«O uomini Ateniesi, Corinzi, Psichiatri e altri! Mi avete menomata» ⥀ Niki-Rebecca Papagheorghìou in prima edizione italiana

Il grande formichiere – e altre, piccole, favole in poesia di Niki-Rebecca Papagheorghìou nei prossimi giorni è disponibile sul nostro sito argonline.it  

Il grande formichiere – e altre, piccole, favole in poesia — Niki-Rebecca Papagheorghìou

Presentiamo, in anteprima per i nostri lettori, un ritratto della scrittrice e poetessa greca Niki-Rebecca Papagheorghìou (per mano del suo editore greco Stavros Petsòpoulos), della quale la nostra casa editrice Argolibri sta per pubblicare, in prima edizione italiana, Il grande formichiere – e altre, piccole, favole in poesia, nella traduzione di Elisabetta Garieri, curatrice del volume insieme ad Andrea Franzoni.

Il libro, illustrato da Giuditta Chiaraluce, con una introduzione di Evanghelia Stead e una post-fazione di Francesca Sensini, uscirà nella collana Talee, diretta da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini.

Progetto grafico di Giorgiomaria Cornelio.

 

 


 

Un ricordo di Niki-Rebecca Papagheorghìou

 di Stavros Petsòpoulos*

 

«Ma a che gioco poteva giocare una donna dipanata…»

 

Inizierò con un paio di citazioni tratte da due recensioni delle poesie di Niki-Rebecca Papagheorghìou: una uscita nel 1986, dopo la prima edizione di Calvario (la Passione del lino); una nel 1994, dopo la pubblicazione di entrambe le raccolte a cura della casa editrice Agra. 

«Ma ciò che vale ancor più delle parole, ancor più del chiaroscuro dei significati, è forse l’articolazione del discorso, la punteggiatura, la sintassi, il modo in cui il testo si estingue, cadendo all’improvviso, ma senza suono o peso, in uno sfondo imprecisato, senza chiudersi, senza finire. “Vivono ancora mio padre e mia madre. Ma dove saranno mamma e papà? Un’epoca boscosa abitano le ragazze che ero, una campagna trascorsa, una patria nel tempo dove non posso tornare. Un meteo avverso mi attira al largo. E si allontanano spiagge e giardini. Invecchio, emigro.”»

Evghènios Aranìtsis, Le storie del lino, Eleftherotipìa, 17-7-1986

 

«Amalgama di prosa, poesia e fiaba, queste piccole isole di linguaggio racchiudono al loro interno una solitudine implacabile, una tristezza sconfinata, che si diffonde a piccole ondate, con discrezione, quasi senza far rumore, ma proprio per questo in modo pervasivo; e solo all’ultimo momento, all’ultima pagina si ode uno e un unico grido, la cui durezza provoca un nodo alla gola: “O uomini Ateniesi, Corinzi, Psichiatri e altri! Mi avete rovinata.”»

Tàkis Mendràkos, Piccole isole di lirismo, 1994

 

Intorno al 1992 o al 1993, l’amica traduttrice Kikì Kapsambèli mi parlò di una poetessa che presentava un grande interesse: aveva pubblicato a sue spese, senza l’appoggio di una casa editrice, una raccolta di prose poetiche dal titolo Calvario (La Passione del lino), che aveva ricevuto recensioni encomiastiche. La poetessa era una sua amica, che era nata nel 1948 e aveva problemi psichici. Discutemmo della possibilità di pubblicare con Agra quella raccolta assieme ad altri suoi scritti. Lessi l’introvabile edizione che mi aveva prestato Kikì e ne fui entusiasta. Ciò che scriveva era assolutamente unico: non avevo mai letto nulla di simile. Organizzammo l’incontro con Niki una sera, nella casa di Nea Smirni dove viveva con la madre: quando arrivai mi aprì quest’ultima, una donna asciutta e severa che monopolizzò la conversazione. Niki era quasi sovrappeso e aveva i capelli radi, per colpa della malattia e degli psicofarmaci. Davanti a sua madre parlava con una voce sommessa e puerile. A un certo punto la madre uscì, come ogni sera, per andare alla taverna della figlia maggiore lì vicino. Dopo un po’, la voce di Niki iniziò gradualmente a tornare normale. Parlammo di libri e di letteratura. Iniziammo a conoscerci. Decidemmo di pubblicare anche i suoi scritti del periodo compreso tra il 1986 e il 1992, intitolati Il grande formichiere, in un unico tomo assieme a Calvario (La Passione del lino). A un certo punto la madre tornò e di lì a poco tornò anche la voce puerile di Niki. La serata era finita.

