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Il sogno di una geografia senza confini. Attualità del pensiero visionario di Élisée Reclus. II PARTE | di Francisco Soriano

Argo pubblica, suddiviso in due parti, il saggio di Francisco Soriano sulla “Geografia sociale” di Élisée Reclus. Leggi la prima parte qui.

PARTE II

Reclus è forse uomo inquieto, con la sua passione e militanza politica, positiva e libertaria. Senza mai abbandonare l’amore per la geografia, conciliandola con la sua ideologia, coerentemente aderisce al movimento anarchico. Ciò gli assicura persecuzione e carcere nella sua vita di intellettuale, ma anche di uomo d’azione sulle barricate della Comune. Negli anni, incontra e stabilisce un’amicizia senza eguali con Kropotkin, collaboratore nei suoi studi sulla Russia. Reclus frequenta intellettuali antagonisti dei suoi tempi, fra tutti, stringe un sodalizio politico con Bakunin, in Svizzera. Nel 1864 aderisce, insieme al fratello, alla società segreta La Fratellanza Internazionale, chiara formazione d’ispirazione anarchica. Nel settembre del 1867 partecipa al Congresso Democratico Internazionale della Pace. Le idee di Reclus subiscono una radicalizzazione quando scoppia la Comune di Parigi, a cui prende parte attivamente. In quel contesto, forse in modo contraddittorio per la loro ideologia, quando le ostilità tra francesi e prussiani ormai sembrano propendere inesorabilmente a favore dei secondi, i quattro fratelli entrano a far parte di un battaglione di federati, gesto che sembra tradire lo spirito libertario dei Reclus.

Élisée viene fatto prigioniero nel 1871, sulla piana di Brest; è già famoso come studioso e scienziato: ottiene buone condizioni carcerarie, nel senso che può portare con sé addirittura la documentazione utile ai suoi lavori. Alla fine dell’anno tuttavia, viene condannato alla deportazione in Nuova Caledonia. La condanna di un uomo come Reclus mobilita scienziati e mondo accademico: ottiene dal governo francese, nel febbraio del 1872, la commutazione della pena in dieci anni di esilio; da ammanettato lascia la Francia per la Svizzera, dove il fratello maggiore si era prima di lui rifugiato. In Svizzera, Reclus ritrova amici e fuoriusciti, lo stesso Bakunin inseguito dalle polizie di mezza Europa, risiede a Zurigo. Per poter sopravvivere, e per amore del suo lavoro, viaggia, cerca costantemente informazioni e compie ricerche utili alla sua opera. Kropotkin e Reclus si incontrano nel 1877, non recideranno mai più la loro amicizia. Lo stesso Kropotkin collabora in osmosi con Reclus, per il consolidamento di un nuovo orientamento all’interno del movimento anarchico, che viene definito come ‘anarchismo comunista’. In pratica, si condanna fermamente la proprietà privata, si propugna un comunismo senza governo interpretato da uomini liberi al servizio solidale della collettività. È la sintesi dei due fini per cui si lotta da secoli: la libertà economica e quella politica.
Gli viene assegnata la cattedra all’Università di Neuchatel, dove ha la possibilità di relazionare in diverse conferenze sulla geografia del Mediterraneo. Nel 1879 l’amnistia parziale della Camera dei Deputati francesi riabilita i fratelli Reclus: Élisée rifiuta coerentemente, perché il provvedimento non si espande a tutti i comunardi. Viaggia in Egitto, nel Maghreb, nella stessa Algeria in cui risiede la figlia, in Spagna e Portogallo dove gli è possibile consultare gli archivi della colonizzazione dell’America del Sud, accrescendo le sue ricerche soprattutto per la redazione della sua monumentale Geografia Universale. Ritorna in Lousiana nel 1889, con la volontà di scoprire nuove frontiere, poi rientra in Europa e nell’estate del 1890, lascia anche la Svizzera per ritrasferirsi a Parigi. Per Reclus, nelle università francesi non vi è posto, non ha titoli accademici e forse non ne vuole. Dopo la pubblicazione dell’ultimo volume della Nuova Geografia Universale, nel 1894 viene chiamato all’Università Libera di Bruxelles. È un anarchico, contestato dai docenti e respinto puntualmente, pensa a una sua università, con il fratello Elia e altri insegnanti con idee progressiste simili alle sue: fondano la “Nuova Università di Bruxelles”, che coesiste pacificamente per vent’anni con le altre istituzioni accademiche, tra mille difficoltà fino al 1914.

