I filologi e gli archeologi dell’arte al tempo della sua riproducibilità elettronica possono trovare tesori sepolti sotto una stratificazione di dati, non scavando per trovarli, ma cliccando su un link. Ed ecco che all’improvviso si trovano di fronte a opere generate da sequenze di bit che ai loro occhi sono la nuova maschera di Hatshepsut o le nuove tavolette di Ninive. I 700 mila volumi, che secondo Aulo Gellio andarono in fumo nella biblioteca di Alessandria, potrebbero occupare pochi bit nella memoria di un qualsiasi terminale connesso a internet. Ma se lo spazio si è ristretto e 700 mila volumi possono stare in pochi bit, il tempo si è dilatato e 10 anni sono diventati millenni. Così, agli occhi degli elettrofilologi un e-book del 2015, un’opera elettronica di appena lustro fa, che riproduce qualche pagina di un’opera miliare di cinque anni prima, assume il valore che potrebbe aver avuto la scopera del liber di Catullo, composto 1300 anni prima, agli occhi di Geremia da Montagnone. Il valore di una riscoperta.

Certo, non può essere un testo qualunque a generare questo entusiasmo bibliomaniacale, ma l’opera di un classico o un anticlassico, anche fosse vivente. E questo è proprio il caso di Epidemia, dittico realizzato da Carlo Bordini con ritagli di giornale e versi, ispirandosi all’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina che si diffuse in Italia nel 2001. Grazie all’autore e alla casa editrice Kipple riproduciamo un estratto di questo aureo elettro-libretto, che ripropone Epidemia, già contenuta nell’opus magnum I costruttori di vulcani. Tutte le poesie 1975-2010 (Luca Sossella Editore, Bologna, 2010, pp. 495). Questa poderosa summa rimasterizzata (rivista, corretta e rimontata) della vita in versi di Bordini, da Strana categoria (ciclostile del 1975) a Sasso (2008), era un «resoconto, epico in versi» per Roberto Roversi: «Lo leggo come un ampio racconto, meglio: resoconto, epico in versi». Un’epica quotidiana, però, tanto che per Bordini si potrebbero ripetere le parole usate da Guido Guglielmi per il Pagliarani della Ragazza Carla: «Contenuti antiepici e trattamento epico».

I contenuti antiepici sono le piccole sconfitte, le paure e le angosce personali, che, reiterate, riprese in più parti di una medesima poesia, di un medesimo libro e poi in diversi libri, attraverso la ripetizione, trasformano il racconto in epos. Epos quotidiano che, avendo come soggetto il noi, diventa analisi di gruppo: «Noi vi dobbiamo sembrare una strana categoria / un po’ folle e nebulosa / ed infida / anche» è l’emblematica ouverture dell’opera, che è «discesa negli abissi / profondi di se stessi / l’analisi – l’analisi di gruppo».

E proprio questa epica analitica si ritrova in Epidemia, pubblicato nel n. 0 della collana VersiGuasti, curata da Alex Tonelli per i tipi di Kipple (in formato epub/mobipocket, acquistabile in ebook qui). Rispetto alla versione pubblicata da Sossella nel 2010, nell’ebook è presente anche una prefazione scritta da Bordini, oltre a un’introduzione di Tonelli.

Valerio Cuccaroni


 

 

Introduzione

di Alex Tonelli

 

L’epidemia è la forza della natura che più di tutte costringe l’essere umano a interrogarsi sul senso e sul valore della vita.

Come possibile dare un significato all’esistenza quando intorno le persone muoiono in un numero così grande da non poter essere contate? Quando non si è altro che il dato statistico di una carneficina senza colpevoli né colpe?

Non è un caso che la letteratura abbia dedicato al tema dell’epidemia le sue pagine più dolorose, più scioccanti, parole che feriscono e di cui si fatica ad accettarne la portata.

Come non pensare a Lucrezio che nel suo “De Rerum Natura”, opera principe dell’epicureismo latino, inserisce la pagina più tragica: “La medicina balbettava in un muto sgomento, mentre quelli tante volte rotavano gli occhi spalancati, ardenti per la malattia, privi di sonno”.

La Peste di Atene diventa simbolo di una totale insensatezza, l’essere umano si trasforma e da creatura politica, filosofica, razionale, greco\latina, diventa solo un misero corpo sopraffatto dal dolore, dalla sete, dalla malattia e infine dalla morte.

Quante altre pagine potremmo citare: Boccaccio, Manzoni e ancora l’Albert Camus della “Peste”, dove l’epidemia diventa l’annichilente simbolo dell’Assurdo che domina esistenzialmente (ontologicamente?) la realtà umana.

Anche Carlo Bordini parte da un’epidemia per raccontare la sua Weltanschauung velatamente pessimistica, sottilmente di-sperata e profondamente disillusa.

L’epidemia che Carlo Bordini racconta nella sua poesia “Epidemia” non è solo un pretesto per indagare ancora più a fondo l’umana natura ma è soprattutto uno schiaffo al lettore, alla sua indifferenza, alla sua presunzione constante di innocenza e di non-responsabilità.

