Presentiamo in anteprima su Argo alcuni Frammenti da zone soggette a videosorveglianza di Mauro Barbetti e una descrizione del progetto a cura dell’autore. La raccolta, che ha vinto il Premio Pagliarani – sezione Inediti, è di prossima pubblicazione.
Si ringraziano per la gentile concessione la casa editrice Zona e l’Associazione Letteraria Premio Elio Pagliarani.

 

“Frammenti da zone soggette a videosorveglianza” è un progetto che mira ad offrire la visione di una porzione di mondo significativa attraverso un procedimento non assertivo, che non offre quindi una realtà già apparecchiata a priori da un io poetante, ma una realtà che, attraverso un processo di decostruzione e ricostruzione di essa a posteriori, possa consentire una libera ricomposizione e ri-significazione della materia offerta in visione ad un lettore. La premessa a tutto ciò è, inevitabilmente, la riduzione ai minimi termini dell’io soggettivo in quanto portatore di bisogni e istanze personali. Come operare, però, questa riduzione? Attraverso la creazione di un artificio letterario: serviva un occhio freddo, lucido, razionale che guardasse il reale senza pathos apparente. Questo occhio è stato identificato con l’obbiettivo delle apparecchiature di videosorveglianza. Anche l’oggetto di investigazione, il topos, è stato scelto a ragione: doveva essere un luogo privo di caratteristiche affettive per lo scrivente (sono stato a Pisa solo un paio di volte nella mia vita e, oltre all’immagine superficiale, da cartolina turistica, non posso certo dire di conoscere la città o di averne ricordi particolarmente significativi). Di Pisa ho visionato nel tempo centinaia di immagini da Google Street, in modo da selezionare visioni, crearne un profilo, trovando poi su Internet anche un sito con il posizionamento delle varie videocamere presenti in città. Su queste ho costruito una descrizione del luogo, così come potrebbe darsi a un occhio non umano, a un freddo tele-obbiettivo.
La caratteristica di quasi tutti i luoghi analizzati è l’anonimato, infatti potrebbero tranquillamente appartenere a qualsiasi altra città moderna, a parte quei pochissimi frammenti da siti noti, comunque descritti sempre da prospettive laterali o sghembe.
Il quadro generale è dato da una immagine di mondo relativa e instabile, sebbene fortemente caratterizzata da elementi razionali, geometrici, scientifici, e da un linguaggio allo stesso modo decisamente oggettivante e poco connotativo, se pur qua e là attraversato dalla musicalità delle parole, dal loro suono, dal loro ritmo. Si potrebbe dire che, sia pur facendo propri elementi caratterizzanti l’odierna scrittura di ricerca, qui si rimane entro l’alveo della poesia, scommettendo sul fatto che la sua morte sia ancora lontana e confidando ancora nella sua capacità di farsi/darsi al mondo. (Mauro Barbetti)

 


 

Frammenti da zone soggette a videosorveglianza

di Mauro Barbetti

 

(telecamera 1 via Contessa Matilde)
Rotola una foglia – si può pre-
dire la direzione del vento
calcolarne velocità intensità
e traiettoria pre-
vista – questo si può
Qualcuno dirà
che è la pre-
senza di un dio
a soffiare stasera
nei viali io registro
forze vettoriali

 

(telecamera 23 parcheggio via di Pratale)
Ogni mattina
non fa che sorgere
su oggetti dis-
articolati: dentro la rastrelliera dis-
abilita un cerchione di bici dis-
animato agganciato alla catena
un po’ più in là dis-
abita un carrello della spesa
lasciato al bisogno o alla dis-
amina altrui

 

(telecamera 29 via Pontecorvo – Centro Commerciale)
L’obbiettivo coglie
la struttura universale
della fila
siano formiche
linee elettriche
uccelli in migrazione
il traffico seriale/serale
o esseri umani all’uscita
di un Centro Commerciale

 

(telecamera 30 via Manzoni)
Per errore sincronizzato
all’ora di Greenwich – 9.30 a.m.
La passeggiata d’un uomo
con il suo cane
appena terminata
non è (in realtà)
ancora cominciata
il rivolo d’urina
sotto a quel vetro
è inesistente secco
o scorre all’indietro

 

 


Mauro Barbetti insegna inglese nella scuola primaria e scrive. Ha pubblicato i libri di poesia Primizie ed altro (La scuola di Pitagora, 2011) e Inventorio per liberandi sensi (Limina Mentis, 2013). Alcuni suoi lavori sono comparsi sul web magazine Arcipelago Itaca.