Ma Reclus verrà ricordato per un altro progetto che desterà polemiche e critiche: qualcosa di avveniristico e fortemente visionario. Lavora in modo forsennato per la costruzione di un gigantesco Globo in rilievo che mostrasse la vera riproduzione della Terra. Era la fine del XIX secolo e l’ambizione di presentare una simile opera all’Esposizione Universale del 1900, a Parigi, non appariva cosa di poco conto: 60 metri di diametro, una seconda sfera mobile di 127,5 metri di diametro con rilievi marittimi e terrestri, collocato sulla vetta della collinetta di Chaillot, di fronte alla Tour Eiffel, 20 milioni di franchi, circa 76 milioni di euro oggi. L’imponente Globo avrebbe dovuto contenere tre sfere posizionate una sull’altra; non solo, una copertura esterna in vetro e un meccanismo metallico, un secondo globo in rilievo con una volta celeste nella parte superiore. Era un progetto complesso di gallerie e corridoi, ascensori e passaggi che avrebbero permesso ai visitatori di “navigare” all’interno del paesaggio terrestre. Il concetto era quello di potersi immergere in un viaggio, anche mentale, al centro della Terra: lo spazio perfetto per la consultazione di disegni, rilievi, paesaggi e fotografie. Uno luogo di conoscenze e di ricerca senza precedenti. La collaborazione più importante, nel progetto, fu con il cartografo Charles Perron, anarchico svizzero principale disegnatore delle carte geografiche della Nuova Geografia Universale di Reclus. Con questa idea del Globo terrestre, i due cercavano di imporre l’idea di un progetto senza cartografia e con l’ambizione di relativizzare la posizione dei Continenti: L’Oriente e l’Occidente sono costruzioni culturali, il mondo è uno solo!

Il Globo metteva dunque in discussione il ruolo della geografia moderna come spazio vivibile e condivisibile, alla pari da tutti gli uomini. Il Globo è contro la carta, in quanto la cartografia rappresenta una illusione, che falsifica la percezione della realtà e snatura la forma vera degli spazi. Il cartografo è colui che conosce la formula della proiezione cartografica e per Reclus è illusorio e fuorviante. Viene negata tout court la validità della “carta”, che può soddisfare gli uomini primitivi o antichi che vedono il mondo in piano, ma in una civiltà sviluppata la cartografia è oscurantismo e pensiero magico. Al contrario, il Globo permette di mostrare proporzioni esatte e veritiere: un’idea perfetta della geografia. Il Globo è il rispetto della forma, è essenzialmente unità e indivisibilità del Pianeta.
A questo punto arriviamo all’idea politica del Globo di Reclus. Il principio di tutta la geografia di Reclus è l’armonia, nella natura e dell’uomo nella natura stessa. In questo Globo unico, sul quale gli uomini devono vivere la loro vita necessariamente in osmosi e armonia, Reclus testimonia che invece la realtà è fatta di divisione, disarmonia e dominazione, diremmo discriminazione. Dunque, il Globo diviene un “oggetto politico” nel senso dell’immagine che vuole dare: circolare, in movimento, perfettamente in equilibrio, dove la fraternità umana si può realizzare.

Personalmente, penso a quei filosofi e pensatori, poeti e anche viaggiatori che hanno immaginato e ricercato un mondo migliore, una città perfetta, un archetipo calato nella realtà che non fosse il disagio di un mondo in guerra e protagonista di atrocità indicibili. È forse questo lo spazio ideale di Reclus? Certo è che lo sguardo sul Globo di Reclus altro non è che la contemplazione di un territorio senza confini, che conduce all’unità del mondo politico: “l’unità della natura precede l’unità politica e sconfigge l’etnocentrismo”.
In questo si intravede la folgorazione profetica che ci proietta in una dimensione più umana e reale di quelle che sono le aspirazioni degli uomini: diritti individuali, umani, rispetto per l’ambiente e cultura delle energie rinnovabili e non inquinanti. In Reclus gli uomini si riconciliano, “l’armonia naturale si materializza in un Globo non più utopia per le società umane”.

Il fascino di Reclus è quello di averci fatto capire che, per secoli, i geografi o chi per loro sono stati consacrati al servizio di colonizzatori e conquistatori senza scrupoli, talvolta assassini e sfruttatori, schiavisti alla ricerca di risorse o semplici ricchezze da sottrarre. Reclus era di un’indole diversa, camminava a piedi per i sentieri d’Europa, da solo o talvolta con il fratello Elia, etnografo: rientrarono da Strasburgo a Orthez, fino ai Pirenei Atlantici, senza aver mai utilizzato un solo mezzo di trasporto. Era un cammino con gli uomini e tra gli uomini, per scoprire i paesaggi e la natura. Così, l’analisi si sposta sulla questione delle frontiere, i confini invalicabili che forse sono solo invenzioni umane. È la nuova visione sociale che si fonda sulla totale libertà individuale e sull’azione volontaria di una comunità sociale che intende abolire condizioni di supremazia, privilegio e arbitrarietà, proprietà privata, per liberare una volta per tutte l’azione spontanea e la cooperazione assoluta con le leggi naturali. L’uomo, finalmente affrancato dallo Stato e da Dio, può autodeterminarsi in toto, con la consapevolezza di far parte della natura. È l’immagine che lo stesso Reclus pone sulla prefazione al suo scritto L’Homme e la Terre: due mani sostengono la Terra con la scritta L’UMANITÀ È LA NATURA CHE PRENDE COSCIENZA DI SÉ.

In questo pensiero e in questa coscienza risiede una speranza di salvezza per le nostre vite e per il nostro Pianeta.

         

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