Questa la frase che la cupola mafiosa trapanese usava ripetere quando si parlava della Calcestruzzi Ericina. L’azienda di Calcestruzzi sequestrata al mafioso Vincenzo Virga ed affidata allo Stato e diventata l’emblema della mafia che, anche con la legge 109 del 7 marzo 1996, voleva rientrarne in possesso.

La storia della Calcestruzzi Ericina è emblematica. Fino al 1994 Vincenzo Virga era considerato un imprenditore rispettato. Piccole aziende da gestire e pensionato. Piccolo mica tanto. Nelle sue mani un patrimonio di oltre 7 miliardi di vecchie lire.
Piccolo imprenditore con la passione per la politica. Quella politica “nuova” che puzzava già di marcio. Quella politica che, per oltre 15 anni, ha inneggiato allo “stato imprenditore”, lo stato affarista, il liberissimo mercato e così via cantando.
Piccolo imprenditore che sfugge alla giustizia e che, 48 ore prima di entrare nel girone dei latitanti, partecipa alla manifestazione di fondazione di Forza Italia in una frazione della città di Trapani, Dattilo. Dalle parti dell’ex sottosegretario all’interno, oggi presidente della 13ma Commissione Permanente Territorio, ambiente e beni ambientali del Senato, Antonio D’Alì.
Quell’Antonio D’Alì che ha vissuto, nel 2005, a stretto contatto con una “stazione unica appaltante” durante le manifestazioni della Louis Vuitton Cup tenute a Trapani nell’ottobre del 2005.
Stazione unica appaltante che, all’epoca, era la prefettura di Trapani e che, come rilevano le indagini su quegli appalti, tanto blindata non era. Visto che molte forniture sono finite nelle mani di imprenditori già indagati per la loro vicinanza alle cosche trapanesi.

Oggi, anzi ieri, un emendamento alla Finanziaria approvato al Senato, difeso strenuamente dal relatore alla Camera, Corsaro (PdL), consentirà la libera vendita dei patrimoni sequestrati alla mafia. Questo emendamento è visto come un rischio concreto di restituzione dei beni direttamente nelle mani da cui sono stati sequestrati. Cioè le mani della mafia.
Quella mafia che non ama che le sue proprietà vengano prese da altri, che vengano sequestrate e che già adesso, già in questo momento fa di tutto per rientrarne in possesso. Proprio come con la Calcestruzzi Ericina. La mafia avrebbe voluto farla morire sottraendole tutti gli appalti così da lasciarla senza risorse. Farla morire per farla risorgere ancora, per l’ennesima volta, come azienda di Cosa Nostra.
Quella mafia che riesce perfettamente a camuffarsi anche da “antimafia” per ottenere i risultati che vuole.
Tuttavia è utile comprendere che il danno è già stato fatto. Il problema, infatti, non è quello di concedere ancora maggiori possibilità (che saranno sfruttate) a Cosa Nostra per rientrare in possesso di quei beni che grondano sangue.
Il problema sono i segnali che la politica ha dato e sta continuando a dare alla mafia così come alla camorra ed alle altre organizzazioni criminali. Segnali di rilassamento anzichè di innalzamento del livello di attenzione con cui la politica dovrebbe guardare ai fenomeni malavitosi per contrastarli opportunamente. Segnali che in Sicilia vengono colti più per quello che non dicono che per quello che dichiarano.
È chiaro a tutti che lo Stato che batte cassa, che fa l’imprenditore avrebbe, prima o poi, dovuto fare i conti con le regole del gioco. Quelle regole che rendono merce la giustizia e scontano la legalità per svendere tutto ed anche di più.
Quanto poi saranno ingenti i proventi che si ricaveranno dalla vendita dei beni sequestrati ai mafiosi è tutto un rebus. Già adesso giacciono senza esecuzione numerosi provvedimenti di sequestro che impediscono allo Stato di entrare legittimamente in possesso di beni provenienti da attività criminali.
Non è una novità che, per anni, alcune pubbliche amministrazioni siciliane, a vario livello, hanno rallentato l’assegnazione dei beni confiscati alla mafia, permettendo, di fatto, a molti “mammasantissima” di continuare ad utilizzarli, anche nella loro latitanza.
Il Governo Berlusconi, abbandonato il filone dei condoni, che tante fortune ha portato nel passato, si dedica oggi alla strenna natalizia dei beni confiscati alla mafia.
Torno a ripeterlo, sarebbe assai interessante verificare a quanto ammonterebbe questa vendita. L’ammontare potrebbe rivelare che nessun beneficio lo Stato ne trarrebbe in termini di risanamento dei conti pubblici. Risanamento nel nome del quale oggi si propaganda ogni porcheria legislativa come legittima.
Non bisogna essere “iscritti” a Cosa Nostra per essere mafiosi. Ci sono comportamenti e silenzi di tolleranza e di connivenza che dovremmo bandire dalla nostra pratica quotidiana tanto al nord quanto al sud della nostra penisola, nel nostro piccolo quotidiano. La prossimità è spesso sfumata e vivere in contesti dove più opprimente è la presenza mafiosa non viene colta come opportunità di coraggiosa testimonianza.
Quante “piccole” Calcestruzzi Ericina, cioè quante piccole iniziative di recupero della legalità, abbiamo abbandonato per tollerare che dentro le nostre realtà sociali, politiche, associazionistiche, si rifugi chi vive tra apparente legalità e reale corruzione?
Sapremo noi accettare questa sfida? Dolorosa, che esige che vengano allo scoperto anche le nostre colpe?
Si tratta di segnali e di silenzi. Quel non detto che rischia di diventare più deflagrante di ciò che viene annunciato.

Gianluca Fiusco

Хью нерешительно потрогал ногу.

Потом “Кастрация хрячка”мы узнаем, “Качество семян”что случилось с трип-боксами на “Кесарево сечение”ближайшей станции.

Как ты и предлагал, услышал он.

А то ”