Le vele – Poesia della traduzione è una rubrica per dare spazio al lavoro di scavo, di ricerca, di trasporto da una lingua a un’altra lingua, sapendo che tradurre poesia è insieme necessario e impossibile

 

«La lingua dell’Europa è la traduzione. L’unico modo per creare l’Europa dei popoli, l’Europa federale è mettersi in viaggio, tradursi in un altro luogo e nella sua lingua». Così scrive Valerio Cuccaroni nel prologo a 2020 L’Europa dei poeti il numero XX della rivista Argo, dal 25 giugno in libreria. Da questa navigazione, che ci spinge oltre i confini e le lingue, prende il largo la rubrica Le vele – Poesia della traduzione, che propone versioni inedite in italiano di voci che provengono da altre lingue, luoghi e culture, per accoglierle e farle nostre attraverso il faticoso lavoro di scavo, di ricerca, di trasporto da una lingua a un’altra lingua.

                     (a cura di Rossella Renzi)


Collage di Eloy Santos

Giancarlo Sissa traduce Eloy Santos (II)

 

Questa è la seconda delle tre vele dedicate al poeta castigliano Eloy Santos, con le traduzioni di Giancarlo Sissa contenute nel libro in preparazione che ha per titolo La bocca del finimondo, frutto di una collaborazione a quattro mani tra queste due importanti voci del panorama contemporaneo. Qui la prima vela, la prima traduzione che abbiamo proposto, con il titolo Un delinquente imbavagliato / Un criminal amordazado. È una scrittura che possiede una grande potenza evocativa ed immaginifica, qualcosa di feroce che sgorga dal sogno, mantenendo il contatto col quotidiano, con ciò che giornalmente è vissuto. Un lirismo della presenza, della partecipazione, dello sguardo, in cui le parole si accordano con eleganza e coraggio, per fare di ogni componimento un viaggio nel profondo, carico di emozione, partecipazione, vita.

 

X. Una festa incline all’ombra

 

I fantasmi del passato vegliano armi nelle cucine del sogno. Qualcosa di feroce crepita nel loro
vegliato vuoto. Hanno cominciato a spogliarsi dal bronzo che sotto veste umana dettava empi
decreti postumi, e ora soavi lacrime di metallo scivolano dalle loro fronti, dai loro inguini,
dalle loro melodie addormentate sugli stracci. Se potessero, sarebbero sempre nascosti nella
loro eternità inappellabile, dietro il verdetto viola dei crisantemi. Ma non hanno più scelta, e
la nostra misericordia aspira solo a rovesciare la loro ignea roccaforte egizia. Non brucerà più
incenso nel silenzio delle tombe. Basterà scendere un attimo, accarezzare le falangi sfatte, quel
segreto di cartilagine che da piccoli si posava sulle nostre guance come una rosa lunare o un
editto di rossetto. Ripassare nel tiepido tatto del giorno presente la ceramica che ci inseguiva
lo scheletro, e che adesso mormora il morse morto delle genealogie, con le loro vene
disalberate nell’abisso, segnalando di ritorno il nostro cuore mortale, che batte ancora da quel
cupo tamburo di terra. Siamo araldi di una pioggia che non trova ascolto a ciò che dice. La
nostra eredità era questo castello di carte sbiadite, alto e solitario su ogni vita. Dentro a queste
mura il sangue ha scritto le sue più intime poesie di musica nera. Non è forse giusto che
vengano a luce, che diano frutto sulle bocche disordinate di un giorno che non vedremo mai?
In questo non ci sia spudoratezza: prima o poi suona per tutti il valzer degli spazzoloni sul
muto marmo che divora i nomi.

 

 

X. Una fiesta inclinada a la sombra

 

Los fantasmas pretéritos velando armas en las cocinas del sueño. Algo feroz crepita en su
velado vacío. Han empezado a desnudarse del bronce que bajo forma humana dictaba impíos
decretos póstumos, y ahora suaves lágrimas de metal resbalan desde sus frentes, desde sus
ingles, desde sus melodías dormidas en los trapos del polvo. Si pudieran, seguirían refugiados
en su eternidad inapelable, tras el verde veredicto de los crisantemos. Pero ya no tienen
alternativa, y nuestra misericordia aspira solo a derrocar su ígneo bastión egipcio. No arderá
más incienso en el silencio de las tumbas. Bastará descender un instante, acariciar las falanges
deshechas, los secretos de cartílago que de niños se nos posaban en las mejillas como una rosa
lunar o un edicto de carmín. Repasar en el tibio tacto del día presente la cerámica que nos
buscaba el esqueleto, y que ahora habla el morse muerto de las genealogías, con sus venas
desarboladas en el abismo, apuntando de regreso a nuestro corazón mortal, que late aún
desde ese oscuro tambor de tierra. Somos heraldos de una lluvia que no halla oído para lo que
dice. Nuestra herencia era este castillo de naipes gastados en lo alto y solitario de las vidas. En
estos muros la sangre ha escrito sus más íntimos poemas de música negra. ¿No es justo ahora
que vengan a luz, que fructifiquen en las bocas desordenadas de un día que no llegamos a ver?
No hay en esto falta de pudor: tarde o temprano suena para todos el vals de las fregonas sobre
el mudo mármol que devora los nombres.

 


Giancarlo Sissa è nato a Mantova nel 1961 e vive a Bologna. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Laureola (Book Editore 1997), Prima della tac e altre poesie (Marcos y Marcos 1998), Il mestiere dell’educatore (Book Editore 2002), Manuale d’insonnia (Aragno 2004), Il bambino perfetto (Manni 2008), Autoritratto (poesie 1990- 2015) (italic/pequod 2015), Persona minore (qudulibri 2015), Archivio del padre (MC 2020). È presente in numerose antologie. Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue straniere.

Eloy Santos è nato a Salamanca (Spagna) nel 1963. Laureato in Letteratura Italiana. Finiti gli studi si trasferisce in Italia, dove abita per una quindicina di anni, tra Napoli e Roma. Le prime poesie sono pubblicate in lingua italiana, nel volumetto Nettunaria (2002). Pubblica posteriormente Donde nadie dice (2003), Libro de olas (2006) e altri documenti in forma di autoedizione, il più recente dei quali è il pamphlet poetico Psique en el érebo de las probetas (2019). Lungo quest’ultima decina di anni, dopo il suo ritorno in Spagna, si è proposto di allargare il proprio territorio poetico al di là del linguaggio scritto. Ha fatto diverse mostre, individuali e collettive, di collages, assemblages e, soprattutto, di scatole poetiche e oggetti deliranti di ispirazione surrealista. Inoltre, sempre nella stessa direzione, ha realizzato diversi cortometraggi, disponibili su Vimeo.

 

*L’immagine di copertina è un collage di Eloy Santos

 

Le vele. Poesia della traduzione 1
Le vele. Poesia della traduzione 2