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Giacomo Sandron

Giacomo Sandron è nato nel 1979. Ha studiato Filosofia a Trieste. È membro dell’Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro (Ve) con la quale ha organizzato varie edizioni di Notturni Di_Versi – piccolo festival di poesia e delle arti notturne. Amante della poesia “dal vivo”, negli ultimi anni ha partecipato a numerose letture pubbliche, performance, poetry slam, iniziative culturali, festival, specialmente in nord Italia, Austria, Slovenia e Portogallo. 

Ha all’attivo un paio di plaquette: Triestitudine, autoprodotta nel 2007, e Cossa vustu che te diga, pubblicata nell’estate 2010 dall’Associazione Culturale Culturaglobale.
Nel 2012 si è aggiudicato il premio TeglioPoesia per la poesia in dialetto e ha vinto il Trieste International Poetry Slam.
Cossa vustu che te diga, Portogruaro
tera marsa, mi te amo
che vol dir che te me fa morir
che a forsa de dai e dai sul liston
me son frugà i pie, ‘l cuor e ‘l sarvel
a spetar che vignisse su
‘na robuta quaunque da ti
tera marsa, desmentagada
che no la serve se no par pianser.
Te mancarà e man de me nona
i so grosi dei come gropi e duri
che te li ficava drento in senocioni
su la cuiera, col soriso tai oci,
te mancarà i so fondi de cafè
e le scorse dei ovi che te mis-ciava
tuto ‘l pastrocio che a faseva
par farte pì grassa e pì bea.
cosa posso dirti / Cosa posso dirti, Portogruaro / povera terra, io ti amo /che vuol dire che mi fai
star male / che a forza di attraversarti la piazza /mi si son consumati i piedi, il cuore e il cervello /
aspettando che germogliasse / una piccola cosa qualunque da te / povera terra dimenticata / che non
servi a nulla se non a disperarti. / Ti mancheranno le mani di mia nonna / le sue dite dure, grosse
come nodi / che ti affondava dentro in ginocchio / nell’orto, col sorriso negli occhi, / ti mancheranno
tutti i fondi di caffè / e i gusci di uovo con cui ti impastava / il pastrocchio che combinava / per farti
più bella e feconda.
         

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