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Giuria Giovani Corto Dorico | “Castro” di Paolo Civati | recensione di Ezekias Wasingya Mastaki

 

La forza del film sta tutta nella semplicità e onestà con le quali pone la lente d’ingrandimento sul degrado di una società fallimentare colpevole di non aver intercettato in tempo i cambiamenti del suo tessuto.

Raccontare lo spaccato della capitale non è cosa facile. Paolo Civati riesce perciò nell’impresa di esprimere la condizione decadente di San Giovanni incastrandola perfettamente nel quadro capitolino come volesse “dipingere” una sfaccettatura dell’anima di Roma dalle tinte molto vicine a quelle di Caravaggio. 

Da Caput Mundi a metropoli colma di violenza, abbandono, rabbia e isolamento. L’occhio attento del regista coinvolge e stimola quello dello spettatore giocando coi volti e i corpi dei personaggi attraverso primi piani e piani medi che descrivono un macrocosmo abitativo utilizzando il deperimento dei protagonisti come metafora della corruzione interiore della città.

In alcuni punti si nota un approccio descrittivo dell’ambiente di strada simile a pellicole come Moonlight di Berry Jenkins e Boyz n the Hood di John Singleton, nonostante quest’ultime analizzino la materia in maniera differente e dal punto di vista prettamente americano. Lodevole è anche l’applicazione del regista nel mostrare il microcosmo degli stranieri in Italia evadendo dalla demonizzazione propria delle campagne elettorali e restituendo loro una maggiore umanità.

Nonostante un contesto difficoltoso, in cui i protagonisti non sono esenti da colpe ed errori, ad emergere prepotentemente è una marcata resilienza. Si potrebbe dire che viene trasposta la capacità d’incassare colpi dalla vita senza soccombere ma anzi cercando in tutti i modi una redenzione. La mia è forse una lettura ottimistica ma l’esorcizzazione del disagio riporta tutto ad una possibilità di riaffermazione, una speranza.

 

 

         

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