Una struttura sovraedificata nel tempo, tenuta insieme in modo precario con dei chiodi, è l’immagine fondamentale da tener sempre presente durante la lettura diPer legge superiore, la metafora chiave con cui Fontana pone il suo problema che è sia etico che sociale, la sua riflessione sulla sottile differenza tra Giustizia e Legge, tra ciò che è giusto e ciò che è vero.
Doni è un magistrato avanti con gli anni, e la scelta dell’autore di nominarlo sempre per cognome contribuisce a rendercelo distaccato, sostenuto, non senza un certo fastidio. Onesto lavoratore, borghese compiaciuto del proprio status, capace di vedere il mondo solo dalla propria prospettiva istituzionalizzata.
Elena è una giovane giornalista precaria, ostinata e con un senso della giustizia forse ingenuo forse idealista, ma consapevole che nessuno può cambiare il sistema: per lei ogni battaglia viene combattuta con le proprie personalissime “armi leggere”, in vista di piccole conquiste quotidiane. La sua sfida è difendere Khaled, giovane immigrato accusato di aggressione a mano armata ai danni di una coppia milanese, in realtà una rappresaglia per questioni di droga, in cui il ragazzo, Elena ne è sicura, non c’entra nulla. Il difficile sarà convincere Doni, andando contro qualsiasi regola: lui è “il cattivo”, l’accusa, ma la ragazza non può contare sull’avvocato difensore, assegnato d’ufficio e non abbastanza competente e volenteroso per andare fino in fondo alla storia.
Sarà un percorso difficile, sia fisicamente che emotivamente, ma soprattutto eticamente, quello che condurrà Doni dalla sua Milano fatta di scorci conosciuti, di negozi familiari, la sua Milano bene, descritta con la precisione di un gps, alla Milano “altra” di via Padova, popolata di immigrati, di povera gente, animata da dinamiche per Doni al limite della sopportazione, un percorso che lo porterà a sentirsi fuori posto, anche di ritorno tra le mura domestiche.
Il problema assume proporzioni strutturali, grazie ai due protagonisti: da una parte c’è l’empatia, un senso della giustizia basato sul contatto diretto con le persone, i contesti, le convinzioni personali, dall’altra una distaccata impostazione burocratica, basata su procedure, formalità ineludibili, fatti provabili, una giustizia che, allo scopo di farsi imparziale, si è fatta Legge, prassi, infinita stratificazione, macchina pesante i cui pezzi sembrano stare insieme solo grazie all’aggiunta successiva di chiodi, gli stessi che reggono il Palazzo di Giustizia.
Per legge superiore è un romanzo che tocca tangenzialmente generi diversi, tra cui il thriller giudiziario o il romanzo sociale, ma è prima di tutto la storia di un uomo chiamato ad affrontare il dilemma fondamentale, “superiore”. La scrittura di Fontana è piana, procede spedita sui fatti ma indugia su alcuni particolari, uno scorcio, una sensazione, perché il romanzo è un pretesto per riflettere su tematiche attuali, e l’efficacia è legata al livello di empatia che il lettore riesce a raggiungere con il distinto procuratore e con il suo mondo: ampi momenti di pausa, divagazioni, abitudini, gusti, tutto contribuisce ad affondare nell’edificio apparentemente solido della legge, nell’umanità che lavora al suo interno.
Giorgio Fontana (1981) è autore di tre romanzi, Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori, 2007), Novalis (Marsilio, 2008) e Per legge superiore. Si è occupato anche di reportage e saggistica, Babele 56 (Terre di mezzo, 2008 – che lo ha portato in finale al Premio Tondelli nel 2009) e La velocità del buio (Zona, 2011). Nel 2011 ha vinto il Premio Sodalitas per il giornalismo sociale (sezione web). Collabora con importanti testate giornalistiche e lavora come caporedattore di Web Market.
Simone Colombo

