Finché al mio salve non rispondono le cose di Francesca Stefanelli ⥀ Autopoetica
La diciottesima pubblicazione della rubrica Autopoetica, a cura di Marzia D’Amico, è dedicata a Francesca Stefanelli. L’immagine di copertina è come sempre di Valentina Vallorani. È possibile segnalarsi inviando propri testi e una dichiarazione di autopoetica alla mail: autopoetica.argo@gmail.com (tutte le pubblicazioni finora apparse nella rubrica possono essere lette qui)
Per quanto le parole possano essere contenitori, sono anche contenute dalla loro forma; l’emissione di suono che dà inizio a una parola è un dispositivo di apertura, e l’espirazione della sillaba finale è un dispositivo di chiusura. Tutto ciò che accade nel mezzo è un coacervo di legami eterni, ma la parola comunque inizia e finisce, e l’infinita segmentabilità del suo significato non ci salva dal mondo perituro dei suoi estremi. Questo penso in continuazione mentre cammino e cerco nel mondo che mi circonda dei dispositivi che mi salvino dalla sintassi che le stelle alla mia nascita hanno deciso per me; le belle di notte che si aprono e chiudono ogni dodici ore, scandendo un diverso tempo dalle luci del castello della salvia, e i gechi che a loro volta nel muoversi freddo hanno un altro tempo e un’altra sintassi. Se esistesse un modo – che non c’è – per mappare tutte queste diverse segmentazioni, se esistesse un modo per registrare – e rendere altrove – tutti questi diversi aprirsi e chiudersi come diversi modi di porsi sul mondo, quella sarebbe la mia dichiarazione di poetica.
(Francesca Stefanelli)
⥀
.
ODE GITRIA (una dichiarazione di poetica)
andiamo, andiamo, andiamo
to each according to their need
andiamo, andiamo, andiamo
to each according to their needles
ciascuno
Secondo i propri bi-sogni
eppure si vive secondo il proprio incubo
spesso
sai cos’è la meraviglia? Forse mettere un pezzo di pane in bocca
e sputarlo che si è fatto
grano
cos’è questa meraviglia?
forse mettere un grano di sale in bocca
e sputarlo mare o umano
– finchè la mia saliva non risorge le persone
non credo nelle parole
finché al mio Salve non rispondono le cose
salvate
non credo nel linguaggio, finchè il lingo perde il pelo e non il limbo finché i verbi non fanno altro che
moltiplicarsi
uguali a se stessi
grumi neralogici logiche ere senza punto di fuga e ricreazione delle creature ma solo vuoto atto del creatore io non
credo più nel verbo
⥀
.
PROGRAMMAZIONE
cucino sempre per due ma mangio sempre per uno
mi dà il senso della dialettica
mangio sempre per uno due volte alla volta
mi dà il senso della quantistica
risorgo sempre per due ma vivo sempre per una
mi dà il senso della patristica
temo sempre per due ma remo sempre per una
mi dà il senso dell’enigmistica
piango sempre per due ma rido sempre per una
mi dà il senso di apocalittica
⥀
.
NULLABY PER UNA PICCOLA COZZA
le cozze di Taranto
non sono più di Taranto
le prendono dai mari greci e nell’acqua di Taranto ci fanno soltanto un ultimo ammollo
tipo il risciacquo acido dopo lo shampoo e il balsamo
solo che secondo questo complesso sistema
di cozze e nomadismo digimare
i mari greci non hanno più cozze sufficienti
per le cozze dei greci e le cozze di Taranto
così mandano a prenderle da acque di Spagna
le crescono in acque di Grecia
e finiscono di diventare
cozze a Taranto
tipo la maggiore età, la patente di cozza o altri nodi burocratici biografici utili a definirsi e a espletare la propria funzione – che in questo caso è essere succhiate via e finire nel mare di bile dei mangiaviventi nel migliore dei casi da un gruppetto di turisti lowkey senza pretese con gli amici local in una locandina sul mare dove la plastica è nei tavoli e non nel cibo, nel peggiore da Briatore –
o forse erano cozze già prima in Spagna?
come si misura il potenziale del triumvirato di cittadinanza delle cozze di Taranto?
c’è un referendum
per le cozze di taranto? le hanno
innestate – le hanno internate –
in acque internazionali? se il
batterio delle cozze decide di fare un genocidio
delle cozze di mare
quale giurisdizione le può salvare
tra Spagna, Grecia, Taranto, quale tribunale?
