il maiale, per esempio…».
La ragazza trattenne a stento un risolino imbarazzato, mentre lui continuava a parlare con convinzione, camminando al suo fianco in quella notte così umida e silenziosa. «… secondo test scientifici, pare sia più intelligente del cavallo e del cane, eppure questo non impedisce all’uomo di allevarlo in batteria, ingozzarlo ed infine ucciderlo con metodi barbari e in quantità industriali. Sai come viene ucciso un maiale in allevamento?».
«Risparmiami, per favore…», disse la ragazza sorridendo, mentre si chiedeva come mai fossero finiti a parlare di un argomento così inquietante. Certo, era proprio un tipo strano, ma… così bello. E non solo bello, anche misterioso, affascinante, coinvolgente. I capelli neri come l’ebano, lunghe frange scomposte a coprire gli occhi scintillanti, color ambra. Dio, non aveva mai visto nessuno così. Nonostante l’avesse conosciuto solo due ore prima, aveva deciso che non se lo sarebbe lasciato scappare, non importa quanto strampalati fossero i suoi discorsi.
«… Per non parlare degli aztechi, dei maya, degli indiani d’America. Gli esseri umani hanno combattuto contro tutto e contro tutti, in modo spesso crudele ed efferato, senza pietà, con un unico imperativo: sopravvivere».
Ora si erano fermati sotto un arco di granito, nella penombra, mentre la città sembrava sospesa in una magica assenza di tempo. «La razza più forte è sopravvissuta a scapito di quella più debole. – continuava lui, a voce più bassa – È nella natura delle cose. In un certo senso è giusto. Forse non morale, ma così insito nella natura delle cose da poter essere considerato giusto. Non lo credi anche tu?».
Ora che erano più vicini, la ragazza si sentiva terribilmente attratta da lui, dal suo corpo longilineo ma muscoloso, dal suo tocco deciso, dal suo profumo acre. “Baciami – pensava – baciami ora, lo voglio.”
«Non lo credi anche tu?», ripeté lui con voce roca e sensuale.
«Cosa…? – la ragazza trasalì e le ci volle uno sforzo di volontà per ricollegare il discorso che stava facendo – … Certo, la razza più forte… la più debole soccombe… è giusto…».
«Lo pensi veramente?». La sua voce era un sussurro, mentre i loro corpi entravano in contatto, in un morbido abbraccio.
«Certo ma… è poi così importante?», protese il suo viso, le labbra frementi, gli occhi socchiusi, il respiro di lui vicino al suo volto.
«Per me lo è», le sussurrò prima di piegarsi repentinamente verso il suo collo e affondare i lunghi canini nelle carni, fino alla giugulare.
(Tratto da Ultima uscita – edizioni Inchiostro – Il Riccio editore)

