Ilaria Vitali, A tua completa traduzione, 0111 Edizioni, 2011
Così come il titolo del testo evoca “completezza” e “traduzione”, anche la mia lettura sarà incentrata su questo tema, in cui si manifesta l’originalità dell’opera, ambientata come da tradizione letteraria a Parigi e costellata di immagini semplici, immediate, non di rado dello spessore “gastronomico” di quelle ricette di emozioni che accompagnano, aprono e chiudono scandite da ben definite quantità, il romanzo, così come le definizioni perentorie, determinate come gli indirizzi stradali, e le parole corsive o in grassetto o scandite che lo attraversano, le soluzioni nette alle idiosincrasie personali dei traduttori e diversi altri ordinati elenchi. Parallelamente, assieme alla traduzione come fil rouge, emerge quasi ovviamente il tema dello straniero, ed il tema del tempo legato a qullo dell’amore, poi, accanto alla traduzione come arte, le arti della danza e della fotografia. Ecco le immagini associate al tradurre: quella sartoriale, e quella del falsare, tradizioni o tradimenti? Sono immagini risolte rapidamente, non sempre sviluppate, spesso si avvicendano l’una con l’altra, e poi ritornano, un po’ come le macrocategorie in cui si possono dividere le scuse dei ritardatari. Ancora, l’immagine della traduzione come un “già presente”, già contenuta nel testo originale, ed il costruire capitoli attorno a citazioni altrui o frequentemente citare anche solo nomi di altri noti Autori pare un esercizio dell’Autrice complementare a questa sua stessa asserzione. La realtà, infatti, può risultare più inverosimile della letteratura, ad esempio la realtà di una complessa saga familiare. La lingua madre può lasciare in qualche modo orfani, e da qui il bisogno o il desiderio di apprendere un’altra lingua. La traduzione è operazione notturna, fonda l’incontro, tra due persone e soprattutto l’incontro completo tra due innamorati, e d’altronde è atto fisico anche il “trasloco” di parole della traduzione. Forse è meno questione del sesso del traduttore, quanto di caratura individuale, o forse ancora , come teorizza Ortega Y Gasset, la traduzione in fondo in fondo è impossibile. Un capitolo di traduzioni incompiute -come i ricordi in un presente ancora vivo- si chiude infatti nella numerata cassa della defunta donna Santa, figura cardine del passato di Alice, la traduttrice protagonista, ed in conclusione d’opera la traduzione, dai paesi e dalle lingue, si incarna sulla pelle (la immaginiamo nel brindisi dei suoi ricordi in compagnia del suo curioso certosino).Ilaria vitali (1979) è ricercatrice presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell’Università di Bologna, dopo aver svolto attività di dottorato a Bologna e a Parigi, interessandosi alla letteratura di migrazione e d’esilio. Collabora con riviste internazionali e lavora come traduttrice dal francese: A tua completa traduzione è il suo primo romanzo.
Francesca Bertolani