Dopo allora la incontrai una o due volte con Kikì Kapsambèli e svariate volte da solo. Ci voleva un quarto d’ora abbondante, dopo che sua madre era uscita, perché ritrovasse la sua voce e la sua incredibile lucidità, il pensiero raffinatissimo e il senso dell’umore straordinario che aveva quando si calmava. Leggeva qualunque libro di Agra io le portassi e, all’incontro successivo, faceva commenti molto specifici al riguardo: su Kleist, Peter Pan, I dolori del giovane Werther, Henry James, Andreas Embirìkos e quant’altri. Appena tornava la madre, dopo due o tre minuti, tornava, implacabile, anche quella voce puerile. [Ho saputo di recente che gli psichiatri chiamano questa sindrome «παλινδρόμηση».(1)

Quando la conobbi aveva già tentato due volte il suicidio, l’avevano salvata per un pelo e aveva passato diversi periodi di degenza in reparti psichiatrici e non.

Quando iniziò a farmi vedere i suoi vecchi album di fotografie, mi resi conto che l’avevo incontrata tempo addietro, a fine anni ’70, nel negozio che teneva in un edificio in rovina, all’angolo tra le vie Zalòngou e Messolonghìou, nel quartiere di Exàrchia. A quel tempo era di una bellezza abbagliante: una sorta di Claudia Cardinale greca. Fabbricava oggetti e gioielli fantasiosi, in pelle e in tessuto, che vendeva nei negozi di tutta la Grecia e, ovviamente, nel suo; con uno spirito romantico, tra il popolareggiante e il tardo-hippie.

Kikì Kapsambèli mi aveva detto di aver lavorato come sua aiutante, durante gli anni dell’università, ma non mi ero reso conto che l’avevo incontrata anche io, in passato.

 

 

Quando Niki aveva quattro o cinque anni, i genitori erano i proprietari di una taverna a Vouliagmèni – un comune adiacente ad Atene, affacciato sul mare. D’estate andavano a trovarli anche la principessa e psicanalista Maria Bonaparte e suo marito, il principe Giorgio, che era stato alto commissario di Creta fino alla rivoluzione di Venizèlos. Maria Bonaparte fu tra le prime persone a introdurre Freud in Francia, essendo la sua principale traduttrice tra gli anni ’20 e ’30. Nel 1938 fu lei, inoltre, ad agevolare la fuga di Freud da Vienna. Fautrice, assieme ad altri, dell’organizzazione del primo convegno internazionale di psichiatria dopo la Seconda Guerra Mondiale – che riunì tutti gli psicanalisti più importanti allora sparsi per il mondo – verso la fine degli anni ‘40 contribuì anche allo sforzo di far conoscere la prima società psicanalitica greca, con Andreas Embirìkos, Dimitri Kourètas e Ghiorgos Zavitsiànos. Il tentativo non andò a buon fine, suscitando molte reazioni dure da parte della società, sia a destra che a sinistra. Esistono fotografie molto belle di Maria Bonaparte con il principe Giorgio, altissimo, baffone e bonario, scattate da Andreas Embirìkos.

La famiglia di Niki mi raccontò la storia del legame con Maria Bonaparte e con il principe Giorgio. In Crimea e in altre zone della Russia, quando scoppiò la rivoluzione del ’17, si trovavano diversi membri secondari della famiglia reale greca, a causa della rivoluzione di Venizèlos. Per qualche mese, a San Pietroburgo, il principe Giorgio fu tenuto prigioniero, o sottoposto a restrizioni. In quella situazione, a portargli da mangiare tutti i giorni era un giovane dell’isola di Kalymnos – a San Pietroburgo c’era una comunità di kalymnioti. Quel giovane era il nonno materno di Niki.

