[Pubblichiamo in anteprima un articolo scritto per il giornale d’istituto «Ci vuole Costanza» di Camerino, che dovrebbe uscire, se il terremoto darà tregua, entro natale. L’autrice è Tatiana Sisini, studentessa diciassettenne della quarta Liceo linguistico  “Costanza da Varano” che vive a Visso, uno dei comuni più colpiti dal sisma iniziato il 26 ottobre scorso. Ringraziamo la redazione per la gentile concessione.]

L’arte di saper ricominciare

Visso – Il 26 ottobre scorso è ripreso il terribile terremoto che ha messo in ginocchio molti paesi del Centro Italia. I più colpiti, nelle Marche, sono Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera e Camerino. Le prime due scosse forti sono avvenute mercoledì 26 alle ore 19.10 ed alle 21.18, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 6.4. Una terza scossa forte, di magnitudo 6.5, è avvenuta stamattina, domenica 30 ottobre alle ore 7.44.

Dall’inizio del sisma è stato un susseguirsi di emozioni, causate dal tremore del terreno, la mancanza di luce e il rumore degli oggetti che cadevano. O, peggio, il rumore delle case che crollavano. La sensazione di sentirsi ancorati al terreno, mentre tutto intorno è in movimento. La paura incastrata al sollievo di essere salvi. Le lacrime che si consumano con gli abbracci. Il sollievo di sentire una voce, al di là del telefono, che assicura di star bene. Lo stupore mescolato con il terrore, nel vedere in faccia la distruzione. Ma, soprattutto, sentirsi per una volta davvero inermi di fronte a ciò che l’uomo desidera ardentemente dominare: la natura. Paesi completamente distrutti, ma per fortuna non ci sono né morti né feriti gravi. Molte persone si sono trovate oltre che senza casa anche senza lavoro. Il futuro è un’incognita lacerata dalla paura di ricominciare, ma tocca a noi scegliere da quale parte vogliamo stare. Sta a noi vedere la distruzione come una rinascita. Una rinascita che si può affrontare insieme. Dentro ad ogni luce c’è oscurità, così come ogni oscurità ha in sé una certa luce.

È una questione di prospettiva: da un opposto ne nasce un altro. E credo che non ci sia contrasto più bello. È una propria scelta poter vedere un nuovo inizio all’interno di una fine, e voler creare qualcosa dal niente. Così fa la natura ogni giorno, e così possiamo fare noi. Prendiamo in considerazione, ad esempio, un tramonto e un’alba. Sembra una cosa ridicola, forse. Un tramonto è una linea caratterizzata da mille e mille colori e sfumature. Uno spettacolo da mozzare il fiato, ma non è una situazione permanente. È il momento prima dell’oscurità, per poi lasciar spazio alle stelle, alla notte e, a seguire, l’aurora. La rinascita. È una questione di equilibrio. Se anche uno di tutti gli elementi che compongono la natura si priva del suo opposto, l’equilibrio si spezza. Sta a noi vedere la notte come una fine, o la spinta per un nuovo inizio. Sta a noi la scelta di costruire il nostro futuro.

La terra che si muove deve essere una spinta per far muovere le menti. Si devono muovere le persone, i cittadini, la bandiera della nostra nazione. Si devono muovere di un’andatura armonica al fine di poter fare sbocciare migliaia di ginestre dalle macerie. Al fine di poter dare ai bambini un’occasione di restare insieme, uniti, e di trasformare quest’esperienza tragica in una lezione di vita. Dalla vita nasce vita. Se non lo si vuole fare per noi stessi, lo dobbiamo fare per loro. Troppo spesso i bambini sono sottovalutati, messi da parte, la loro anima trascurata. Bisogna dar loro spazio e possibilità di diventare il futuro. Diamo loro la possibilità di restare uniti e di assaporare il profumo di tante piccole ginestre che sorgono dalla polvere. Diamogli la possibilità di sentire il loro profumo, perché loro stessi saranno piccole, docili ginestre.

Tra paesi completamente distrutti non sarà altro che pura magia, poter assaporare di nuovo lo scorrimento quasi impercettibile della vita che riprende indisturbata il suo corso. «Tutto il resto era ancora nulla. Inventarlo – questo sarebbe stato meraviglioso.» (Alessandro Baricco, Oceano mare)

Tatiana Sisini