E se il vecchio innestato sull’ultimo crepuscolo del sudest
mentre si beve l’ultimo bicchiere della provincia che non costi
più di euro tre
nel suo madido sudario nullaby
se il matto della stella dice a sè stesso e alle stelle “non ci sono più le cozze di una volta”
gli diamo ragione o pensiamo
che mettiamo caso un bambino che non ha mai sentito l’odore di una cozza in generale
e si becca questo surrogato apolide geopoliticamente scorretto nonchè ecologicamente provato, questo avatar di mare
la accetterà lo stesso come cozza? di certo non può sentire la mancanza
di una cosa che non sa che esiste
forse quando le cozze avranno sei cittadinanze e non tre si indignerà anche lui
ma per adesso dovremmo lasciargliela qualcosa in mano
a questo umano in potenza
mica è colpa sua se è nato nel momento sbagliato per essere molluschi (per essere molli non c’è mai stato un momento giusto) mica chi nasce
dalla lacerazione delle forme
ha colpa di avere una vita a brandelli
colpevole è chi lacera
e se più grande violenza è snominare
mai si finisca di chiamarla vita
⥀
.
LA STANZA DEL MONDO
per uscire dalle case ci sono le porte
per uscire dalle cose ci sono le finestre
quando non sei più una cosa chissà cosa incontrerai
se la fine degli astri o un campo sterminato dove giacciono i cuori dell’ AI
il punto non è tanto fuori o dentro
ma che altri detengano la porta
che apre la tua chiave
sinastrie messe all’asta unico appalto delle ore
interi popoli cacciati dalle cose
interiora fuoriuscite dalle case
così tanto si è rotta
la sostanza del mondo
⥀⥀⥀
Il mio interesse si rivolge spesso a ciò che è vagabondo e incompiuto, irriducibile ad una verità. Il frammento, nelle sue varie forme, è al limite tra la negazione e l’affermazione di qualcosa.
Al limite fra i due mondi immagino si possa continuamente riscrivere la propria identità, i propri codici. Questo pensiero è la base di un percorso di ricerca che muovendosi nella frattura, nello spazio fra due o più domini, prende ogni volta una forma e una strada apparentemente diversa. Questa fascinazione per l’incompiuto, l’errore, il continuo sfuggire al senso mi conduce alla poesia. Multiforme e frammentato, il mio modo di agire l’arte non si esaurisce in una risposta conclusiva, tenendosi aperto all’indeterminato.
(Valentina Vallorani)

Francesca Boemia Stefanelli vive a Napoli. Le sue pratiche si situano nello scarto tra ciò che ci raccontiamo e ciò da cui siamo raccontat. Si occupa di resistenze linguistico-artistiche nella Russia contemporanea, conduce laboratori di poesia generativa e cartografie affettive come il laboratorio di ri-mappatura della città di Napoli «PSalm Poetry», vorrebbe scampare alla dicitura «ultima di una serie di donne pazze della provincia di Lecce» perché ha paura dell’autofiction unita alla mancanza di lotta di classe.
Marzia D'Amico
Marzia D'Amico è poeta e traduttorə, il suo esordio è Liricologismo (Zacinto edizioni). Ha pubblicato poesie su diverse riviste nazionali e internazionali in lingua inglese e italiana. La sua prosa, le sue traduzioni e i suoi contributi culturali sono apparsi in radio, su carta e online. Co-edita mensilmente una newsletter transfemminista (Ghinea).

