Riproponiamo un frammento di discussione, nato all’interno del laboratorio di letteratronica organizzato da Argo e tenuto dal poeta Fabrizio Venerandi, poi riproposto e ampliato all’esterno del corso, in rete [articolo letteratronico in fase di aggiornamento]

Il laboratorio di letteratronica prosegue e dopo le lezioni teoriche, si è entrati nel vivo della costruzione di una interactive fiction. Inevitabilmente, nel corso delle lezioni, ci si è domandato cosa sia la letteratura elettronica e in particolar modo ci si è chiesti come mai i videogiochi non siano assimilabili alla letteratura. Come potrete immaginare, però, non tuttз sono d’accordo.
Voi cosa ne pensate? Di seguito lasciamo un frammento di messaggio di Fabrizio Venerandi, in caps lock, come è apparso nel gruppo Facebook Leggo Letteratura Contemporanea, in data 25 novembre, dove è stato a lungo commentato (al momento ci sono 161 commenti, con una buona dose di flame, che non riporteremo).

NELLA NARRATIVA NON TESTUALE MANCA LA POSSIBILITÀ DEL PASSAGGIO “ESTETICO CULTURALE” A QUALCOSA DI OLTRE.
IL LIBRO, NARRATIVA, PUÒ DIVENTARE LETTERATURA.
TUTTI GLI ALTRI MEDIA, CHE FANNO NARRATIVA, NO.
RITAGLI PER LA SCRITTURA UNA TANA CON LA CORONA DI ALLORO, LA LETTERATURA, MENTRE PER GLI ALTRI MEDIA NON ESISTE PROPRIO UN TERMINE PER DESIGNATE LO STESSO STATO.
I VIDEOGIOCHI NON SONO LETTERATURA ELETTRONICA PER UN “VOSTRO” PROBLEMA NEL NOMINARE LE COSE.
SE I VIDEOGIOCHI NON SONO LETTERATURA, CREATEMI UN NUOVO TERMINE CHE INDICHI UNO STATO PER IL QUALE UN’ OPERA NARRATIVA, ANCHE NON TESTUALE ABBIA I CANONI ESTETICI E CULTURALI PER DIVENTARE … NON LETTERATURA, PERCHÉ NON HA TESTO, SCEGLIETE VOI IL TERMINE.
MA DEVE ESISTERE LO STESSO DISCRIMINE NOMISTICO CHE SEPARA UN LIBRO DI JOYCE DA UNO DI CORONA ANCHE PER KENTUCKY ROUTE ZERO RISPETTO A AMONG US.
ALTRIMENTI ANCHE LA “LETTERATURA” È UNA FRODE CULTURALE. ALLORA SMETTIAMO DI PARLARE DI LETTERATURA E PARLIAMO DI NARRAZIONE, SAGGISTICA, INFORMAZIONE.


Aggiornamento. Post pubblicato alle 23.57 del 30 novembre da Venerandi sulla sua pagina Facebook

«[le cose che venerandi ha scritto con la tastiera Magicforce Gateron blu per circa 15 minuti]

È nato quindi questo dibattito che verte sul fatto se i videogiochi siano o no letteratura.
Io sostengo che i videogiochi siano letteratura o – se non lo sono (e ci sono ottime ragione per cui potrebbero non esserlo) – allora manca un termine per definire quello che stanno facendo oggi i videogiochi.
Il primo problema è definire cosa sia o cosa non sia la letteratura. La letteratura non è qualsiasi cosa scritta, ma è certamente composta di cose che sono state scritte. In quest’ottica, dice Francesco, l’Iliade non è letteratura finché Omero non la scrive. Ma nello stesso tempo, immagino, un elenco telefonico non è letteratura. Essere scritto sembra il minimo indispensabile per essere letteratura ma non esaurisce il poter esserlo.
Quali sono le caratteristiche che una scrittura deve avere per poter essere letteratura?
Qua le cose si complicano: letteratura diventa qualcosa che – scritto – appartiene a determinati canoni comunicativi e non altri. Comunicare nomi e indirizzi e numeri telefonici, non va bene. Comunicare storie inventate, sì. Non è nemmeno necessario che ci sia un autore, anche se aiuta. Il fatto è che – a ben vedere – la letteratura è un pretesto. È letteratura quello che, scritto, meriti in qualche modo una considerazione e una conservazione del bene scritto.
Qui arriviamo al punto: e i videogiochi? Non sono scritti, o meglio, non è detto che siano scritti, quindi non sono letteratura. Ma – attenzione – alcuni videogiochi utilizzano gli stessi canoni comunicativi, estetici e culturali che trasformano uno scritto in letteratura.
Allora, se esiste una discrezione culturale ed estetica che trasforma il prodotto testo in un prodotto che chiamiamo letteratura (e non mi interessa oggi se sia letteratura alta o letteratura bassa), perché non dovrebbe esistere una stessa discrezione che trasforma il videogioco in qualcosa di equivalente alla letteratura, ma in campo digitale e narrativo?
Si potrebbe chiamarla letteratura per estensione, ma se non vogliamo usare il termine letteratura perché effettivamente non è detto che racchiuda al suo interno una parola scritta, allora coniamo un nuovo termine che definisca quello che, all’interno del campo del digitale, non è semplice contenuto informatico, ma abbia le stesse caratteristiche estetiche, culturali e conoscitive che passano un testo dall’essere semplice testo all’essere letteratura.
Ma quali sono questi canoni estetico/culturali?
Il primo, che non risponde certamente alla domanda, è quello che racchiude opere che sono state scritte da persone che pensavano di fare qualcosa di equivalente alla letteratura, ma senza usare i canoni del libro o dei modelli di narrativa o di conoscenza tipici della parola statica.
Opere di quella che non è letteratura, ma sta alla pari alla letteratura quanto a possibilità di profondità di pensiero, di creazione di modelli e di nuovi stili, di potenza nel comunicare *cose* capaci di cambiare la testa delle persone che approdano a questi prodotti digitali.
Una contestazione che ho letto in rete è: ma non è forse vero anche per altre forme artistiche? Non dovrebbe esistere anche una letteratura del fumetto, del cinema, della musica? La mia risposta è che io non disegno fumetti, recito molto male e suono peggio.
Ma conservo fumetti come conserverei un pezzo di letteratura, catalogo musiche e musicisti come lo farei con i libri e vado alla ricerca delle opere dei registi tracciano percorsi stilistici come lo farei con un autore di narrativa.
Forse i creatori di queste arti del novecento sono stati davvero molto indulgenti con chi continua a scrivere e conservare la scrittura come se questa avesse una qualche primato rispetto ad altre forme di narrazione e di conoscenza.»