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I miei topi e l’Italia | Post di Renata Morresi

I miei topi e l’Italia: com’è che dalla storia della nazione si arriva ai roditori che per qualche giorno mi hanno infestato la cucina? Pare che tutto cominci con la spending review del 2012, che ha tagliato tante spese ordinarie, come i programmi di disinfestazione e prevenzione che erano a carico dei comuni, e prosegua con le successive opere di esternalizzazione dei servizi, banditi così tanto al ribasso da essere addirittura ignorati da tanti derattizzatori per l’inesistente margine di guadagno; quelli che vengono fatti, mi dicono, sono inevitabilmente scarsi, se non inutili o dannosi. Considerato che una femmina di topo può partorire 7-8 cuccioli per dieci volte all’anno, per un ciclo di vita di due/tre anni, ecco qua che nel giro di una manciata di anni le colonie cittadine sono cresciute in modo esponenziale. Sommando questo alle minori risorse dedicate alla pulizia urbana e alla cura delle aree verdi, all’abbandono degli edifici inagibili dopo il terremoto, alla solita negligenza nostrana, si arriva al topo grigio di città, che vive arrampicandosi bene sulle pareti delle case e sui tetti, e che deve rosicchiare costantemente perché i suoi denti non smettono mai di crescere, i denti non si fermano mai.

Illustrazione di Gianmarco Izzo, Ancient Depths

         

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