Nei primi anni Cinquanta, in segno di gratitudine e affetto, l’anziana coppia reale faceva visita alla taverna della famiglia di Niki, portando regali ai genitori e alle due figlie più grandi. La terza figlia, Nanà, non era ancora nata. In alcune fotografie figurano la piccola Niki, Maria Bonaparte e il principe Giorgio. In una di queste, addirittura, una Niki paffutella, con indosso un grembiule, sta a fianco del kalymniota in questione, cioè suo nonno Olympitis, e tiene in mano un regalo, mentre dietro di lei Maria Bonaparte le tiene le mani sulle spalle, con una certa tenerezza. Proprio a fianco, dietro a Mània, la sorella maggiore, c’è il principe Giorgio, altissimo, con la testa che quasi tocca l’insegna della taverna “Da Olympitis”.

Se la memoria non mi inganna, la famiglia non era monarchica, aveva idee di sinistra.

Nel novembre del 1993 pubblicammo il libro di Niki-Rebecca Papagheorghìou con il titolo Calvario (La Passione del lino) – Il grande formichiere. Piccole prose. La stampa ne scrisse pochissimo, perché i critici si erano già espressi su Calvario (La Passione del lino) nel 1986, quando erano apparse recensioni encomiastiche e riflessive, di Evghènios Aranìtsis e Dimitris Armàos, tra gli altri.

Per la copertina del libro scegliemmo l’opera di Max Ernst Due bambini sono minacciati da un usignolo, del 1924: l’immagine surreale del giardino è poetica e terrificante insieme. Credo che l’universo poetico di Niki sia spesso surreale e sicuramente in dialogo con l’opera Altoforno di Andreas Embirìkos, l’iniziatore del surrealismo greco, non solo per la forma del poème en prose. Pensiamo alla frase di Embirìkos «le portarono via i giocattoli e l’amante», da «Uva invernale», contenuta in Altoforno. Lo stesso titolo «Uva invernale» risuona nella poesia di Niki.

Più tardi Niki mi mostrò un album che aveva composto a mano nel 1977: un collage di fotografie di famiglia e cartoline, corredato da commenti dal tono surrealista, nel quale giocava con il tema delle due sorelle. Era un titolo ironico alla Checov, Le due sorelle. Lo pubblicammo un anno dopo, nel novembre del 1994.

Nella casa di Nea Smirni, dove andò ad abitare nel 1990 circa con sua madre, c’erano anche degli spartiti. Nella sua vecchia casa nel quartiere di Gkizi – bella e sovraccarica di libri, bambole, scatole, quadri, vecchi mobili e molti altri oggetti provenienti dai negozi di antiquariato – aveva anche un pianoforte, che a quel tempo suonava molto bene, oltre a cantare e dipingere.

Qualche volta, con il bel tempo, provavo a tirarla fuori di casa, e la portavo a mangiare un gelato coloratissimo dentro una coppa di vetro, come piaceva a lei, in una pasticceria vicino al parco di Nea Smirni.

Intorno al 2000 iniziò a non rispondere al telefono. Più avanti, la sorella mi informò del suo funerale: il suo ultimo tentativo era riuscito. Era saltata, dall’appartamento al primo piano, nella chiostrina dell’edificio, a testa in giù.

Non riuscii a mantenere i rapporti con la famiglia di Niki. Solo di recente io e sua sorella minore Nanà ci siamo ritrovati.

Negli ultimi anni ho ricominciato a sentir parlare di Niki-Rebecca Papagheorghìou e ho constatato come il suo libro continui a generare meraviglia. Un vivace gruppo di giovani poeti l’ha conosciuto tramite la poetessa Alexàndra Plastìra e se ne è appassionato. Così sono comparse nuove recensioni e la traduzione in francese di Evanghelia Stead, nell’eccezionale edizione con testo a fronte delle edizioni Cheyne.

 

  1. Letteralmente “Palindròmisi”, termine di cui non si è però trovata corrispondenza in italiano (n.d.R.).

* Nel 1979, ad Atene, Stavros Petsòpoulos ha fondato la casa editrice Agra, che pubblica autori greci e stranieri, e, nel panorama editoriale greco, è unanimemente riconosciuta come sinonimo di massima qualità. Nel 2014 ha ricevuto il Premio nazionale dal Ministero della Cultura italiano, per la sua opera di diffusione della letteratura italiana in Grecia.