Gian Mario Villalta con la poesia ripercorrere le esperienze legate alla sua terra

 

In occasione della 15° edizione de La Punta della Lingua, festival internazionale di poesia totale, Argo presenta dodici brevi interventi dedicati ad alcuni dei suoi ospiti più illustri e agli autori ormai scomparsi di opere che sono state recentemente riproposte nella nuova veste qui presentata.


 

Per Gian Mario Villalta la poesia corrisponde al «punto d’incontro tra memoria biologica e memoria culturale». L’autore interroga l’esperienza e cerca di scandire attraverso la poesia il passaggio del tempo, lasciando una traccia. Racconta così il legame con una terra che sa essere aspra e fitta di radici, racconta la fine della vita rurale, la crudeltà umana che detta il destino degli animali, e il dramma della perdita della lingua materna e dialettale. Proprio il dialetto si avvicina e si allontana, per poi palesarsi ancora e in forma nuova, con slancio e irruenza. Un modo di sentire la poesia, quello di Villalta, vicino a Zanzotto, che ha indicato tra i suoi maestri e tra le sue principali «pietre d’inciampo».

Ma Villalta racconta anche le relazioni affettive e la quotidianità della vita che «non sta mai ferma», come la poesia che lega il corpo e la parola e che sa farsi gioco, oltre che mero esercizio di stile. Qui presentiamo due poesie da Vanità della mente (Mondadori, 2011).

(introduzione di Cecilia Monina)

 

 

Si poteva fare strage di animali selvatici
in quei giorni, mentre l’acqua saliva.
Ma le creature più lente, le bestiole della zolla
e degli alberi, restavano con le case
e le masserizie abbandonate dov’erano.
Anche Guerrino e la Bianca – si dice, aggiungendo
che è una leggenda – erano creature lente,
erano arredamento che non ci poteva stare
in un’altra casa, arnesi inutili altrove.

 

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Entrò dalla penombra
con un vitello in braccio,
grondanti, anche l’animale, e più pallidi
dei muri, che per un istante abbiamo pensato
fosse venuto su dalla vecchia strada interrotta
che scende, opalescente, sotto l’acqua.
Ma eravamo noi i clandestini, nella stalla,
entrati per cercare riparo
e poi assuefatti al tepore, alla luce gialla dei neon.
Nella cucina fredda, dopo, non potendo rifiutare l’offerta
di un vino da poco, parlavamo troppo forte,
per non sentire le voci che sussurravano nella pioggia.

 


 

Gian Mario Villalta, professore di liceo, saggista e narratore (il suo ultimo romanzo si intitola L’apprendista, 2020, SEM editore, semifinalista Premio Strega), segue da molti anni il panorama poetico italiano (particolare attenzione ha dedicato all’opera di Andrea Zanzotto collaborando al Meridiano Mondadori e curando l’Oscar degli scritti letterari) e scrive poesia (Premio Viareggio 2011 con Vanità della mente, Mondadori editore). Il libro di poesia più recente è Telepatia (Lietocollle 2016, Premio Carducci). È direttore artistico di pordenonelegge festa del libro con gli autori.

 

La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 1
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 2
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La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 8