Gianni Vattimo ⥀ La differenza e le sue figure
Ricordiamo oggi Gianni Vattimo, scomparso lo scorso 19 settembre, con uno scritto che indaga il senso della sua filosofia intesa come pensiero della differenza
Parlare di Gianni Vattimo significa riferirsi a una prospettiva filosofica amplissima e profonda, date le implicazioni della sua filosofia ermeneutica, ricca dei più notevoli retaggi da Pareyson a Gadamer. Non è, quindi, sempre facile intraprendere questo percorso; si può rischiare un sorvolo poco efficace, e la filosofia di Vattimo merita, invece, attenzione e ponderatezza.
Per questo motivo mi piacerebbe partire dalla sua profonda e ricca humanitas, che ho avuto la fortuna di sperimentare, per evidenziare come questa fosse una nota imprescindibile della sua filosofia: d’altra parte, nel pensiero, non si può che partire dalla propria biografia. Una humanitas, dicevo, che gli permetteva di poter parlare dell’indebolimento delle strutture forti, dell’essenza del fondamento, per usare termini strettamente teoretici, per poter coniugare un’ermeneutica della caritas, che si intrecciasse con una esigenza teoretica di veritas, a cui il celebre allievo di Luigi Pareyson non ha mai rinunciato, ma che ponesse l’attenzione sul carattere gratuito ed eventuale di questa veritas, capace di illuminare inesauribilmente il mondo della vita (negli anni ’90 mi scriveva in una lettera che serbo con reverenza e affetto che avrebbe voluto intraprendere un corso su Husserl). Avrebbe parlato di s-fondamento, Gianni Vattimo, traducendo il tedesco Un-grund che Heidegger mutuava, a sua volta, dalla mistica renana, che non poteva non tenere conto della differenza ontologica per cui l’essere si sottrae alla cattura della determinazione rappresentativa. Ma questa idea, se solo il mondo cattolico da cui Gianni Vattimo pure proveniva avesse avuto maggiore accortezza di lettura, si riferiva alla sua conoscenza di Tommaso e della Teologia per cui, oltre ogni pur degnissima analogia entis si erge al di là il Mistero di Dio, e se si vuole esprimere nella filosofia, essa non può che essere sempre e in ogni caso un pensiero rivelativo, che affida all’inesauribilità dell’interpretazione la tensione ad verum.
Per questo motivo, una siffatta ermeneutica realizzava la sua subtilitas applicandi nell’ambito di una filosofia dialogica, capace di intessere un orizzonte paidetico e politico, si trattasse di approccio dialogico con un testo, fino alla sempre possibile Horizontverschmelzung, o di una prospettiva multiculturale, simile a un nuovo areopago caratterizzato da un habermasiano interesse per l’emancipazione dell’essere umano.
Le avventure della differenza, e non a caso parafraso il celebre titolo di un suo libro, implicano dunque una nuova prospettiva di pensiero, ed è per questo che l’interesse per l’emancipazione umana, espresso come una sorta di ermeneutica della carità, si realizzava in un discorso di prospettiva storica che doveva, in corrispondenza con lo sfondamento delle strutture forti, superare la prospettiva storicistica ed eurocentrica, in nome di una nuova coscienza della determinazione storica atta a prendere sul serio i punti di vista delle storie dei popoli, in modo tale da configurare una sorta di multiverso, la cui koinè filosofica, quindi, non poteva più essere la metafisica, bensì un pensiero della differenza che, heideggerianamente, tenesse in considerazione l’evento della verità promanante dall’esperienza estetica (celebre e molto notevole il saggio su Sant’Ivo alla Sapienza) o che rivelasse quella sempre possibile trasvalutazione dei valori che, rinviando al soggetto il suo esercizio di ascolto dell’appello della vita, potesse condurlo alla liberazione. In questo modo Vattimo leggeva la parabola nietzschiana dell’Oltre-uomo, e non ci si può dimenticare di quanto felice sia stata questa traduzione del termine tedesco Übermensch da lui proposta.
Ecco perché in tutta la parabola filosofica vattimiana sembra fecondo cogliere questa istanza di un pensiero liberante e trasformante, prossimo a una ermeneutica critica, attenta alla possibilità politica della parola e che sia stato proprio Vattimo a rendere viva l’attenzione alla filosofia di Karl Otto Apel e alla sua macroretica postconvenzionale della responsabilità precorrendo i tempi, non è un caso: anzi questo mostra la capacità di una dimensione acroamatica della filosofia, attenta a dove albescit veritas, superando le catture di una mera adequatio.
Quanto questo debito possa ancora dare a una ermeneutica del fatto religioso dialogica e capace di fornire un contributo emancipativo al mondo, ci sembra evidente e percorrere questa strada è ancora onorare, riflettendo, questo pensatore che ha saputo leggere la complessità, schiudendo soglie di senso, e rivelando sempre di più il carattere paidetico e politico della filosofia.
Paola Mancinelli
Paola Mancinelli è nata ad Osimo (An) il 28 giugno 1963, ha studiato Lingue e letterature straniere, specializzandosi in Interpretazione e traduzione e Teologia, e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia teoretica presso l’Università di Perugia orientando la sua ricerca al pensiero neoebraico e soprattutto al Nuovo pensiero di Franz Rosenzweig. Docente di Filosofia e storia presso il Liceo scientifico Galileo Galilei di Ancona, l’autrice continua a svolgere attività di ricerca specie negli ambiti del rapporto fra arte e filosofia, in particolare sulla portata filosofica del linguaggio poetico e in quello di un avvicinamento teoretico fra filosofia e teologia, senza trascurare l’ambito della didattica della filosofia e del suo rinnovamento, grazie a cui collabora con la sezione anconetana della Società filosofica italiana. Fra le sue pubblicazioni principali si ricordano: Cristianesimo senza sacrificio, Filosofia e teologia in René Girard, Cittadella Assisi 2001, Pensare altrove, Rivelazione e linguaggio in Franz Rosenweig, Quattroventi, Urbino 2006, Lo stupore del bello, Polistampa, Firenze 2008, Le ragioni del bene nel pensiero di H. Arendt, deComporre, Milano 2010, Grammatiche della Bellezza, Aracne, Roma 2018. Come poeta è menzionata nel sito Italiani Poetry, dove si trova anche la bibliografia delle sue raccolte poetiche già pubblicate.