[…]


Prefazione

 

Epidemia è, tra tutte le mie poesie, l’unica che riporti la data di composizione; e questo perché si riferisce ad avvenimenti storici molto precisi. Nel marzo del 2001 iniziò l’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina, nota comunemente col termine di mucca pazza. Rimasi talmente colpito dalla strage di animali con cui si reagì a questa epidemia, quasi innocua per l’uomo, e dalla leggerezza con cui se ne parlava, che decisi di scrivere un poemetto formato da brani di articoli di giornali in cui alla parola “capi” (con cui ipocritamente sono nominati gli animali da macello) fosse sostituita la parola “schiavi”. Raccolsi quindi in quel periodo molti articoli di giornale che parlavano di questo argomento e li misi da parte, ripromettendomi di lavorarci più avanti. Mi sembrava che la strage di animali che stava avvenendo in quel periodo fosse una sorta di metafora di quel che stava avvenendo nel mondo.

Alcuni mesi più tardi, nel luglio dello stesso anno, si tenne a Genova la manifestazione contro la riunione del G8, culminata, come si sa, con la repressione violentissima. (Partecipai a quella manifestazione.) Successivamente, ero talmente pieno di odio impotente, che, non potendo fare altro, decisi di rendere pubblica la profezia segreta del MIT che un mio amico mi aveva fatto conoscere. Era una maledizione che volevo lanciare. Era come dire: “Io so che voi morirete”. Ed era anche, forse, un desiderio di scomparire, di abbandonare questo mondo, come in una sorta di eutanasia o di suicidio.

Utilizzai i ritagli di giornale che avevo conservato sulla mucca pazza per la prima parte di questa poesia. Mi sembrava che i due temi coincidessero perfettamente.

Non c’è altro da dire. Il resto è nella poesia che segue.

 

Carlo Bordini

 

1

Epidemia

 

 

C’è chi sostiene che proprio in giugno la crisi toccherà il punto più alto. Per quell’epoca i casi di infezione potrebbero superare quote cinquemila e gli schiavi distrutti essere più di cinque milioni.

 

 

 

Mentre un sospiro di sollievo accompagna ieri sera al ministero della Sanità, la notizia che non sono contagiati gli schiavi dell’azienda agricola di Pisa dove erano stati trovati 12 capi positivi ai test e subito inceneriti. Allarme infondato quindi, anche se si attende un ultimo esame per escludere del tutto il rischio epidemia.

 

 

 

Per questo, se dovesse esserci il rinvio a giudizio dei titolari dell’Azienda agricola Annonese, non esiteremo a sospendere qualsiasi tipo di fornitura e in caso di condanna ad adire le vie legali.

 

 

 

Nessun rinvio a giudizio è stato richiesto dalla procura di Asti – dice l’avvocato Aldo Mirate che difende gli interessi della famiglia Vigna, titolare dell’Azienda agricola Annonese.

 

 

 

Ma anche grandi catene della distribuzione che si sarebbero riforniti dall’Azienda agricola Annonese, come la Pam, non hanno né confermato né smentito di aver acquistato carne proveniente dagli allevamenti del gruppo.

 

 

 

Brescia. Sono morti “innocenti” i 117 schiavi dell’allevamento di Pontevico abbattuti la settimana scorsa su ordine dell’autorità sanitaria

[…]

Tasse sospese per sei mesi ad allevatori, macellai e grossisti di carne.

Il ministro dell’agricoltura Nick Brown ha spiegato cosa si intende per “abbattimento sulla base di sospetti”: tutti gli schiavi che si trovano in un raggio di tre chilometri dai siti ove l’infezione è stata riscontrata saranno inceneriti.

[…]

Che l’epidemia sia arrivata anche in Belgio è una dimostrazione lampante della sua contagiosità. Il governo belga, infatti, nel mesi scorsi ha cercato in tutti i modi di preservarsi dall’epidemia: sono stati abbattuti ben 2.300 schiavi importati dalla Gran Bretagna e al confine è stato controllato chiunque passasse per assicurarsi che non trasportasse il virus.

[…]

 

 

2

La genesi di un pensiero

 

 

 

Diversi anni fa il mio amico Beppe Sebaste raccontò a me e a

Giorgio Messori di aver conosciuto un

astrofisico. Questo astrofisico gli disse che il MIT

(Massachussets Institute of Tecnology)

invia da diversi anni una serie di messaggi radio nell’universo.

Dall’esito di questi messaggi [(credo ma non sono sicuro dalla mancanza di risposte)]

e basandosi su una serie di calcoli di matematica aleatoria, il MIT è giunto

alla conclusione che ogni civiltà

quando raggiunge la capacità tecnica di autodistruggersi,

lo fa.

E questo è il caso

della nostra terra. Siamo nell’epoca

dell’autodistruzione. Questa avrebbe già potuto

avvenire, e in ogni caso potrebbe avvenire in qualsiasi momento, e in

ogni caso il MIT calcolava, all’epoca,

che il periodo di vita residua della nostra civiltà non poteva andare oltre i 50 anni.

Queste cose – diceva l’astrofisico – sono state comunicate

ai capi di governo e i più importanti scienziati

ne sono a conoscenza. Non vengono rese

pubbliche per evitare ondate di panico.

 

Beppe ci raccontò di essere rimasto diversi giorni come stordito,

dopo aver avuto la notizia; il pensiero di questa cosa restò dentro di me, sepolto.

Naturalmente ero d’accordo, bastava

leggere i giornali. Poi, pian piano, cominciai a

pensare che quella del MIT non era una conclusione scientifica,

ma una teoria, e pian piano non ci pensai più.

O meglio, ci pensavo ogni tanto, e dicevo a me stesso:

sono contento di non poter arrivare a quel giorno.

 

L’ho raccontato a sette od otto amici.